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Mercoledì 7 dicembre 2022

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Latte a singhiozzo nelle vendite, l’ombra della speculazione?

Secondo gli operatori del settore produttivo, non sarebbe una questione di volumi né (soltanto) di aumento dei costi

La Guida - Latte a singhiozzo nelle vendite, l’ombra della speculazione?

Cuneo – Latte a singhiozzo nei supermercati, o addirittura certi scaffali vuoti? Succede anche questo, da qualche settimana a questa parte, in particolare con il latte uht, e anche nel cuneese, che da sempre è terra di forte produzione lattiero-casearia.
Già in estate si erano registrati problemi di reperibilità di alcuni prodotti, oppure forniture non regolari in alcune strutture commerciali. A inizio novembre la questione si è riproposta, anche con avvisi scritti alla clientela (motivati da “aumento dei costi”).
Su alcuni cartelli ai consumatori sono apparse anche alcune spiegazioni: problemi per i produttori, reperimento della materia prima, imballi.
Che cosa è successo e quali spiegazioni si possono dare a questa situazione? Secondo quanto spiega un referente storico della cooperazione lattiero-casearia (nel cuneese e anche in organismi comunitari), Tommaso Mario Abrate, le cose non stanno così, o almeno non del tutto: “Certo, i rincari ci sono stati e rientrano nell’aumento dei costi generali, come avvenuto per tutte le derrate alimentari e per le diverse produzioni agricole, e si sommano ai problemi e ai costi legati alla logistica e ai trasporti. A questo si aggiunge che nel periodo estivo si registra abitualmente un calo dei volumi produttivi, tanto più in un anno siccitoso come questo. In realtà, però, dietro questo stato di cose, a mio giudizio, si potrebbe nascondere anche tanta speculazione, troppa, con stoccaggi e mancata immissione di prodotto sul mercato che rispondono ad altre logiche, a finalità ben diverse”.
Il latte non manca, secondo Abrate, come pure rimane forte la richiesta, confermata dalle quotazioni: “Un anno fa il latte veniva pagato 36-38 centesimi al litro; in primavera era arrivato a 40-41, mentre in queste settimane l’importo riconosciuto raggiunge quota 46-48 centesimi al litro. E anche il ‘latte spot’ (quello venduto in cisterne in modo diretto e sporadico, al di fuori di contratti di fornitura; ndr) costa di più, con richieste anche dall’estero, mentre per anni abbiamo cercato di tutelarci dall’import selvaggio”.
Cambiamenti che non dovrebbero sconvolgere il mercato, per l’abbondanza di produzione in Italia, ma che spesso portano “cali” nell’offerta (e senza più le ricorrenti offerte promozionali).
Intanto, però, sono mutate profondamente anche le abitudini di consumo: il latte fresco risulta quasi scomparso dagli scaffali della grande distribuzione e “fatica” anche nei canali del commercio tradizionale, come pure negli ultimi anni non si è arrestata la diminuzione del consumo di latte a lunga conservazione.

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