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Lunedì 27 giugno 2022

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Il segno che dà forma e immagine al silenzio e alla solitudine

Teresita Terreno e il disegno spontaneo di animali e del paesaggio di Langa

La Guida - Il segno che dà forma e immagine al silenzio e alla solitudine

Teresita Terreno è nata nel 1950 a Dogliani, dove vive e lavora. Si è diplomata al Liceo Artistico Statale Ego Bianchi di Cuneo ed è stata insegnante di educazione artistica presso le Scuole medie di Dogliani. Ha allestito mostre personali in Italia e all’estero a partire dal 1974 (tra le più significative, nel  1981 alla Galleria d’Arte Il Vicolo, Genova; nel 1990 presso al Banca d’Italia a Roma; nel 1999 presso il Centre Universitaire Méditerranéen, Nizza; nel 2000 presso la Galleria Dantesca Fògola, Torino; nel 2002 presso il Castello  del Roccolo, Busca;  nel 2005 presso il Centro Incontri Provincia di Cuneo). È stata invitata alle più importanti rassegne di incisione come la Biennale di Incisione di Villa Altan a Gaiarine, la Biennale dell’Incisione Contemporanea Italia-Slovenia a Mirano, la Biennale dell’Incisione di Campobasso, la Biennale Nazione di Incisione Giuseppe Polanschi di Cavaion Veronese e la XI edizione di Carte d’Arte all’Angelo di Lodi. Dal  1994 è inserita nel Catalogo Prandi della Grafica Italiana. Ha realizzato varie cartelle grafiche, tra le quali Le Langhe di Giorgio Trentin e Franco Piccinelli del 1986, Langa sogni e memorie con presentazione di Lorenzo Mondo e Angelo Mistrangelo del 1997, Vecchi Alberi con presentazione di Giorgio Bàrberi Squarotti del 2002, il Milione di Marco Polo (Fògola Editore) del 2006, il Curioso dialogo sul cacao di Orlando Perera (Liboà Editore) del 2007 e Il maestro della montagna di Remigio Bertolino (Liboà Editore) del 2009.

“Sono alberi contorti – descrive Giorgio Barberi Squarotti -, un poco stanchi di vivere per tante fatiche di anni, colti presso che sempre sotto la neve, negli aspri e dolorosi inverni, e sono senza figure d’uomini e di vite animali, perché i duri tronchi e i rami storti sono l’allegoria più alta e dolorosa della difficile condizione del mondo e della nostra esistenza. Di fronte agli alberi ecco tanti rami tagliati come vittime sacrificali, segno della potatura che rivela le infinite pene dell’essere e, al tempo stesso, è strumento della speranza di far rifiorire la pianta e riprendere a durare di nuovo, oltre il gelo, !’inverno, l’immagine ricorrente della morte”.

Dal 1994 la Terreno è inserita nel Catalogo Prandi della Grafica Italiana di Reggio Emilia. Dal 1996 illustra la collana Edere. Ha pubblicato diversi libri illustrati, come Le avventure di Pinocchio (Liboà Editore) nel 2002 e Bestie di Federigo Tozzi nel 2004. Terreno opera nello studio situato al primo piano della Calcografia Al Pozzo Liboà di Dogliani, un laboratorio di creatività e di passione condiviso tanti anni con il marito, ora scomparso, Antonio per l’incisione e la grafica. Il disegno spontaneo di animali e del paesaggio di Langa ha accompagnato l’artista sin dai tempi della sua infanzia, seguito poi dall’impiego dei pastelli, degli acquerelli, delle incisioni e della pittura a olio, che caratterizzano la sua produzione artistica più attuale. In essa dominano gli elementi figurativi resi in bianco e nero associato ai colori, gli sconfinamenti tra figurazione e astrazione e la propensione a stendere con leggerezza i segni e le pennellate sulle superfici dei suoi supporti. Prevale su tutto il senso evocativo delle immagini, la capacità di suggerire le sensazioni della morbidezza di un manto nevoso, della lucentezza delle piume di un volatile, della trasparenza delle acque di un ruscello.

“Un segno – scrive Angelo Mistrangelo – che non è mai ferreo o lancinante, ma impalpabile, sorretto da una sottile vena poetica, scandito da una meditata visione delle cose che circondano l’artista in una sorta di rapporto preferenziale tra la natura e la sua sensibilità di pittrice, di donna del nostro tempo, pronta a cogliere il declinare della luna dietro le colline. Un segno che le permette di riscoprire i luoghi dell’infanzia, di dare forma, se cosìpossiamo dire, al silenzio, alla solitudine, a un’atmosfera che è sogno, fiaba, incanto lunare”.

 

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