I Malan: una borgata di Frise, da tempo non più abitata e in gran parte crollata, diede i natali ad Antonio Mellano, sacerdote salesiano, missionario in America Latina e vescovo di Petrolina in Brasile. Antonio Mellano, nella pronuncia dialettale e francese è più noto come Antonio Malan. Un cittadino illustre di Monterosso Grana che ha operato con umiltà e grande impegno lontano dalla sua terra. Tramontata la memoria storica, è stato quasi del tutto dimenticato.Sono pochi coloro che, tra le rovine dei Malan, sanno ancora individuare la caso dal vescou, come la chiamavano gli abitanti.
Antonio, nato in una famiglia contadina il 16 dicembre 1862 ai Malan di Frise, allora nel comune di San Pietro Monterosso, era destinato ad un futuro importante e ricco di opere, difficile da prevedere per chi ha avuto i suoi natali in una sperduta borgata tra i monti. Papà Nicolao e mamma Luciano Margherita lo fecero battezzare, secondo la consuetudine dell’epoca, lo stesso giorno della nascita dal vicecurato don Peano.
Le condizioni di vita non erano facili, la miseria diffusa e così la sua famiglia, come tante altre in quei tempi, decise di emigrare in Francia. Si stabilì a Parigi, una meta lontana per l’epoca. Qui Antonio lavorò fin da bambino, svolgendo i lavori più umili e faticosi riservati, allora come oggi, ai migranti e senza aver la possibilità di frequentare la scuola. Il forte legame con la terra d’origine, nonostante la distanza e la crescita all’estero, non si era affievolito come testimonia il suo rientro in Italia all’età di vent’anni per gli obblighi militari. Si presentò infatti al Consiglio di leva di Cuneo, con i giovani del suo comune. Entrando nell’età adulta era alla ricerca di una strada per il suo futuro ed emigrò a Torino, lavorando come operaio. Qui si verificò un incontro destinato a cambiare il corso della sua vita
Era il 29 ottobre del 1882. Antonio era andato ad assistere alla messa celebrata da don Bosco all’altare di San Pietro. Al termine della messa il Santo, mentre si stava recando in sacrestia, vide una fiammella la quale, partendo dal quadro della vergine Maria, si era andata a posare sul capo di un giovane operaio che era tra i fedeli. Non comprendendo subito il significato di questo atto miracoloso pregò a lungo per il giovane e sconosciuto forestiero. Quando entrò nel cortile dell’Oratorio, affollato di giovani, lo riconobbe e lo avvicinò. Lo chiamò a sé e lo invitò a seguirlo. Dopo un breve incontro ne intuì le capacità e lo invitò a intraprendere gli studi. Così venne inviato a Marsiglia per iniziare la sua formazione ecclesiastica nel noviziato di S.te Marguerite diretto da don Paolo Albera, destinato poi a diventare successore di don Bosco, come rettore maggiore della Congregazione Salesiana.
Antonio evidenziò subito le sue capacità e in sei anni (1883 – 1888) con un impegno intenso, concluse il corso degli studi con ottimi risultati, al punto di essere ritenuto idoneo all’incarico missionario per l’evangelizzazione dell’America. Nel gennaio del 1889 partì per l’Uruguay e, il 29 ottobre dello stesso anno, a Montevideo fu ordinato sacerdote. Dopo cinque anni di permanenza in questa città, apprezzato per il suo ministero e per le sue abilità ad apprendere le lingue delle popolazioni locali, fu scelto come missionario per la prima spedizione salesiana nel Mato Grosso, in Brasile. La superficie di questo territorio è cinque volte superiore a quella italiana. Essendo morto, a causa di un incidente, il capo spedizione monsignor Lavagna, la direzione fu assunta da don Antonio Malan.
Il 28 agosto 1901 egli iniziò un viaggio di esplorazione che durò quattro mesi, percorrendo a piedi, a cavallo e in canoa ben 2500 chilometri. Don Malan fondò la colonia del Sacro Cuore, a cui ne seguirono molte altre alle quali aderirono migliaia di Indios, tra questi i Bororos – Coroados famosi per la loro bellicosità.
Accanto alla evangelizzazione, don Malan avviò un processo di modernizzazione dei territori, con la costruzione di numerose infrastrutture: strade, osservatori meteorologici, macchine agricole, dinamo elettriche e tipografie. Compì numerosi e apprezzati studi, con molte pubblicazioni, sulle popolazioni autoctone, sulle loro lingue e sui loro costumi al punto che nel 1912 l’ Accademia di Storia Internazionale di Parigi, dove era cresciuto e aveva vissuto in povertà, lo nominò socio onorario.
