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Venerdì 30 settembre 2022

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San Benigno ha ricordato l’eccidio della Candelora

La cerimonia come prima del Covid con la deposizione dei fiori ai caduti e la presenza delle scuole

La Guida - San Benigno ha ricordato l’eccidio della Candelora

San Benigno – San Benigno ha ricordato oggi, a 77 anni di distanza, l’eccidio della Candelora. Una pagina di storia che ha segnato profondamente il Cuneese, colpendo la frazione e tutta la comunità religiosa, in un luogo in cui si credeva al sicuro, cioè la chiesa. E anche durante la pandemia non è stata dimenticata, nonostante la cerimonia, nel 2021, si sia dovuta svolgere in forma ridotta. Quest’anno, invece, alla commemorazione c’erano anche i bambini della scuola con le autorità civili, militari e religiose. Dopo la Messa nella chiesa parrocchiale, officiata dal parroco don Piero Giraudo, la sosta alla lapide che ricorda l’eccidio, e la deposizione, da parte dell’amministrazione comunale, di una corona di fiori al monumento che ricorda i caduti di San Benigno
A rappresentare il Comune, con il gonfalone civico insieme ai vessilli delle organizzazioni alpine e i simboli partigiani, il sindaco, Federico Borgna, con il suo vice, Patrizia Manassero e l’assessore alle frazioni Luca Serale. “Gli ospiti d’onore siete voi – ha detto il primo cittadino rivolto agli studenti – e vi ringraziamo per il lavoro che avete fatto e per la poesia che ci avete letto. È proprio questo il senso delle commemorazioni: fare memoria di ciò che è successo il 2 febbraio del 1945 qui a San Benigno, quando qualcuno ha pensato che fosse giusto entrare in chiesa, prendere dei ragazzi, farli uscire e ucciderli”. Successe durante la Candelora, la Messa che la chiesa dedica alla purificazione di Maria Vergine con la benedizione delle candele, un gruppo di fascisti, per vendicare la morte di un commilitone ucciso, anche se molto probabilmente da fuoco amico, la notte tra l’1 e il 2 febbraio dai partigiani a Tarantasca, raggiunse la frazione cuneese. In chiesa c’erano uomini, donne e bambini. Fecero uscire tutti i giovani tra i 20 e i 28 anni. Ne misero 14 al muro e ne uccisero 13. Uno, Bartolomeo Garro, si salvò: creduto morto dalle camicie nere, rimase gravemente ferito ma vivo. Tra i superstiti, Luigi Giorgis, prezioso testimone della strage scomparso, a 94 anni, a inizio 2021.

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