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Lunedì 27 giugno 2022

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Tenta di vendere un tablet rubato in un bar, condannato

Gli agenti della Polizia locale stavano seguendo un'altra persona e si sono accorti dei contatti sospetti

La Guida - Tenta di vendere un tablet rubato in un bar, condannato

Cuneo – Aveva provato a rivendere un tablet rubato la sera prima in un bar di Cuneo, ma è stato fermato proprio mentre cercava di convincere il proprietario di un minimarket di corso Giolitti ad acquistarlo. A scoprire il ricettatore è stata una pattuglia di agenti della Polizia locale che in realtà stava seguendo l’uomo che era in compagnia del ricettatore: “Stavamo seguendo questa persona a noi nota che entrava nel negozio presumibilmente per acquistare da bere – ha riferito al giudice l’ispettore capo della Polizia municipale – e dato che in quella zona è proibito bere all’esterno, lo abbiamo seguito nel minimarket”. Quando sono entrati hanno però sentito che l’altro uomo stava cercando di vendere un tablet per 100 euro al proprietario del negozio: “Diceva ‘ti garantisco che è mio – ha raccontato l’ispettore capo -, te lo vendo a 100 euro’, ma il titolare del locale gli aveva risposto che lo avrebbe preso solo se gli avesse mostrato lo scontrino”.
Aspettarono che i due uscissero e chiesero all’uomo da dove venisse il tablet e quello tranquillamente diede risposte molto vaghe. Condotto in ufficio per l’identificazione, l’uomo risultò essere M. S., 42enne leccese, con un precedente per rapina a mano armata, che aveva rubato il tablet proprio la sera prima, il 4 luglio 2021 in un bar di Cuneo. Grazie alle mail e ai contatti salvati sul tablet, gli agenti risalirono al proprietario che aveva riferito di aver subito il furto la sera prima e di non aver ancora sporto denuncia. A conclusione dell’istruttoria il pubblico ministero Alessandro Borgotallo ha chiesto la pena di due anni e 516 euro di multa, in considerazione del fatto che il reato in sé era di particolare tenuità ma era stato commesso da un soggetto con precedenti per rapina, richiesta completamente accolta dal giudice che ha condannato a due anni e 516 euro di multa.

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