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Mercoledì 28 settembre 2022

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Echi di memorie mitiche che diventano forma di ricordi personali

Mario Mondino e la scultura come recupero attualizzante del passato primordiale, in mostra al castello di Casotto

La Guida - Echi di memorie mitiche che diventano forma di ricordi personali

Mario Mondino è nato Morozzo nel 1949. Vive e lavora a Cervasca. Figlio di un fabbro, cresciuto a contatto con la natura e con gli strumenti del lavoro contadino, ha dimostrato sin dall’infanzia un’attitudine istintiva a modellare la terra.

Ha frequentato il Liceo Artistico di Cuneo, dove ha incontrato insegnanti che sono stati per lui i suoi primi maestri: Riccardo Cordero, Beppe Devalle, Francesco Franco e Piero Ruggeri. Si è diplomato nell’ottobre del 1968, ma già tra il 1966 e il 1967 si è distinto per la vincita del secondo premio in un concorso del Comune di Cuneo con un bozzetto sulla Resistenza, per la partecipazione alla mostra collettiva New Arte di gruppo, organizzata dalla Galleria Etruria di Cuneo e per l’esposizione di un’opera scultorea nel palazzo municipale della città. E nel mese di aprile del 1968 ha allestito una personale alla Galleria La Lanterna di Savigliano, in cui ha esposto studi di moduli spaziali e composizioni geometrizzanti dalle originali risultanze formali.   Nel 1969 ha esposto in una collettiva di pittura a Benevagienna e ha partecipato alla terza rassegna d’arte alla Camera Confederale del Lavoro di Torino. Sempre nel 1969 ha iniziato a frequentare l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, seguendo i corsi di Mario Calandri, Sandro Cherchi, Francesco Franco, Pietro Lorenzoni, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci e diplomandosi in Scultura nel 1973. Si sono susseguite, quindi, le adesioni ad altre iniziative di mostre collettive, tenutesi nel maggio del 1969 a Bene Vagienna e a Torino e ancora nel 1970 a Cuneo, in occasione della seconda mostra d’arte contemporanea Noi giovani oggi, la Resistenza ieri, allestita nel Palazzo della Provincia di Cuneo. A cominciare proprio da quest’ultimo anno, Mondino ha maturato una notevole  abilità tecnica nella stampa di acqueforti, litografie e serigrafie, che gli ha consentito di operare per due anni presso la Galleria L’atelier di Franco Pesando a Torino, realizzando mostre di maestri della grafica italiana contemporanea. Nel 1971 è stato lo stampatore ufficiale a Torino Esposizioni della mostra mercato di grafica contemporanea e nel 1972 ha operato ancora come stampatore per la Galleria torinese La Stamperia. Nel dicembre del 1970, all’interno dei locali della Galleria 23/c di Torino, ha presentato una ricerca sui rapporti tra computer e arte, realizzata in tandem con il conterraneo Giovanni Lerda. Nel 1971, è coautore, insieme a Margherita Dotta Rosso, Giovanni Lerda e Anna Sarale, del film Arte e società, proiettato all’Accademia Albertina. Ha iniziato a insegnare Discipline Plastiche presso il Primo Liceo Artistico di Torino nel 1973, passando nel 1974 al Liceo Artistico Arturo Martini di Savona e approdando nel 1975 al Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo, restandovi fino al 2007. Ha partecipato con successo a numerosi concorsi a partire dal 1966. Al 1984 è datato il monumento ai Caduti di Morozzo, eseguito a Pietrasanta, presso il Consorzio Artigiani Marmi; nel 1998, ha conseguito il premio speciale Provincia di Cuneo al Concorso di Scultura “Cesare Pavese” a Santo Stefano Belbo; nel 2000, ha vinto la settima edizione del Premio Saccarello a Breil sur Roya; e nel 2009 ha vinto la XIII Edizione del Premio di Scultura “Cesare Pavese” di Santo Stefano Belbo e si è classificato secondo alla VII Edizione del Premio Nazionale d’arte Città di Alba. Mondino ha ripreso l’attività espositiva a partire dalle mostre collettive realizzate a Cuneo nel 1999 (con il titolo Identità contemporanee. Arte in Provincia di Cuneo 1950-1970) e nel 2000 alla Fondazione Peano (prima edizione della rassegna Nove Scultori Piemontesi a Cuneo).

Nel 2000 è a Poems on the rocks, poesie e segni nel ghiaccio, esposti in natura fino al loro scioglimento, a Bellino in Valle Varaita presso il Rifugio Melezé. In seguito, ha partecipato alle collettive organizzate a Pavullo, Volterra, Torino, Manta, Cuneo, Fenestrelle, Bordighera, Saluzzo, Savigliano, Piozzo, Garlenda, Alba, Albenga, Demonte. Dal 2009, ha allestito mostre personali a Tigliole, Cavour e Rocca de’ Baldi. Fa parte del gruppo “Pentameter”, composto da cinque artisti della provincia di Cuneo di tendenza astratta e informale (formato, oltre che da Mondino, da Walter Accigliaro, Corrado Ambrogio, Cesare Botto e Silvio Rosso), con il quale ha esposto, a partire dal 2010, a Cuneo, Saluzzo, Cherasco e Carmagnola.

La scultura di Mondino, negli ultimi tempi, si svolge all’insegna di una poetica personale incisiva. Tutto il suo operare si fonda sul concetto di scultura come recupero attualizzante del passato primordiale, in immagini emblematiche di eoliti, o “pietre dell’aurora”, e di utensili umani preistorici, riproposti come memorie di prototipi modulari differenziati per dimensioni e tipologie formali, eseguiti con precisione tecnica e collocati a terra o appoggiati agli angoli di una stanza. Sua è anche la scultura che si trova nella rotonda tra corso Gramsci e corso De Gasperi a Cuneo.

“Mondino fa risalire la sua scelta di diventare artista e scultore alla figura – scrive Francesco Poli -, fondamentale nella sua mitologia personale, del padre fabbro che nella sua officina “plasmava quotidianamente la materia incandescente”, e alla scoperta da ragazzino “della plastica bellezza del vomere di un aratro che riluceva sotto il martello di mio padre”. Si tratta dunque della magica tensione plastica e essenziale di un oggetto di forte presenza, a prescindere della sua specifica funzione pratica, che diventa un prototipo di riferimento per la sua concezione della scultura”.

Da tempo si cimenta anche con la pittura con una serie di pitture “Arabasque” pieni di volute arabeggianti, colori intensi, lucidi.

Alcune opere di Mario Mondino sono esposte alla mostra “In divenire. Segni, forme e oggetti del tempo possible” è la collettiva al Castello di Casotto. Espongono insieme Cristina Bollano, Chiara Cinquemani, Christian Costa, Germana Eucalipto, Lorenzo Griotti, Pier Giuseppe Imberti, Sergio Omedé, Paolo Peano, Michelangelo Tallone e Anna Valla. La mostra curata da Enrico Perotto espone un ampio spettro di proposte interpretative, che parlano di differenti modi di interpretare la condizione umana contemporanea e quella del nostro ambiente naturale sempre più messo a rischio di sopravvivenza. Per “grandArte 2022 – Help humanity, ecology, liberty, politics”, fino al 25 settembre mercoledì/domenica ore 10/17 a settembre venerdì/domenica nel percorso di visita del Castello con prenotazione obbligatoria entro le ore 17 del giorno precedente (347.8386179 o 347.6327959).  Alcune opere presso il Gionò Bistrot in via Cavour, 142 a Garessio con la Galleria PortaRose.

 

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