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Venerdì 2 dicembre 2022

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Oltre gli ostacoli, la bellezza del pellegrinaggio verso Santiago

Per poter scoprire il vero significato del cammino bisogna saper andare oltre la fatica fisica e psicologica, scoprendo storie e persone che faranno dire "ne è valsa la pena"

La Guida - Oltre gli ostacoli, la bellezza del pellegrinaggio verso Santiago

Intraprendere il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela non è difficile: basta appunto uno zaino, tre cambi di vestiti e tanta voglia di camminare. Molti aspiranti pellegrini si sentono titubanti di fronte alla supposta necessità di una forte preparazione fisica per poter completare il cammino. In realtà il Cammino Francese, quello “tradizionale”, non richiede la preparazione atletica di un alpinista provetto. Camminare per una media di venticinque chilometri al giorno è impegnativo, ma non impossibile, e soprattutto il percorso è per la maggior parte in piano (a parte la prima durissima tappa, da Saint-Jean-Pied-De-Port a Roncisvalle, che prevede una salita di una decina di chilometri per poter attraversare i Pirenei). I consigli principali per non patire fisicamente sono noti a ogni pellegrino: avere un buon paio di scarpe collaudato (assolutamente non nuove!), fare stretching prima e dopo la tappa, magiare e riposare in modo adeguato, imparare come trattare le vesciche. Tuttavia, ciò che molti sottovalutano prima di intraprendere il cammino è la necessità di una buona preparazione psicologica. Camminare venti o trenta chilometri è alla portata di quasi tutti; un’altra cosa è farlo tutti i giorni per più di trenta giorni, svegliandosi ogni giorno alle cinque del mattino, con il caldo lancinante che non dà tregua, con la pioggia battente o con il vento.

In alcuni casi il paesaggio attorno non aiuta; sono note a tutti i pellegrini le famigerate “mesetas”, gli altipiani spagnoli ricoperti di grano, dove il paesaggio rimane immutato per chilometri senza traccia della presenza umana e spesso il sole battente prosciuga ogni energia. Oppure i saliscendi dei boschi della Galizia, che sembrano non terminare mai, resi ancora più difficoltosi dalla pioggia improvvisa e dalla nebbia. Bisogna inoltre tenere in considerazione che camminare è solamente una parte del pellegrinaggio. L’altra parte riguarda l’esperienza di passare la notte negli ostelli, dove non si è mai soli e non si ha quasi mai un momento di privacy, nemmeno per quando si è al bagno.

Se si riesce a passare oltre a tutto ciò, però, il pellegrinaggio regala dei momenti indimenticabili. Tra questi, il fatto di incontrare altri pellegrini straordinari, provenienti da ogni parte del mondo, ciascuno in cammino per una motivazione propria. Come per esempio Mario, che partito da Roma si sta recando a Fatima insieme al suo cagnolino Totò; oppure Jeanne, una pensionata statunitense che ha preso il Covid durante il cammino, ha dovuto rinunciare a farne una parte e poi è tornata indietro per completarla; o ancora J.P., un ragazzo appena maggiorenne, messicano, che durante la notte ha percorso più di sessanta chilometri perché l’attrazione per la meta era diventata irresistibile e quasi insopportabile. È vero, il cammino è faticoso e talvolta lo scoraggiamento prende il sopravvento; ma alla fine, riguardandosi indietro, ci si accorgerà che ne è valsa la pena.

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