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Sabato 10 dicembre 2022

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Il maestro che gioca con le forme visive e con il colore

Ugo Nespolo è uno dei maestri della pop art italiana ma non è solo quello, ora alcune sue opere in mostra a Bra

La Guida - Il maestro che gioca con le forme visive e con il colore

Ugo Nespolo è nato a Mosso Santa Maria in provincia di Biella nel 1941. Vive e lavora a Torino. Ha ottenuto il diplona all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torno con Enrico Paulucci e in seguito si è laureato in Semiologia presso l’Università torinese. Il suo esordio è avvenuto a contatto con il panorama artistico italiano degli anni Sessanta, accordando il proprio linguaggio espressivo, trasgressivo e insieme ironico, con quello della Pop Art e accrescendo un sodalizio di stretta militanza con gli artisti delle neoavanguardie concettuali e poveriste. Ha fatto parte della Galleria Schwarz di Milano, che ha annoverato fra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman, Baj. Da Schwarz ha allestito la personale Macchine e oggetti condizionali, presentata da Pierre Restany, che rappresenta in pratica l’inizio del movimento che sarà poi l’Arte Povera. All’inaugurazione infatti è presente Germano Celant con cui Nespolo parteciperà ad una serie di mostre che sono le prime mostre del gruppo. La mostra più importante si terrà a Roma intitolata “Nove per un percorso!”. Con Enrico Baj da quegli anni inizia una lunga amicizia che durerà per sempre. Con Baj Nespolo terrà mostre, conferenze, presenze in Europa e negli Stati Uniti. Baj, Fontana, Pistoletto, Boetti e Merz saranno gli interpreti dei suoi film per parecchi anni. Con Baj Nespolo frequenta a Parigi Man Ray il quale gli darà un testo per un film “Revolving Doors” film che Nespolo realizzerà nel 1982. In Francia fin dagli ultimi Anni Sessanta Nespolo frequenta Ben Vautier con il quale realizza mostre e performances. Ancora nel 1968, ha realizzato a Torino una serie di mostre e incontri sotto il titolo Les mots et les choses, dove con Ben Vautier, Alighiero Boetti e altri autori ha dato luogo ad una serie di eventi e concerti Fluxus, che non erano mai stati prodotti in Italia. L’incontro con gli artisti del New American Cinema (da Jonas Mekas a Warhol, da Yoko Ono a P. Adam Sitney) ha dato il via alla nascita del cinema di ricerca in Italia. Nespolo ne è stato il promotore, come documenta la mostra Nespolo Cinema / Time after Time, tenutasi al Museo del Cinema di Torino nel 2008. I film di Nespolo sono stati proiettati e commentati nei maggiori musei del mondo. In Francia il Centre Pompidou realizza proiezioni dal titolo “Nespolo – le cinema diagonal” le Musée National du Cinéma di Parigi propone per due volte proiezioni dei suoi film.
Scrive Luca Beatrice: “Nespolo è stato il primo a portare l’America a Torino, non quell’America del decadimento informale di fine anni Cinquanta con cui si autoerotizzava l’arte naturalista, ma l’orgasmo pop, la junk culture dei performers, che egli faceva esplodere nel suo cinema”.
Si è dedicato, quindi, alla realizzazione di manifesti per esposizioni, di stendardi per palii e di scenografie teatrali e televisive. Fedele al dettato delle avanguardie storiche di “portare l’arte nella vita”, Nespolo si è proposto di occupare gli spazi della vita comune, di uscire da quelli più canonici o ufficialmente assegnati, occupandosi di design(dall’abbigliamento all’arredamento, dalle copertine di libri e dischi alla grafica pubblicitaria, dai manifesti pubblicitari di eventi culturali e sportivi alle “luci d’artista” ai magazzini delle Gru, nell’hinterland torinese, e alla campagna per i trasporti pubblici di Torino) e di arti applicate, praticando i più diversi tipi di materiali (dal legno ai metalli, dalle ceramiche ai vetri, dai vari tipi di stoffe ai gioielli), con il desiderio di costruire una sorta di “Universo Nespolo”. Il passaggio al nuovo secolo ha segnato per l’artista la realizzazione del ”suo” atelier, che all’interno di una fabbrica abbandonata in via Susa a Torino, contiene le sue creazioni, i suoi “giochi tecnologici”, le sue collezioni.
“Contro ogni apparenza Nespolo – dice Furiuo Colombo – non è un pittore figurativo della realtà. Il clima di gioco e i toni di fiaba non devono essere sottovalutati. Nespolo usa le forme (ombre, sagome, silhouettes, figure umane, definizioni di spazi in interni) al modo in cui Calvino usa il linguaggio, ingannevole realismo prodotto in laboratorio per un genere di alto artificio… Le figure in Nespolo sono parte di un esperimento che la grazia istintiva traveste nella forma del gioco, ripulisce e definisce con accanito perfezionismo”.
È autore di Arte & vita (1998), in cui ha rielaborato la sua tesi di laurea, e di Arte & veleni (2012), una rielaborazione degli articoli pubblicati. Dal 2011 è Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nespolo è attualmente la più “alta autorità” patafisica italiana. Ha fondato con Baj l’Istituto Patafisico Ticinese e si onora di avere il proprio diploma firmato da Raymond Quenau che aveva apprezzato un piccolo libro di logica formale scritto da Nespolo e stampato dall’Editore Schwarz nel 1968. Ha esposto intensamente in gallerie e musei in Italia e nel mondo.

A Cuneo ha espoto a GranArte 2013 e poi a Rittana nella sorprendete mostra “Alla ricerca di un approdo” un ciclo di lavori che non appartengono alla sua produzione più riconoscibile ma un progetto esclusivo che ha sviluppato qualche anno fa in un momento di sofferto rifiuto della sostanziale indifferenza del mondo e del mondo dell’Arte, in particolare, di fronte alle continue morti nel Mediterraneo di migliaia di migranti. Su questo tema ha ricordato e riletto il capolavoro di Théodore Géricault, “Le radeau de la Méduse” (La zattera della Medusa -1819) attraverso venti dipinti con il titolo “Alla ricerca di un approdo” affermando: “Violenze ed annegamenti quotidiani e contemporanei costringono a ricordare un’altra epoca in cui la furia del mare – ancora lui – inghiottiva naufraghi assassinati dall’egoismo e dalla violenza umana, anche allora vittime di sistemi politici in agonia e alla deriva”.

Alcuni pezzi di Nespolo sono ora in esposizione a Palazzo Mathis di Bra in piazza Caduti per la Libertà 20 nella collettica “I Maestri”,  dedicata agli esponenti più rappresentativi del panorama artistico piemontese del secolo scorso a cura di Gianfranco Schialvino. Esposti: Carol Rama, Pinot Gallizio, Giacomo Soffiantino, Francesco Tabusso, Renato Guttuso, Alessandro Lupo, Mario Schifano, Arturo Martini, Piero Ruggeri, Ezio Gribaudo e Salvo, Omar Galliani, Aldo Mondino, Romano Reviglio, Francesco Preverino, Ermanno Barovero, Ugo Giletta e Luisa Valentini. Giovedì/lunedì 9/12,30 e 15/18 fino all’8 gennaio.

 

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