La sua opera di evangelizzazione fu particolarmente apprezzata sia dal governo brasiliano sia dalle autorità ecclesiastiche. Tra le lettere di congratulazione, che riceveva per il suo lavoro, figura anche quella del cardinale Giacomo Della Chiesa, Arcivescovo di Bologna, diventato poi papa Benedetto XV.
Il 30 novembre del 1923 fu eretta da Pio XI la diocesi di Petrolina con la bolla Dominicis gregis. Antonio Malan ne fu il primo vescovo fino al 1931, anno della sua morte. Nella sua valle natia, dopo la dipartita di chi l’aveva conosciuto, sono rimasti in pochi a ricordare la sua figura e la sua esistenza. I reire (i vecchi) ne parlavano sovente, soffermandosi sul fatto miracoloso di cui era stato protagonista il giorno del suo incontro con San Giovanni Bosco. Ma nel loro racconto la versione era diversa da quella delle cronache ufficiali in cui si narra di una fiammella che, partita dal quadro della vergine Maria, si era posata sulla sua testa. I vecchi della valle dicevano invece che l’ostia, partita dalle mani di don Bosco mentre distribuiva la comunione, fosse andata verso la bocca di Antonio, che in fondo alla chiesa assisteva alla funzione.
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I Malan: una borgata di Frise, da tempo non più abitata e in gran parte crollata, diede i natali ad Antonio Mellano, sacerdote salesiano, missionario in America Latina e vescovo di Petrolina in Brasile. Antonio Mellano, nella pronuncia dialettale e francese è più noto come Antonio Malan. Un cittadino illustre di Monterosso Grana che ha operato con umiltà e grande impegno lontano dalla sua terra. Tramontata la memoria storica, è stato quasi del tutto dimenticato.Sono pochi coloro che, tra le rovine dei Malan, sanno ancora individuare la caso dal vescou, come la chiamavano gli abitanti.
Antonio, nato in una famiglia contadina il 16 dicembre 1862 ai Malan di Frise, allora nel comune di San Pietro Monterosso, era destinato ad un futuro importante e ricco di opere, difficile da prevedere per chi ha avuto i suoi natali in una sperduta borgata tra i monti. Papà Nicolao e mamma Luciano Margherita lo fecero battezzare, secondo la consuetudine dell’epoca, lo stesso giorno della nascita dal vicecurato don Peano.
Le condizioni di vita non erano facili, la miseria diffusa e così la sua famiglia, come tante altre in quei tempi, decise di emigrare in Francia. Si stabilì a Parigi, una meta lontana per l’epoca. Qui Antonio lavorò fin da bambino, svolgendo i lavori più umili e faticosi riservati, allora come oggi, ai migranti e senza aver la possibilità di frequentare la scuola. Il forte legame con la terra d’origine, nonostante la distanza e la crescita all’estero, non si era affievolito come testimonia il suo rientro in Italia all’età di vent’anni per gli obblighi militari. Si presentò infatti al Consiglio di leva di Cuneo, con i giovani del suo comune. Entrando nell’età adulta era alla ricerca di una strada per il suo futuro ed emigrò a Torino, lavorando come operaio. Qui si verificò un incontro destinato a cambiare il corso della sua vita
Era il 29 ottobre del 1882. Antonio era andato ad assistere alla messa celebrata da don Bosco all’altare di San Pietro. Al termine della messa il Santo, mentre si stava recando in sacrestia, vide una fiammella la quale, partendo dal quadro della vergine Maria, si era andata a posare sul capo di un giovane operaio che era tra i fedeli. Non comprendendo subito il significato di questo atto miracoloso pregò a lungo per il giovane e sconosciuto forestiero. Quando entrò nel cortile dell’Oratorio, affollato di giovani, lo riconobbe e lo avvicinò. Lo chiamò a sé e lo invitò a seguirlo. Dopo un breve incontro ne intuì le capacità e lo invitò a intraprendere gli studi. Così venne inviato a Marsiglia per iniziare la sua formazione ecclesiastica nel noviziato di S.te Marguerite diretto da don Paolo Albera, destinato poi a diventare successore di don Bosco, come rettore maggiore della Congregazione Salesiana.
