Sette sindaci e un commissario prefettizio, 42 anni e mezzo di servizio nel Comune di Cuneo, dal 1° dicembre 1981 fino al 31 maggio 2024 quando ha lasciato il suo ufficio al primo piano del Municipio. Bruno Giraudo lascia il Comune per la pensione e una fila di mansioni come pochi altri e ruoli di alta responsabilità. E lascia un Comune e una città che ha visto cambiare radicalmente.
“Era il 1° dicembre 1981 - racconta Giraudo - arrivavo da Ragioneria e dal servizio militare. Sono entrato in Comune come vigile urbano con due colleghi. Il vice comandante Marco Riccomagno ci ha fatto scuola e poi il lavoro in strada, poi negli uffici contravvenzioni, infortunistica e segreteria di comando. Nel 1983 mi iscrivo all’Università mentre lavoravo e tra concorsi e aiuto all’ufficio manifestazioni e sport con l’assessore Sergio Giraudo, il 10 dicembre 1990 mi laureo. È una data che ricordo anche perché due giorni prima Cuneo era stata coperta da una nevicata epica di un metro di neve. Amici di Torino mi hanno ospitato la notte prima perché non ci sarei mai arrivato in tempo con la neve e in più la sera della laurea mi sono dovuto occupare dello sgombero”.
Poi il salto da dirigente?
Nel 1991 il dirigente Renato Ariaudo diventa commissario straordinario dell’Ussl di Borgo e il sindaco Menardi mi chiede di sostituirlo come segretario particolare. Un’esperienza importante di tre anni che mi ha fatto crescere e conoscere aspetti del Comune che non conoscevo: la vita di giunta, di consiglio, accompagnare il sindaco in missione, coordinare gli uffici. Divento funzionario amministrativo al commercio quando Vittorio Sabatini lascia il Comune per diventare segretario generale della Camera di Commercio. Sono anche direttore del mercato del bestiame e del macello che erano in città oggi sostituiti da una bella piazza e dall’Università: basterebbe questo per dire come è cambiata Cuneo. Tra i due mandati Rostagno, il commissario Bonsignore mi chiede di diventare comandante della Polizia locale e ritorno in divisa dopo il pensionamento di Aldo Scarlata. Nel 2002 il concorso da dirigente fino al 2009 quando Valmaggia mi chiede di sostituire di nuovo l’amico Ariaudo, questa volta andato in pensione, come capo gabinetto e gestione segreteria. Infine vice segretario con Borgna e Manassero. Arriviamo al 31 maggio: è una scelta convinta presa da tempo, non una decisione dell’ultimo momento.
Come è cambiata la città?
Cuneo è cambiata tanto con una visione politica e tecnica che tanti amministratori hanno avuto. Un cambiamento progressivo con alcune accelerate dovute anche al carattere di chi governava ma soprattutto alla consapevolezza che con le sole proprie risorse la città non sarebbe cambiata. Si sono cercati finanziamenti ma sempre con idee e progetti sotto. La città è migliorata in un percorso, un processo, un cammino e non un salto all’improvviso. E sono cambiati anche i cittadini, ce ne accorgiamo dal Palazzo: hanno più consapevolezza di diritti e doveri.
E come è cambiata la vita di un ente pubblico come il Comune, dalla Prima Repubblica alla Bassanini, dai bandi alla progettazione europea?
È tutto un altro mondo ma è stato un cambio necessario. Un tempo i Comuni gestivano il territorio, si impegnavano a riscuotere le tasse comunali e lo Stato rimandava sul territorio i fondi necessari. Oggi i bilanci dei Comuni hanno bisogno di un attenzione particolare e le risorse non dipendono dal dirigente o dall’assessore ma dalla capacità di progettazione, dalle idee e dalla volontà politica di portarle avanti. Un tempo il sindaco non era votato dai cittadini, ora sì e questo cambia tanto perché deve rispondere direttamente ai cittadini che lo hanno votato. L’altra rivoluzione è stato il passaggio di responsabilità dalla politica ai dirigenti: una norma che obbliga a metterti in gioco. Oggi pensando di aver vissuto tutti questi cambiamenti è sorprendente ma mi ha anche aiutato a tenermi attivo e sempre aggiornato.
