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Domenica 14 agosto 2022

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La Caritas di Saluzzo e il processo sul caporalato

“Far emergere condizioni di sfruttamento o intermediazione illecita è una premessa necessaria per costruire un sistema alternativo in agricoltura in cui l’incontro tra la domanda e l’offerta e i rapporti di lavoro operino all’insegna della legalità”

La Guida - La Caritas di Saluzzo e il processo sul caporalato

SaluzzoRiceviamo e pubblichiamo un commento della Caritas diocesana di Saluzzo in merito al cosiddetto “Processo Momo”, sul caporalato.

“La Caritas Diocesana di Saluzzo, prima con il progetto Presidio di Caritas Italiana poi con il progetto SIPLA Centro Nord di Consorzio Communitas e Arci, dal 2014 è attiva nel contrastare il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e dell’intermediazione illecita in agricoltura.
In attesa di leggere le motivazioni che hanno portato questa mattina il Tribunale di Cuneo a condannare in primo grado quattro imprenditori agricoli per sfruttamento lavorativo ed un bracciante per intermediazione illecita (caporalato), riteniamo importante sottolineare come nel nostro territorio sia fondamentale proseguire nella costruzione di un sistema reale di protezione e accompagnamento dei lavoratori agricoli stranieri in stato di bisogno e di supporto alle imprese agricole.
In questi anni, l’attività della Caritas di Saluzzo a sostegno dei braccianti stranieri che vivono in condizioni di grave marginalità ha visto operatori e volontari raccogliere le voci e le storie di oltre 5000 persone nel nostro Presidio in corso Piemonte 59 e nei Presidi mobili.
Esiste un filo comune che lega le storie di queste persone e quella del territorio in cui lavorano e vivono. Ciò che negli anni si è delineato come un fattore determinante per garantire una vita dignitosa a queste persone é innanzitutto il pieno rispetto dei loro diritti come lavoratori.
Riteniamo che far emergere eventuali condizioni di sfruttamento o intermediazione illecita (caporalato) sia una premessa necessaria per costruire un sistema alternativo in agricoltura in cui l’incontro tra la domanda e l’offerta e i rapporti di lavoro operino all’insegna della legalità.
Il mancato rispetto delle previsioni sull’orario di lavoro, la violazione delle norme sulla sicurezza, il sistematico ricorso al cosiddetto lavoro grigio (con una difforme contribuzione e retribuzione dei dipendenti), se non nero, sono fenomeni che inquinano il comparto produttivo, danneggiano le imprese oneste, impoveriscono il territorio generando un costo sociale che si ripercuote anche sulla collettività (basti pensare alla condizione dei braccianti o aspiranti tali senza dimora che finiscono a dormire nelle strade).
La Caritas di Saluzzo prosegue la sua attività in rete in sinergia con i numerosi attori del territorio che, con responsabilità, continuano a confrontarsi in questi anni dando vita a progetti e azioni comuni per conoscere le dinamiche del territorio, mettere a sistema le buone prassi e valorizzare gli interventi di qualità.
La sentenza di primo grado, seppur non definitiva, crediamo debba suscitare una profonda riflessione sul funzionamento e sulla responsabilità degli attori e del sistema della filiera agricola. Ciascuno, dai produttori alla distribuzione ai consumatori stessi, deve sentirsi chiamato a ripensare questo sistema in modo più equo, dal momento che troppo spesso le sue storture si ripercuotono sugli anelli più deboli, dai braccianti sfruttati agli agricoltori strozzati dalla Grande distribuzione e dai cambiamenti climatici.
Queste condanne in primo grado, ne siamo consapevoli, non potranno cambiare la complessità di questo fenomeno, ma confidiamo possano dare sostegno agli imprenditori e alle organizzazioni che  difendono e valorizzano chi lavora la terra e porta sulle nostre tavole frutta e verdura di qualità, chi preserva il territorio dal punto di vista ambientale e vede nei dipendenti una parte fondamentale della filiera, anziché  utilizzare le loro fragilità a proprio vantaggio”.

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