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Lunedì 27 giugno 2022

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Salvini-De Benedetti, nessuna sentenza politica, giudici autonomi

L’Associazione magistrati sulla querela del leader della Lega all’editore spiega perché non c'è stata diffamazione

La Guida - Salvini-De Benedetti, nessuna sentenza politica, giudici autonomi

Cuneo – Nel commentare la sentenza con cui la giudice del tribunale di Cuneo Emanuela Dufour aveva assolto, nel marzo scorso, l’ingegnere Carlo De Benedetti dall’accusa di diffamazione ai danni dell’onorevole Matteo Salvini, l’avvocato Claudia Eccher, che rappresentava il segretario della Lega costituito parte civile in giudizio, aveva parlato di  “sentenza politica e potenzialmente pericolosa”.
Ora che sono state depositate le motivazioni della sentenza, è direttamente l’Associazione Nazionale Magistrati, attraverso la Giunta Distrettuale Piemonte e Valle d’ Aosta, a ribadire l’indipendenza e l’autonomia di giudizio della collega.
“Una motivazione ampia, dettagliata, argomentata diffusamente e specificamente è stata depositata – si legge nella nota dell’ANM – espressiva dell’impegno, della professionalità e dell’assoluta terzietà della dottoressa Dufour, che da sempre ha dimostrato di non voler essere ricondotta direttamente o indirettamente  a qualsiasi fazione politica”. Ricordando che “la critica ai provvedimenti giudiziari dovrebbe essere frutto di un’analisi esaustiva degli stessi” la Giunta distrettuale dell’ANM sottolinea come “questo appello non vuole essere una difesa corporativa dell’operato della magistratura ma un invito a non rinunciare agli strumenti giuridici che dovrebbero improntare il confronto su questi temi”.
I fatti erano quelli del maggio 2018 al Festival dei nuovi media di Dogliani, dove De Benedetti, intervistato da Lilli Gruber aveva definito Salvini “xenofobo, antisemita, antieuropeo, festeggia Orban in Ungheria finanziato da Putin, insomma è uno da cui tenersi lontano”.
Di tutte quelle opinioni, fu in particolare quella di antisemitismo a suscitare sdegno nel segretario della Lega e indurlo alla querela, “la considero un’infamia pesante, è inaccettabile” aveva ribadito in aula al giudice, “una frase non vera e con una rilevanza sociale pregiudizievole, spregiativa in modo assoluto” aveva ancora sottolineato l’avvocato Eccher nelle sue conclusioni. Dal canto loro gli avvocati di difesa Marco Ivaldi ed Elisabetta Rubini  avevano invece ribadito che “per la critica politica non si pone un giudizio di veridicità ma di base fattuale”,  e il riferimento fattuale per De Bendetti, come spiegato durante quell’intervista, erano i manifesti affissi a Milano da gruppi politicamente vicini a Salvini, in cui appariva la sua faccia e si diceva che lui finanziava i barconi dei migranti perché così poi votavano PD. Parole che, si legge nella sentenza della dottoressa Dufour, De Bendetti aveva interpretato come un’accusa a sé in quanto proveniente da una famiglia di origini ebraiche e perciò oggetto di avversione di tipo etnico. Esaminate in questo contesto quindi le parole pronunciate da De Benedetti, si legge ancora nella sentenza, rientrano ampiamente nell’esercizio del diritto di critica politica, la quale, secondo quanto espresso dalla Corte di Cassazione “ha per sua natura un carattere congetturale in quanto espressione di carattere meramente soggettiva”.

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