In un Comune è più importante il dirigente o il politico?
Tutti e due. La parte tecnica deve attuare quello che la politica propone. Non significa non avere discussioni anzi, ce ne sono state tante e anche di accese ma sempre cercando una strada di soluzione.
Oggi dopo 42 anni conferma quello che si dice sul lavorare nell’ente pubblico?
Le cose che si dicono sull’ente pubblico sono spesso un mito. Lavorare in un Comune che garantisce i servizi ai cittadini ha bisogno di tante persone che si mettono a servizio e in gioco. Non mi sono mai preoccupato del fatto che la gente pensi che nell’ente pubblico si lavori poco e con le spalle coperte, ho sempre cercato di lavorare perché questo non apparisse.
Cosa ricorda di più piacevole in questi anni?
Tanti eventi soprattutto. Indimenticabile il 2007 l’Adunata degli Alpini: come coordinatore del tavolo unico ricordo l’adunata prima e dopo ma i tre giorni di festa li ho passati nella sala operativa in Provincia, ma la soddisfazione di tutti è stata una gioia immensa. Poi da appassionato di bici, nel 2018 il Tour de France e i vari Giri d’Italia e le tante manifestazioni a partire dalla Fiera del Marrone che presa in carico dal Comune è diventata nazionale. Ma c’è un evento che in particolare ricordo con tanto affetto e nostalgia e mi dispiace che non ci sia più, la prima edizione di Culture del Mondo con l’assessore Stefano Mina e Paola Dotta Rosso alla guida della Promocuneo e la collaborazione con Martigue. Una festa coinvolgente e unica.
Oltre ai 7 sindaci ha avuto a che fare anche con tutti i presidenti della Repubblica?
Sì con compiti diversi dal primo Cossiga, quando come vigile tenevo il Gonfalone di Città in San Francesco non ancora ristrutturata, alla visita di Mattarella del 25 aprile 2023.
I momenti difficili?
È facile pensare al Covid, ricordare quel gruppo trasversale che alle 12 si trovava in collegamento per fare il punto della situazione e garantire i servizi ai cittadini. È stato un momento forte che è stato anche un modo di scoprire un Comune diverso, grazie alla disponibilità e al volontariato di molte persone che sono state orgogliose di fare il proprio pezzettino per gli altri, con tanti che non si sono accorti del loro lavoro. Il personale del Comune si è reso disponibile a qualsiasi cosa. Poi ci sono stati tanti momenti complicati: dalle preoccupazioni legate al cantiere della Est-Ovest al fallimento della ditta che stava costruendo la piscina. Ma sono tutti momenti difficili superati con soddisfazione, come quelli degli ultimi anni con il coordinamento assegnatomi sul Piano Periferia e Agenda Urbana prima e Pnrr poi, dove ho avuto il ruolo di “metronomo” per non perdere scadenze e venire incontro alle richieste di amministrazione da una parte e bisogni degli uffici dall’altra.
Ma il ruolo di Cuneo capoluogo è riconosciuto?
È una percezione altalenante. Certo è che come competenze di struttura Cuneo è da sempre riferimento per tutti e spesso e volentieri riferimento non formalizzato. Sono collaborazioni e una fiducia che ci sono da sempre. Ma posso dire che mai nessuno ha negato al Comune di Cuneo il ruolo di capofila.
Ci sono state figure particolarmente significative nel suo percorso?
Tante. Il mio lavoro mi ha consentito di conoscere tantissime persone. Mi ha portato ad attraversare l’Oceano, accompagnando il sindaco Borgna al Guggenheim Museum dove era esposta una nostra opera di Fillia, ed essere ospite a casa del maestro di origini cuneesi, Ettore Stratta. Mi piace ricordare qui Lorenzo Tealdi, un grande uomo di ciclismo che conosceva benissimo il professionismo ma metteva passione per i giovani. Portò il Trofeo Morelli con 3 mila ragazzi in bici.
E tra i sindaci?
