Al Don Bosco il docu-film “Luce Mia”
13 aprile 2017
Cuneo
Cuneo - Di origini torinesi, Lucio Viglierchio ha oggi 37 anni. Nel 2010 gli è stata diagnosticata una Leucemia Mieloide Acuta e adesso, dopo tre chemioterapie vissute in regime di isolamento e alcuni mesi di cure, e dopo la nascita di sua figlia Nora, egli si trova in quel limbo che sta tra la remissione e la guarigione dalla malattia. “Sono nella fase di remissione completa - spiega Viglierchio -, ma non posso considerarmi definitivamente guarito. La leucemia è ancora in me: non nel mio corpo, ma nella mia anima. È diventata ombra che mi accompagna”. Uno status, questo, ben noto a chi, nel corso dell’esistenza, ha dovuto affrontare patologie dalla possibile prognosi infausta e che a lungo si è poi ritrovato a vivere la condizione di uomo spaventato dalla vita, attanagliato dalla paura di poter morire da un momento all’altro. È proprio per fronteggiare questa angoscia che Viglierchio ha deciso di tornare in quelle stanze di ospedale che avevano accolto la sua sofferenza e di compiere, questa volta nelle vesti di autore e di regista, un viaggio dentro, attorno e fuori dalla malattia. Ne è nato un film documentario che trae il titolo dall’espressione con cui Silvia, la sua compagna, era solita indicare la leucemia che lo aveva colpito: “Luce Mia”. Prodotto nel 2015 dalla Zenit Arti Audiovisive in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto del Piemonte Doc Film Fund, “Luce Mia” è stato presentato al 33° Torino Film Festival e racconta la malattia come motore di cambiamenti radicali e momento per ripensare se stessi e il proprio posto nel mondo, ma è anche la storia di un’amicizia, quella sbocciata nelle corsie d’ospedale tra Lucio e Sabrina.“Luce Mia”, che si avvale di una colonna sonora realizzata dai Massimo Volume, sarà proiettato giovedì 13 aprile alle 20,30 al cinema Don Bosco, su iniziativa dell’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie. In sala interverranno il regista, i medici del reparto di Ematologia dell’ospedale di Cuneo ed i volontari della sezione locale dell’Ail. L’ingresso sarà libero, eventuali offerte saranno devolute all’Associazione. Un’occasione per riflettere su cosa significhi affrontare una grave malattia oncologica, sull’importanza delle relazioni umane tra i protagonisti del percorso di cura e sulla fatica di riprendersi la vita durante e dopo le terapie.