Antonio evidenziò subito le sue capacità e in sei anni (1883 – 1888) con un impegno intenso, concluse il corso degli studi con ottimi risultati, al punto di essere ritenuto idoneo all’incarico missionario per l’evangelizzazione dell’America. Nel gennaio del 1889 partì per l’Uruguay e, il 29 ottobre dello stesso anno, a Montevideo fu ordinato sacerdote. Dopo cinque anni di permanenza in questa città, apprezzato per il suo ministero e per le sue abilità ad apprendere le lingue delle popolazioni locali, fu scelto come missionario per la prima spedizione salesiana nel Mato Grosso, in Brasile. La superficie di questo territorio è cinque volte superiore a quella italiana. Essendo morto, a causa di un incidente, il capo spedizione monsignor Lavagna, la direzione fu assunta da don Antonio Malan.
Il 28 agosto 1901 egli iniziò un viaggio di esplorazione che durò quattro mesi, percorrendo a piedi, a cavallo e in canoa ben 2500 chilometri. Don Malan fondò la colonia del Sacro Cuore, a cui ne seguirono molte altre alle quali aderirono migliaia di Indios, tra questi i Bororos – Coroados famosi per la loro bellicosità.
Accanto alla evangelizzazione, don Malan avviò un processo di modernizzazione dei territori, con la costruzione di numerose infrastrutture: strade, osservatori meteorologici, macchine agricole, dinamo elettriche e tipografie. Compì numerosi e apprezzati studi, con molte pubblicazioni, sulle popolazioni autoctone, sulle loro lingue e sui loro costumi al punto che nel 1912 l’ Accademia di Storia Internazionale di Parigi, dove era cresciuto e aveva vissuto in povertà, lo nominò socio onorario.
La sua opera di evangelizzazione fu particolarmente apprezzata sia dal governo brasiliano sia dalle autorità ecclesiastiche. Tra le lettere di congratulazione, che riceveva per il suo lavoro, figura anche quella del cardinale Giacomo Della Chiesa, Arcivescovo di Bologna, diventato poi papa Benedetto XV.
Il 30 novembre del 1923 fu eretta da Pio XI la diocesi di Petrolina con la bolla Dominicis gregis. Antonio Malan ne fu il primo vescovo fino al 1931, anno della sua morte. Nella sua valle natia, dopo la dipartita di chi l’aveva conosciuto, sono rimasti in pochi a ricordare la sua figura e la sua esistenza. I reire (i vecchi) ne parlavano sovente, soffermandosi sul fatto miracoloso di cui era stato protagonista il giorno del suo incontro con San Giovanni Bosco. Ma nel loro racconto la versione era diversa da quella delle cronache ufficiali in cui si narra di una fiammella che, partita dal quadro della vergine Maria, si era posata sulla sua testa. I vecchi della valle dicevano invece che l’ostia, partita dalle mani di don Bosco mentre distribuiva la comunione, fosse andata verso la bocca di Antonio, che in fondo alla chiesa assisteva alla funzione.
Antonio Malan, da Frise a vescovo di Petrolina
13 gennaio 2023
Cuneo
I Malan: una borgata di Frise, da tempo non più abitata e in gran parte crollata, diede i natali ad Antonio Mellano, sacerdote salesiano, missionario in America Latina e vescovo di Petrolina in Brasile. Antonio Mellano, nella pronuncia dialettale e francese è più noto come Antonio Malan. Un cittadino illustre di Monterosso Grana che ha operato con umiltà e grande impegno lontano dalla sua terra. Tramontata la memoria storica, è stato quasi del tutto dimenticato.Sono pochi coloro che, tra le rovine dei Malan, sanno ancora individuare la caso dal vescou, come la chiamavano gli abitanti.
Antonio, nato in una famiglia contadina il 16 dicembre 1862 ai Malan di Frise, allora nel comune di San Pietro Monterosso, era destinato ad un futuro importante e ricco di opere, difficile da prevedere per chi ha avuto i suoi natali in una sperduta borgata tra i monti. Papà Nicolao e mamma Luciano Margherita lo fecero battezzare, secondo la consuetudine dell’epoca, lo stesso giorno della nascita dal vicecurato don Peano.