Li ricordo tutti Guido Bonino, Elvio Viano, Giuseppe Menardi, Elio Rostagno, Alberto Valmaggia, Federico Borgma e Patrizia Manassero. Tutti hanno avuto una buona visione sulla città, in modo diverso. Con alcuni ho lavorato più a contatto con altri meno, ma posso dire che tutti hanno lavorato per la città, chi in modo più determinato chi in maniera più mediata.
Risceglierebbe il pubblico?
Le scelte si fanno sul momento, ma rifarei tutto. Magari con un’esperienza diversa ci potrebbero essere effetti diversi ma non è possibile.
Un consiglio a chi prenderà il suo posto?
Molto umilmente l’esperienza mi dice che la capacità di lavorare in gruppo e magari saper cogliere il momento di difficoltà di qualcuno e di accompagnarlo è il segreto numero uno. Lavorare in gruppo e saper mediare. E poi l’esperienza arriva facendo e anche sbagliando, ma cercando di evitare di ripetere gli errori, sapendosi mettere in gioco.
Dal 1° giugno Bruno Giraudo sarà pensionato. In attesa di un sostituto, per cui sono stati banditi due concorsi, le sue mansioni sono state divise tra segretario e vari dirigenti. Fino ad oggi si è occupato della segreteria del sindaco, ufficio stampa e comunicazione, sportello del cittadino, sportello Europe Direct, pari opportunità e antidiscriminazione, controllo di gestione, Biblioteca e Scrittorincità, Teatro musei cinema, Sport manifestazione e turismo.
cuneo
Sette sindaci e un commissario prefettizio, 42 anni e mezzo di servizio nel Comune di Cuneo, dal 1° dicembre 1981 fino al 31 maggio 2024 quando ha lasciato il suo ufficio al primo piano del Municipio. Bruno Giraudo lascia il Comune per la pensione e una fila di mansioni come pochi altri e ruoli di alta responsabilità. E lascia un Comune e una città che ha visto cambiare radicalmente.
“Era il 1° dicembre 1981 - racconta Giraudo - arrivavo da Ragioneria e dal servizio militare. Sono entrato in Comune come vigile urbano con due colleghi. Il vice comandante Marco Riccomagno ci ha fatto scuola e poi il lavoro in strada, poi negli uffici contravvenzioni, infortunistica e segreteria di comando. Nel 1983 mi iscrivo all’Università mentre lavoravo e tra concorsi e aiuto all’ufficio manifestazioni e sport con l’assessore Sergio Giraudo, il 10 dicembre 1990 mi laureo. È una data che ricordo anche perché due giorni prima Cuneo era stata coperta da una nevicata epica di un metro di neve. Amici di Torino mi hanno ospitato la notte prima perché non ci sarei mai arrivato in tempo con la neve e in più la sera della laurea mi sono dovuto occupare dello sgombero”.
Poi il salto da dirigente?
Nel 1991 il dirigente Renato Ariaudo diventa commissario straordinario dell’Ussl di Borgo e il sindaco Menardi mi chiede di sostituirlo come segretario particolare. Un’esperienza importante di tre anni che mi ha fatto crescere e conoscere aspetti del Comune che non conoscevo: la vita di giunta, di consiglio, accompagnare il sindaco in missione, coordinare gli uffici. Divento funzionario amministrativo al commercio quando Vittorio Sabatini lascia il Comune per diventare segretario generale della Camera di Commercio. Sono anche direttore del mercato del bestiame e del macello che erano in città oggi sostituiti da una bella piazza e dall’Università: basterebbe questo per dire come è cambiata Cuneo. Tra i due mandati Rostagno, il commissario Bonsignore mi chiede di diventare comandante della Polizia locale e ritorno in divisa dopo il pensionamento di Aldo Scarlata. Nel 2002 il concorso da dirigente fino al 2009 quando Valmaggia mi chiede di sostituire di nuovo l’amico Ariaudo, questa volta andato in pensione, come capo gabinetto e gestione segreteria. Infine vice segretario con Borgna e Manassero. Arriviamo al 31 maggio: è una scelta convinta presa da tempo, non una decisione dell’ultimo momento.
Come è cambiata la città?
