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Venerdì 1 luglio 2022

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Violenza privata, incendio e minacce per un locale: due a processo

Continua il procedimento contro due cittadini egiziani residenti a Torino, fatti avvenuti a Mondovì e a Cuneo

La Guida - Violenza privata, incendio e minacce per un locale: due a processo

Cuneo – È proseguito al tribunale di Cuneo il processo nei confronti di S. H. e M. H., cittadini egiziani residenti a Torino, accusati di tentata violenza privata aggravata dall’uso di armi nei confronti di un connazionale proprietario a Cuneo di un minimarket. I fatti risalgono ai primi giorni del novembre 2018. quando tre persone avevano tentato di incendiare l’abitazione dell’uomo a Pogliola, tre connazionali con i quali c’era stata una discussione sull’acquisto di un locale kebab a Mondovì. I tre furono presi dai Carabinieri mentre si allontanavano dal luogo dell’incendio e furono successivamente processati e condannati.
Nella sua denuncia ai Carabinieri, la vittima aveva indicato M. H., fratello di uno dei tre, e S. H., una sorta di capoclan della numerosa comunità egiziana di Torino, come i veri mandanti di quell’atto.
La mattina del 6 novembre, il giorno dopo il tentativo di incendio, M. H. e S. H. si sarebbero presentati nel minimarket della vittima, in via Giordanengo, vittima e lo avrebbero minacciato se non avesse ritirato la denuncia nei loro confronti: “Mi dissero che avrebbero ammazzato me e i miei figli – aveva riferito in aula la parte offesa -; nei giorni seguenti ricevetti tante telefonate da numeri sconosciuti ma tutti chiamavano a nome di loro due e mi minacciavano. Ho cambiato casa, ma sappiate che se mi succede qualcosa è stato S. H. a ordinarlo”.
I due imputati ascoltati in aula all’ultima udienza hanno confermato di essere stati a Cuneo nei due giorni successivi all’incendio, ma solo per parlare con un avvocato di Mondovì e poi per prendere i tre parenti accusati dell’incendio, rilasciati dal carcere dopo la convalida dell’arresto: “In quei due giorni – ha detto M. H. – siamo andati sia in caserma dai Carabinieri di Mondovì e poi al carcere del Cerialdo per chiedere quando sarebbero stati rilasciati i nostri parenti. Come potevamo andare in giro con una pistola?”. L’udienza è stata rinviata al 24 marzo per la discussione e la sentenza.

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