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Venerdì 9 dicembre 2022

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Antonio Bartolomeo Bruni nella Francia rivoluzionaria

Un compositore cuneese celebre sui palcoscenici di mezza Europa, ma dimenticato in casa sua

La Guida - Antonio Bartolomeo Bruni nella Francia rivoluzionaria

Un doveroso omaggio alla figura di Antonio Bartolomeo Bruni, un cuneese tanto famoso in Europa sul finire del Settecento quanto dimenticato, anche a casa sua, nei secoli successivi. L’occasione è il centenario della morte avvenuta nella sua villa La Magnina nell’agosto del 1821.
L’ampio e documentato lavoro di ricerca di Aldo Salvagno rende ragione di una figura importante nel panorama musicale europeo del tempo a partire dalla sua formazione in Cuneo in un periodo non certo facile per la città. Era uscita da poco dal suo sesto assedio, ma la famiglia Bruni, probabilmente benestante, poté garantire al figlio Antonio Bartolomeo studi di violino a Torino, città che poteva vantare una tra le migliore scuole violinistiche della penisola. Poi c’è la lunga e proficua esperienza di Parigi. Bruni vi arriva poco più che ventenne. Si fa presto notare nei “Concert spirituel” nel palazzo delle Tuileries dove c’è spazio anche per la musica cameristica. È l’inizio di una brillante carriera che lo vede avvicinarsi presto all’opera lirica come compositore sempre apprezzato.
La rivoluzione lo coglie nel pieno del successo, ma non ne scalfisce la fama. Anzi il “cittadino Bruni” entra a far parte della Commission temporaire des arts col compito di inventariare tutti gli strumenti musicali e le biblioteche del dipartimento della Somme. Nel 1797 è tra i firmatari di una Déclaration des auteurs dramatiques con cui si chiede al nuovo governo di tutelare gli autori e le loro opere. Era infatti uso che il compositore non avesse alcun diritto sulle sue produzioni ed era sufficiente dichiarare la rappresentazione “per beneficenza” che il suo autore non riceveva alcun compenso. È un primo abbozzo di quella che nel tempo diverrà la tutela del diritto d’autore. La fortuna parigina arride a Bartolomeo per una decina d’anni, pur con alti e bassi. Poi si apre una fase di “silenzio operistico” forse legato alla sua nuova mansione di direttore dell’Opéra-Comique che gli garantiva una certa sicurezza economica.
Il saggio di Salvagno segue Bruni fino al ritorno a Cuneo e alla sua morte. Si amplia poi nelle parti successive in pagine più “tecniche” con il repertorio delle sue opere liriche e strumentali avendo cura di segnalarne le esecuzioni nelle varie città europee.

 

Antonio Bartolomeo Bruni
di Aldo Salvagno

Librerie Musicale Italiana
30 euro

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