Cuneo è cambiata tanto con una visione politica e tecnica che tanti amministratori hanno avuto. Un cambiamento progressivo con alcune accelerate dovute anche al carattere di chi governava ma soprattutto alla consapevolezza che con le sole proprie risorse la città non sarebbe cambiata. Si sono cercati finanziamenti ma sempre con idee e progetti sotto. La città è migliorata in un percorso, un processo, un cammino e non un salto all’improvviso. E sono cambiati anche i cittadini, ce ne accorgiamo dal Palazzo: hanno più consapevolezza di diritti e doveri.
E come è cambiata la vita di un ente pubblico come il Comune, dalla Prima Repubblica alla Bassanini, dai bandi alla progettazione europea?
È tutto un altro mondo ma è stato un cambio necessario. Un tempo i Comuni gestivano il territorio, si impegnavano a riscuotere le tasse comunali e lo Stato rimandava sul territorio i fondi necessari. Oggi i bilanci dei Comuni hanno bisogno di un attenzione particolare e le risorse non dipendono dal dirigente o dall’assessore ma dalla capacità di progettazione, dalle idee e dalla volontà politica di portarle avanti. Un tempo il sindaco non era votato dai cittadini, ora sì e questo cambia tanto perché deve rispondere direttamente ai cittadini che lo hanno votato. L’altra rivoluzione è stato il passaggio di responsabilità dalla politica ai dirigenti: una norma che obbliga a metterti in gioco. Oggi pensando di aver vissuto tutti questi cambiamenti è sorprendente ma mi ha anche aiutato a tenermi attivo e sempre aggiornato.
In un Comune è più importante il dirigente o il politico?
Tutti e due. La parte tecnica deve attuare quello che la politica propone. Non significa non avere discussioni anzi, ce ne sono state tante e anche di accese ma sempre cercando una strada di soluzione.
Oggi dopo 42 anni conferma quello che si dice sul lavorare nell’ente pubblico?
Le cose che si dicono sull’ente pubblico sono spesso un mito. Lavorare in un Comune che garantisce i servizi ai cittadini ha bisogno di tante persone che si mettono a servizio e in gioco. Non mi sono mai preoccupato del fatto che la gente pensi che nell’ente pubblico si lavori poco e con le spalle coperte, ho sempre cercato di lavorare perché questo non apparisse.
Cosa ricorda di più piacevole in questi anni?
Tanti eventi soprattutto. Indimenticabile il 2007 l’Adunata degli Alpini: come coordinatore del tavolo unico ricordo l’adunata prima e dopo ma i tre giorni di festa li ho passati nella sala operativa in Provincia, ma la soddisfazione di tutti è stata una gioia immensa. Poi da appassionato di bici, nel 2018 il Tour de France e i vari Giri d’Italia e le tante manifestazioni a partire dalla Fiera del Marrone che presa in carico dal Comune è diventata nazionale. Ma c’è un evento che in particolare ricordo con tanto affetto e nostalgia e mi dispiace che non ci sia più, la prima edizione di Culture del Mondo con l’assessore Stefano Mina e Paola Dotta Rosso alla guida della Promocuneo e la collaborazione con Martigue. Una festa coinvolgente e unica.
Oltre ai 7 sindaci ha avuto a che fare anche con tutti i presidenti della Repubblica?
Sì con compiti diversi dal primo Cossiga, quando come vigile tenevo il Gonfalone di Città in San Francesco non ancora ristrutturata, alla visita di Mattarella del 25 aprile 2023.
I momenti difficili?
È facile pensare al Covid, ricordare quel gruppo trasversale che alle 12 si trovava in collegamento per fare il punto della situazione e garantire i servizi ai cittadini. È stato un momento forte che è stato anche un modo di scoprire un Comune diverso, grazie alla disponibilità e al volontariato di molte persone che sono state orgogliose di fare il proprio pezzettino per gli altri, con tanti che non si sono accorti del loro lavoro. Il personale del Comune si è reso disponibile a qualsiasi cosa. Poi ci sono stati tanti momenti complicati: dalle preoccupazioni legate al cantiere della Est-Ovest al fallimento della ditta che stava costruendo la piscina. Ma sono tutti momenti difficili superati con soddisfazione, come quelli degli ultimi anni con il coordinamento assegnatomi sul Piano Periferia e Agenda Urbana prima e Pnrr poi, dove ho avuto il ruolo di “metronomo” per non perdere scadenze e venire incontro alle richieste di amministrazione da una parte e bisogni degli uffici dall’altra.
