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Sabato 10 dicembre 2022

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Investì e uccise un 17enne in bici a San Rocco, assolta

Il fatto avvenne nella notte fra l’11 e il 12 luglio 2019, sulla strada verso Borgo San Dalmazzo

La Guida - Investì e uccise un 17enne in bici a San Rocco, assolta

Cuneo – Si è concluso con un’assoluzione il processo a C. M., infermiera dell’ospedale Santa Croce e Carle, accusata della morte di Francesco Scarmato (nella foto), il 17enne che la donna investì con l’auto mentre questo, insieme a un amico a bordo di una bici, attraversava l’incrocio di San Rocco Castagnaretta all’altezza del cimitero, nella notte fra l’11 e il 12 luglio 2019.
L’assoluzione per non aver commesso il fatto è arrivata a seguito delle arringhe di accusa e difesa che hanno cercato di ricostruire in un quadro unitario i tanti elementi portati dalle testimonianze ma soprattutto dalle perizie tecniche relativamente alla velocità e alla posizione dei due mezzi coinvolti.
Pochi istanti prima che passasse la bicicletta con a bordo la vittima e l’amico che la guidava, era passata anche un’altra bici: “Una sorta di preavviso – ha sottolineato il pubblico ministero Attilio Offman – che faceva capire all’imputata che non era imprevedibile l’arrivo di una seconda bicicletta in quel punto in cui la donna stava andando a una velocità più vicina ai 70 chilometri orari che non ai 50”.
Per lei l’accusa, riconoscendo il concorso di colpa, ha chiesto la condanna a un anno di reclusione, richiesta a cui si sono associate le parti civili dei genitori del ragazzo e dell’altro giovane alla guida della bici, ribadendo come la velocità dell’auto nell’attraversare un incrocio pericoloso, già luogo di numerosi incidenti, fosse stato l’elemento determinante dell’investimento e che se l’auto fosse andata più piano quella tragedia non si sarebbe verificata.
Sul fatto che la bicicletta avrebbe invece dovuto dare la precedenza, come previsto dall’apposito segnale, si è invece soffermata la difesa del responsabile civile, che ha anche ricordato che per evitare l’urto non sarebbe neanche stato sufficiente andare ai 30 chilometri orari, velocità non giustificabile per una strada circondata da campagna e senza case. Un argomento ribadito dalla difesa della donna che ha ricordato come anche il conducente del veicolo che seguiva non aveva visto le biciclette, mentre l’auto con i fari accesi era sicuramente riconoscibile.
La lettura del dispositivo è stata accompagnata da grida di disappunto da parte di amici e parenti della vittima e dell’amico che quella sera era alla guida della bici; quest’ultimo, colto da malore, è stato portato via in ambulanza.

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