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Domenica 14 agosto 2022

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De Bertolini al cinema Monviso: “Il mio viaggio non è stato un’impresa, possono farlo tutti”

Davanti a diversi spettatori, il ciclista ha raccontato la sua avventura di 10.000 km negli Stati Uniti, da San Francisco alle terre desolate dell'Alaska

La Guida - De Bertolini al cinema Monviso: “Il mio viaggio non è stato un’impresa, possono farlo tutti”

Cuneo – Si è tenuta nella serata di mercoledì 15 giugno al cinema Monviso, la presentazione del docufilm “It’s my home for three months”, che racconta l’avventura in bici di Alessandro de Bertolini nel continente americano.

Il ricercatore della Fondazione museo storico del Trentino, nel 2017 ha percorso 10.500 km partendo da San Francisco in California e arrivando sulla costa nord dell’Alaska, passando per il grande “West” e i suoi parchi nazionali, i deserti e praterie infinite.

La serata organizzata dal Comune di Cuneo, ad ingresso libero, ha visto la partecipazione di diverse persone in sala. Grazie alla collaborazione con Montura, il ciclista ha pubblicato un libro, i cui proventi verranno interamente devoluti a dei progetti umanitari a Ulan Bator (Mongolia) e Katmandu (Nepal).

“La mia non è un’impresa – esordisce de Bertolini – di persone come me è pieno il mondo. E’ una cosa che possono fare tutti, ma servono principalmente due cose: una forte motivazione e qualcuno che ti aspetta a casa”.

“La bicicletta – continua il trentino – ti permette di viaggiare lentamente, in un mondo in cui ormai siamo abituati a correre e non avere tempo per niente. Ti permette di incontrare persone e culture nei paesi che attraversi. Inseguivo quel sogno di libertà e anarchia che non esiste, era solo nella mia testa. Dopo tre o quattro settimane ho smesso di viaggiare e ho iniziato a vivere l’esperienza”.

Alessandro ha poi ribaltato diversi suoi pregiudizi sul popolo americano: “Non ho quasi mai avuto paura, le persone che ho incontrato sono sempre state ospitali (se non fosse che alcune avevano la pistola con sé). Così come non mi sono mai sentito solo, se non nelle grandi città e aeroporti dove avevo bisogno di empatia. La solitudine è un lusso per chi se la può permettere”.

A chi gli chiede qual è stato il momento più difficile, risponde: “Il ritorno, non volevo tornare indietro, ma dopo un po’ devi lasciare altrimenti diventi una bandiera al vento. Le persone che mi aspettavano a casa hanno dato un senso al ritorno”.

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