Ma il ruolo di Cuneo capoluogo è riconosciuto?
È una percezione altalenante. Certo è che come competenze di struttura Cuneo è da sempre riferimento per tutti e spesso e volentieri riferimento non formalizzato. Sono collaborazioni e una fiducia che ci sono da sempre. Ma posso dire che mai nessuno ha negato al Comune di Cuneo il ruolo di capofila.
Ci sono state figure particolarmente significative nel suo percorso?
Tante. Il mio lavoro mi ha consentito di conoscere tantissime persone. Mi ha portato ad attraversare l’Oceano, accompagnando il sindaco Borgna al Guggenheim Museum dove era esposta una nostra opera di Fillia, ed essere ospite a casa del maestro di origini cuneesi, Ettore Stratta. Mi piace ricordare qui Lorenzo Tealdi, un grande uomo di ciclismo che conosceva benissimo il professionismo ma metteva passione per i giovani. Portò il Trofeo Morelli con 3 mila ragazzi in bici.
E tra i sindaci?
Li ricordo tutti Guido Bonino, Elvio Viano, Giuseppe Menardi, Elio Rostagno, Alberto Valmaggia, Federico Borgma e Patrizia Manassero. Tutti hanno avuto una buona visione sulla città, in modo diverso. Con alcuni ho lavorato più a contatto con altri meno, ma posso dire che tutti hanno lavorato per la città, chi in modo più determinato chi in maniera più mediata.
Risceglierebbe il pubblico?
Le scelte si fanno sul momento, ma rifarei tutto. Magari con un’esperienza diversa ci potrebbero essere effetti diversi ma non è possibile.
Un consiglio a chi prenderà il suo posto?
Molto umilmente l’esperienza mi dice che la capacità di lavorare in gruppo e magari saper cogliere il momento di difficoltà di qualcuno e di accompagnarlo è il segreto numero uno. Lavorare in gruppo e saper mediare. E poi l’esperienza arriva facendo e anche sbagliando, ma cercando di evitare di ripetere gli errori, sapendosi mettere in gioco.
Dal 1° giugno Bruno Giraudo sarà pensionato. In attesa di un sostituto, per cui sono stati banditi due concorsi, le sue mansioni sono state divise tra segretario e vari dirigenti. Fino ad oggi si è occupato della segreteria del sindaco, ufficio stampa e comunicazione, sportello del cittadino, sportello Europe Direct, pari opportunità e antidiscriminazione, controllo di gestione, Biblioteca e Scrittorincità, Teatro musei cinema, Sport manifestazione e turismo.
Bruno Giraudo, per 42 anni a fianco di sette sindaci di Cuneo
02 giugno 2024
Cuneo
Sette sindaci e un commissario prefettizio, 42 anni e mezzo di servizio nel Comune di Cuneo, dal 1° dicembre 1981 fino al 31 maggio 2024 quando ha lasciato il suo ufficio al primo piano del Municipio. Bruno Giraudo lascia il Comune per la pensione e una fila di mansioni come pochi altri e ruoli di alta responsabilità. E lascia un Comune e una città che ha visto cambiare radicalmente.
“Era il 1° dicembre 1981 - racconta Giraudo - arrivavo da Ragioneria e dal servizio militare. Sono entrato in Comune come vigile urbano con due colleghi. Il vice comandante Marco Riccomagno ci ha fatto scuola e poi il lavoro in strada, poi negli uffici contravvenzioni, infortunistica e segreteria di comando. Nel 1983 mi iscrivo all’Università mentre lavoravo e tra concorsi e aiuto all’ufficio manifestazioni e sport con l’assessore Sergio Giraudo, il 10 dicembre 1990 mi laureo. È una data che ricordo anche perché due giorni prima Cuneo era stata coperta da una nevicata epica di un metro di neve. Amici di Torino mi hanno ospitato la notte prima perché non ci sarei mai arrivato in tempo con la neve e in più la sera della laurea mi sono dovuto occupare dello sgombero”.
Poi il salto da dirigente?
