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A Pralormo la “noblesse oblige” della contessa Consolata Soleri Beraudo, “creativa dall’anima imprenditoriale”

15 aprile 2022

Cuneo

Pralormo - “Noblesse oblige” è una frase che determina precisi obblighi e doveri presi alla lettera da Consolata Soleri Beraudo, contessa di Pralormo, ambasciatrice della raffinatezza, della capacità e industriosità. Un “impegno” verso se stessi e le generazioni future a cui passerà il testimone e l’incombenza del mantenimento delle tradizioni. “Siamo genitori dalle personalità forti. Abbiamo voluto che i nostri figli seguissero liberamente le proprie inclinazioni consci che “nulla è dovuto ma va meritato”, l’eredità ricevuta comporta precisi doveri e sacrifici. Ricordo quando, ventunenne, incontrai il mio futuro suocero che mi disse: - Tu non sposi Filippo, ma Pralormo -, e ha avuto ragione”. In compagnia dell’inseparabile annaffiatoio-borsetta rosso, la nobildonna all’interno della “serra d’inverno” si racconta, concedendosi nel contempo alla curiosità dei visitatori sulla fioritura delle orchidee pensili Vanda, una lussureggiante varietà thailandese. Oggi la fama del paese è legata al suo castello e ai tulipani (30.000) che danno lavoro a ben 42 persone con una forte ricaduta economica sul territorio comunale. Nel suo Castello esiste un tripudio di fiori e piante: come mai proprio il tulipano come simbolo di Pralormo? I fiori sono sempre stati una passione delle donne di famiglia; la mia per questo fiore, poco conosciuto ma così prodigo e colorato, nacque tanto tempo fa a seguito di un mio viaggio in Olanda. Noi Italiani siamo frettolosi e non amiamo piantare ad ottobre ed aspettare fino ad aprile dell’anno successivo. Lo scorso anno lei donò 3.000 bulbi al Comune di Cuneo per vivacizzare la primavera in città dopo il lockdown. Lei è cuneese di nascita, suo nonno era il fratello di Marcello Soleri e il palazzo di famiglia è vicino al Filatoio di Caraglio. Nonostante la lontananza, il suo legame con Cuneo è sempre rimasto molto forte? Appartengo ai Soleri, vanto origini orgogliosamente cuneesi e riconosco in me il carattere determinato, concreto, ricco di obiettivi da raggiungere. Mi definisco una creativa dall’anima imprenditoriale, poliedrica. Per capire il progetto da seguire, faccio prima un sondaggio esterno e su questo ci lavoro. Ho trascorso l’infanzia nella mia amata Caraglio e mi è mancata molto, ma adesso, dopo aver concluso i lavori al palazzo di famiglia (bonus più contributo della Crf e di questo ringrazio il Presidente Antonio Miglio), intendo venire più spesso a Cuneo. Quali ricordi conserva ancora con piacere della sua infanzia cuneese? Da piccola mi chiamavano “squaw” perché ero combattiva. Spesso mi legavano ad un albero, ma non mi facevo mai sopraffare. Ero la nipotina prediletta di Marcello Soleri, avevo 4 anni quando ricevemmo la visita di un Presidente della Repubblica. I miei coetanei vestiti di tutto punto sembravano imbalsamati, a questo punto mi alzai e rivolgendomi all’Alta Carica gli chiesi se conosceva il nostro motto in latino “sol eris inter sidera” (il sole sarà tra le stelle), visto che sarebbe diventato anche il mio. Soleri quando andava in trasferta pagava sempre di tasca sua, in quanto convinto bisognasse sempre dare il “buon esempio”. Mente aperta alle innovazioni, stilista di abitini per bimbi, promotrice del recupero del ricamo Bandera, imprenditrice e molto altro ancora, la “Signora dei Tulipani” tutto ciò che tocca crea businnes. Le hanno mai chiesto come fa? A volte capita, in occasione di particolari avvenimenti, di incontrarsi con altri castellani che mi chiedono spesso consigli sulla sicurezza e le problematiche economiche, ma è semplicemente una questione di pragmatismo, studio e azione. Mai vantarsi, dico sempre, anche se devo riconoscere che poche idee e l’immobilismo non portano mai a nulla. Quali sono gli obiettivi dopo “Messer Tulipano”? Nel giardino esiste una parte che un tempo fu dedicata dai nostri avi a Teatro e utilizzando i vecchi copioni originali attualizzati vorrei riportarlo in vita. È un mio sogno questo. E poi ho in programma di dare il via all’Aristopulci con l’aiuto di 25 castellane, dove i cimeli in vendita provengono da soffitte dell’aristocrazia. E poi uno spettacolo d’immersione virtuale nei colori e nella bellezza dei tulipani che da 20 anni animano la kermesse con immagini proiettate su schermi, prati e alberi centenari del parco. Contessa, lei è da poco entrata nell’associazione “Donne in Granda”: su quali risorse devono puntare maggiormente il Piemonte e l’Italia? Credo fermamente nel potenziale del turismo italiano: occorre più informazione, più studio, per capire cosa si ha in casa e poi avviare un’efficace capacità progettuale. Su questo argomento i Francesi hanno molto da insegnare a noi. Ho assistito alla scena di un’anziana signora che stava seduta vicino ad una mattonella ad attendere i turisti per raccontarne solo la storia”.  
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