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7 luglio 2026

cultura

Calasso alle prese con Kafka tra storie sogni e allegorie

30 luglio 2021

Cuneo

Editore intellettuale, scrittore originale, Roberto Calasso, fondatore e direttore editoriale della casa editrice Adelphi, è morto ieri a Milano. Aveva 80 anni ed era malato da tempo. Con la sua attività, Adelphi è diventanta uno dei marchi più importanti nell'editoria europea e non solo. In ricordo pubblichiamo una recensione di uno suo libro che da molti è stato definito il più “adelphiniano” tra le sue pubblicazioni, perché unisce in un tutt’uno la voglia di scrivere e il suo essere editore, una sorta di alleanza, di “fratellanza” tra libri e culture. D’altra parte Adeplhi, il nome che nel 1962 ha scelto per la sua casa editrice è una parola greca che significa "fratelli, sodali", e il logo un pittogramma cinese, conosciuto come “pittogramma della luna nuova”. Capire Kafka, una delle figure emble­matiche della letteratura moderna non è facile e Roberto Calasso cerca di far­ lo in un libro tra romanzo e saggio, tra guida turistica e indagine poliziesca. "K." è narrazione, ben lontano da un li­bro di critica, perché l’autore si mesco­ la al flusso, al movimento, alla fisiologia delle storie. Nessuno scrittore moderno è efficace come Kafka. E nessuno provoca una sensazione così acuta di incertezza. In­ numerevoli volte si è formulata la do­manda: di che cosa parlano le storie di Kafka? Sono sogni? Sono allegorie? So­no simboli? Sono cose che succedono ogni giorno? Non si può dire che le in­numerevoli risposte si siano rivelate, al­la fine, del tutto soddisfacenti. Questo libro di Calasso segue un'altra via: non dissipare il mistero, ma lasciare che venga illuminato dalla sua stessa luce. Kafka scrisse tre romanzi incompiuti: "Il disperso", "Il processo", "Il Castello". Ma non erano incompiuti soltanto per­ ché mancavano ancora alcuni episodi. Piuttosto, era come se fossero stati con­cepiti per prolungarsi indefinitamente, anche oltre il loro autore. Il quale, da una parte, custodiva ih sé un'esperien­za cifrata, inaccessibile, protetta dal "corvo segreto" che sempre gli aleggia­ va intorno. E dall'altra possedeva il do­no di dare nome e forma a cose di tutti e di sempre. "Un comportamento che ricorda quello che si osserva nei lettori di Kafka. Spaesamento, sconcerto, stupo­re. Eppure sanno esattamente dove si trovano e perché". Capire quei romanzi implicava riper­correrli e proseguirli, per svilupparli an­ cora, come si sviluppa un dettaglio di una fotografia o come da un ramo si sviluppa un ramo minore. E implicava anche mescolarsi al corso, al movimen­to, alla fisiologia di quelle storie. Sino al punto di trovarsi in un mondo costitui­ to quasi soltanto dagli scritti di Kafka. K. di Roberto Calasso Adelphi 18,50    

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