Nel 1991 il dirigente Renato Ariaudo diventa commissario straordinario dell’Ussl di Borgo e il sindaco Menardi mi chiede di sostituirlo come segretario particolare. Un’esperienza importante di tre anni che mi ha fatto crescere e conoscere aspetti del Comune che non conoscevo: la vita di giunta, di consiglio, accompagnare il sindaco in missione, coordinare gli uffici. Divento funzionario amministrativo al commercio quando Vittorio Sabatini lascia il Comune per diventare segretario generale della Camera di Commercio. Sono anche direttore del mercato del bestiame e del macello che erano in città oggi sostituiti da una bella piazza e dall’Università: basterebbe questo per dire come è cambiata Cuneo. Tra i due mandati Rostagno, il commissario Bonsignore mi chiede di diventare comandante della Polizia locale e ritorno in divisa dopo il pensionamento di Aldo Scarlata. Nel 2002 il concorso da dirigente fino al 2009 quando Valmaggia mi chiede di sostituire di nuovo l’amico Ariaudo, questa volta andato in pensione, come capo gabinetto e gestione segreteria. Infine vice segretario con Borgna e Manassero. Arriviamo al 31 maggio: è una scelta convinta presa da tempo, non una decisione dell’ultimo momento.
Come è cambiata la città?
Cuneo è cambiata tanto con una visione politica e tecnica che tanti amministratori hanno avuto. Un cambiamento progressivo con alcune accelerate dovute anche al carattere di chi governava ma soprattutto alla consapevolezza che con le sole proprie risorse la città non sarebbe cambiata. Si sono cercati finanziamenti ma sempre con idee e progetti sotto. La città è migliorata in un percorso, un processo, un cammino e non un salto all’improvviso. E sono cambiati anche i cittadini, ce ne accorgiamo dal Palazzo: hanno più consapevolezza di diritti e doveri.
E come è cambiata la vita di un ente pubblico come il Comune, dalla Prima Repubblica alla Bassanini, dai bandi alla progettazione europea?
È tutto un altro mondo ma è stato un cambio necessario. Un tempo i Comuni gestivano il territorio, si impegnavano a riscuotere le tasse comunali e lo Stato rimandava sul territorio i fondi necessari. Oggi i bilanci dei Comuni hanno bisogno di un attenzione particolare e le risorse non dipendono dal dirigente o dall’assessore ma dalla capacità di progettazione, dalle idee e dalla volontà politica di portarle avanti. Un tempo il sindaco non era votato dai cittadini, ora sì e questo cambia tanto perché deve rispondere direttamente ai cittadini che lo hanno votato. L’altra rivoluzione è stato il passaggio di responsabilità dalla politica ai dirigenti: una norma che obbliga a metterti in gioco. Oggi pensando di aver vissuto tutti questi cambiamenti è sorprendente ma mi ha anche aiutato a tenermi attivo e sempre aggiornato.
In un Comune è più importante il dirigente o il politico?
Tutti e due. La parte tecnica deve attuare quello che la politica propone. Non significa non avere discussioni anzi, ce ne sono state tante e anche di accese ma sempre cercando una strada di soluzione.
Oggi dopo 42 anni conferma quello che si dice sul lavorare nell’ente pubblico?
Le cose che si dicono sull’ente pubblico sono spesso un mito. Lavorare in un Comune che garantisce i servizi ai cittadini ha bisogno di tante persone che si mettono a servizio e in gioco. Non mi sono mai preoccupato del fatto che la gente pensi che nell’ente pubblico si lavori poco e con le spalle coperte, ho sempre cercato di lavorare perché questo non apparisse.
Cosa ricorda di più piacevole in questi anni?
Tanti eventi soprattutto. Indimenticabile il 2007 l’Adunata degli Alpini: come coordinatore del tavolo unico ricordo l’adunata prima e dopo ma i tre giorni di festa li ho passati nella sala operativa in Provincia, ma la soddisfazione di tutti è stata una gioia immensa. Poi da appassionato di bici, nel 2018 il Tour de France e i vari Giri d’Italia e le tante manifestazioni a partire dalla Fiera del Marrone che presa in carico dal Comune è diventata nazionale. Ma c’è un evento che in particolare ricordo con tanto affetto e nostalgia e mi dispiace che non ci sia più, la prima edizione di Culture del Mondo con l’assessore Stefano Mina e Paola Dotta Rosso alla guida della Promocuneo e la collaborazione con Martigue. Una festa coinvolgente e unica.
