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Martedì 9 agosto 2022

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Frutta: “A chi produce solo briciole, ingiusto e inaccettabile”

Denuncia di Coldiretti Piemonte contro le storture di una filiera sempre più debole, che non copre i costi di produzione

La Guida - Frutta: “A chi produce solo briciole, ingiusto e inaccettabile”

Cuneo – Quando e quanto: tempistiche e quotazioni sono note dolenti per la frutticoltura piemontese, secondo quanto denuncia Coldiretti Piemonte rispetto alla situazione che sta vivendo il comparto a causa di speculazioni e storture.
“Sono inaccettabili i prezzi che stanno riconoscendo ai nostri frutticoltori per il raccolto 2021, in particolare per le mele e le pesche. La situazione prezzi è insostenibile, con una forbice notevole tra quanto viene remunerato il lavoro dei produttori e quanto viene pagata la frutta dai consumatori, ed è aggravata dalla grande distribuzione che continua ad applicare il suo strapotere acquistando e vendendo a prezzi che non coprono neanche i costi di produzione. Come sono altrettanto vergognose le tempistiche poiché tra un paio di mesi si raccoglieranno i frutti della nuova stagione e non è ancora stata liquidata, in diversi casi, quella precedente”, denunciano Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale rispetto ai prezzi che stanno riconoscendo ai produttori frutticoli.
Il comparto piemontese ha un fatturato di oltre 500 milioni di euro con una superficie di 18.479 ettari e oltre 7.000 aziende. Per le mele, la zona più vocata si concentra nella fascia prealpina che va da Pinerolo a Cuneo, si coltivano all’incirca 6.000 ettari di melo che coinvolgono circa 4.000 imprese. La produzione piemontese di pesche  è di circa due milioni di quintali su una superficie di 4.416 ettari e 3.474 aziende.
“Caldo e frutta continuano ad essere un binomio vincente, ma ai nostri frutticoltori deve essere riconosciuto il loro lavoro. In Piemonte ci sono diverse tipologie di frutta idonea per combattere il grande caldo: dalle pesche alle mele estive, dai piccoli frutti alle albicocche. I nostri produttori, però, devono vendere tre chili di frutta per potersi pagare un caffè: non possono lavorare sotto i costi di produzione per cui siamo pronti ad applicare il decreto sulle pratiche commerciali sleali visto quanto sta accadendo”, concludono Moncalvo e Rivarossa.

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