Le condizioni di vita non erano facili, la miseria diffusa e così la sua famiglia, come tante altre in quei tempi, decise di emigrare in Francia. Si stabilì a Parigi, una meta lontana per l’epoca. Qui Antonio lavorò fin da bambino, svolgendo i lavori più umili e faticosi riservati, allora come oggi, ai migranti e senza aver la possibilità di frequentare la scuola. Il forte legame con la terra d’origine, nonostante la distanza e la crescita all’estero, non si era affievolito come testimonia il suo rientro in Italia all’età di vent’anni per gli obblighi militari. Si presentò infatti al Consiglio di leva di Cuneo, con i giovani del suo comune. Entrando nell’età adulta era alla ricerca di una strada per il suo futuro ed emigrò a Torino, lavorando come operaio. Qui si verificò un incontro destinato a cambiare il corso della sua vita
Era il 29 ottobre del 1882. Antonio era andato ad assistere alla messa celebrata da don Bosco all’altare di San Pietro. Al termine della messa il Santo, mentre si stava recando in sacrestia, vide una fiammella la quale, partendo dal quadro della vergine Maria, si era andata a posare sul capo di un giovane operaio che era tra i fedeli. Non comprendendo subito il significato di questo atto miracoloso pregò a lungo per il giovane e sconosciuto forestiero. Quando entrò nel cortile dell’Oratorio, affollato di giovani, lo riconobbe e lo avvicinò. Lo chiamò a sé e lo invitò a seguirlo. Dopo un breve incontro ne intuì le capacità e lo invitò a intraprendere gli studi. Così venne inviato a Marsiglia per iniziare la sua formazione ecclesiastica nel noviziato di S.te Marguerite diretto da don Paolo Albera, destinato poi a diventare successore di don Bosco, come rettore maggiore della Congregazione Salesiana.
Antonio evidenziò subito le sue capacità e in sei anni (1883 – 1888) con un impegno intenso, concluse il corso degli studi con ottimi risultati, al punto di essere ritenuto idoneo all’incarico missionario per l’evangelizzazione dell’America. Nel gennaio del 1889 partì per l’Uruguay e, il 29 ottobre dello stesso anno, a Montevideo fu ordinato sacerdote. Dopo cinque anni di permanenza in questa città, apprezzato per il suo ministero e per le sue abilità ad apprendere le lingue delle popolazioni locali, fu scelto come missionario per la prima spedizione salesiana nel Mato Grosso, in Brasile. La superficie di questo territorio è cinque volte superiore a quella italiana. Essendo morto, a causa di un incidente, il capo spedizione monsignor Lavagna, la direzione fu assunta da don Antonio Malan.
Il 28 agosto 1901 egli iniziò un viaggio di esplorazione che durò quattro mesi, percorrendo a piedi, a cavallo e in canoa ben 2500 chilometri. Don Malan fondò la colonia del Sacro Cuore, a cui ne seguirono molte altre alle quali aderirono migliaia di Indios, tra questi i Bororos – Coroados famosi per la loro bellicosità.
Accanto alla evangelizzazione, don Malan avviò un processo di modernizzazione dei territori, con la costruzione di numerose infrastrutture: strade, osservatori meteorologici, macchine agricole, dinamo elettriche e tipografie. Compì numerosi e apprezzati studi, con molte pubblicazioni, sulle popolazioni autoctone, sulle loro lingue e sui loro costumi al punto che nel 1912 l’ Accademia di Storia Internazionale di Parigi, dove era cresciuto e aveva vissuto in povertà, lo nominò socio onorario.
La sua opera di evangelizzazione fu particolarmente apprezzata sia dal governo brasiliano sia dalle autorità ecclesiastiche. Tra le lettere di congratulazione, che riceveva per il suo lavoro, figura anche quella del cardinale Giacomo Della Chiesa, Arcivescovo di Bologna, diventato poi papa Benedetto XV.
Il 30 novembre del 1923 fu eretta da Pio XI la diocesi di Petrolina con la bolla Dominicis gregis. Antonio Malan ne fu il primo vescovo fino al 1931, anno della sua morte. Nella sua valle natia, dopo la dipartita di chi l’aveva conosciuto, sono rimasti in pochi a ricordare la sua figura e la sua esistenza. I reire (i vecchi) ne parlavano sovente, soffermandosi sul fatto miracoloso di cui era stato protagonista il giorno del suo incontro con San Giovanni Bosco. Ma nel loro racconto la versione era diversa da quella delle cronache ufficiali in cui si narra di una fiammella che, partita dal quadro della vergine Maria, si era posata sulla sua testa. I vecchi della valle dicevano invece che l’ostia, partita dalle mani di don Bosco mentre distribuiva la comunione, fosse andata verso la bocca di Antonio, che in fondo alla chiesa assisteva alla funzione.