Oltre ai 7 sindaci ha avuto a che fare anche con tutti i presidenti della Repubblica?
Sì con compiti diversi dal primo Cossiga, quando come vigile tenevo il Gonfalone di Città in San Francesco non ancora ristrutturata, alla visita di Mattarella del 25 aprile 2023.
I momenti difficili?
È facile pensare al Covid, ricordare quel gruppo trasversale che alle 12 si trovava in collegamento per fare il punto della situazione e garantire i servizi ai cittadini. È stato un momento forte che è stato anche un modo di scoprire un Comune diverso, grazie alla disponibilità e al volontariato di molte persone che sono state orgogliose di fare il proprio pezzettino per gli altri, con tanti che non si sono accorti del loro lavoro. Il personale del Comune si è reso disponibile a qualsiasi cosa. Poi ci sono stati tanti momenti complicati: dalle preoccupazioni legate al cantiere della Est-Ovest al fallimento della ditta che stava costruendo la piscina. Ma sono tutti momenti difficili superati con soddisfazione, come quelli degli ultimi anni con il coordinamento assegnatomi sul Piano Periferia e Agenda Urbana prima e Pnrr poi, dove ho avuto il ruolo di “metronomo” per non perdere scadenze e venire incontro alle richieste di amministrazione da una parte e bisogni degli uffici dall’altra.
Ma il ruolo di Cuneo capoluogo è riconosciuto?
È una percezione altalenante. Certo è che come competenze di struttura Cuneo è da sempre riferimento per tutti e spesso e volentieri riferimento non formalizzato. Sono collaborazioni e una fiducia che ci sono da sempre. Ma posso dire che mai nessuno ha negato al Comune di Cuneo il ruolo di capofila.
Ci sono state figure particolarmente significative nel suo percorso?
Tante. Il mio lavoro mi ha consentito di conoscere tantissime persone. Mi ha portato ad attraversare l’Oceano, accompagnando il sindaco Borgna al Guggenheim Museum dove era esposta una nostra opera di Fillia, ed essere ospite a casa del maestro di origini cuneesi, Ettore Stratta. Mi piace ricordare qui Lorenzo Tealdi, un grande uomo di ciclismo che conosceva benissimo il professionismo ma metteva passione per i giovani. Portò il Trofeo Morelli con 3 mila ragazzi in bici.
E tra i sindaci?
Li ricordo tutti Guido Bonino, Elvio Viano, Giuseppe Menardi, Elio Rostagno, Alberto Valmaggia, Federico Borgma e Patrizia Manassero. Tutti hanno avuto una buona visione sulla città, in modo diverso. Con alcuni ho lavorato più a contatto con altri meno, ma posso dire che tutti hanno lavorato per la città, chi in modo più determinato chi in maniera più mediata.
Risceglierebbe il pubblico?
Le scelte si fanno sul momento, ma rifarei tutto. Magari con un’esperienza diversa ci potrebbero essere effetti diversi ma non è possibile.
Un consiglio a chi prenderà il suo posto?
Molto umilmente l’esperienza mi dice che la capacità di lavorare in gruppo e magari saper cogliere il momento di difficoltà di qualcuno e di accompagnarlo è il segreto numero uno. Lavorare in gruppo e saper mediare. E poi l’esperienza arriva facendo e anche sbagliando, ma cercando di evitare di ripetere gli errori, sapendosi mettere in gioco.
Dal 1° giugno Bruno Giraudo sarà pensionato. In attesa di un sostituto, per cui sono stati banditi due concorsi, le sue mansioni sono state divise tra segretario e vari dirigenti. Fino ad oggi si è occupato della segreteria del sindaco, ufficio stampa e comunicazione, sportello del cittadino, sportello Europe Direct, pari opportunità e antidiscriminazione, controllo di gestione, Biblioteca e Scrittorincità, Teatro musei cinema, Sport manifestazione e turismo.