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Giovedì 19 maggio 2022

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Quei testi letterari e giornalistici trattati come opere d’arte

Ezio Gribaudo di Torino ha appena compiuto 93 anni e ha dedicato la sua vita all'arte, opere in mostra a Cuneo e Bene Vagienna

La Guida - Quei testi letterari e giornalistici trattati come opere d’arte

Il maestro Ezio Gribaudo, torinese, ma che conosce bene Cuneo e il territorio cuneese, ha appena compiuto 93 anni. Nato a Torino il 10 gennaio 1929 ha dedicato tutta la sua vita all’arte come pittore, incisore, collezionista, ma anche editore di libri e cataloghi d’arte per i maggiori artisti del ‘900. Il suo nome è associato ad artisti come Chagall, de Chirico, Miró, Bacon, Duchamp, Guttuso, Burri, Manzù e Savinio e molti altri.
Studia all’Accademia di Brera di Milano e alla facoltà di architettura del Politecnico di Torino, poi viaggia tanto e tiene la sua prima personale alla Saletta Cristallo a Torino nel 1953. Nel 1959 la Galleria La Bussola, Torino, gli dedica una mostra di rilievo; nello stesso anno entra nella casa editrice Fratelli Pozzo dove rimarrà come redattore sino al 1974. Nei primi anni Sessanta entra in contatto con varie realtà artistiche. Nel 1960 incontra esponenti del gruppo CoBrA: Asger Jorn, Pierre Alechinsky e Karel Appel. Nel 1961 è a New York, dove incontra Marcel Duchamp e Hans Hofmann, e a Parigi, dove conosce Bram van Velde e Samuel Beckett. Nel 1964 conosce in Messico David Alfaro Siqueiros.
Abbandona il linguaggio dell’Informale per avvicinarsi al Nouveau Réalisme. Nel 1965 partecipa al Salon de Mai, Parigi, vince un premio alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, frequenta Graham Sutherland e ritorna negli Stati Uniti e in Messico. Nel 1966 vince il Primo premio alla Biennale di Venezia e l’anno seguente un premio alla Biennale di San Paolo, quando partecipa anche al Salón de Mayo all’Havana, Cuba, dove collabora con altri artisti all’opera Cuba Colectiva. Nel 1969 visita Londra e diventa amico di Henry Moore. I viaggi continueranno anche nei decenni seguenti, e quelli in Cina e in Australia saranno determinanti per la sua opera. Nel 1971 espone al Kunstverein di Gottingen, e nel 1974 alla Marlborough Gallery, Londra, e alla Michaud Gallery, Firenze, insieme a David Hockney. Nel 1976 progetta il proprio studio di Torino e organizza con Peggy Guggenheim l’esposizione della sua collezione alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.
Nel 2003 è insignito della Medaglia d’oro della Città di Torino, e due anni più tardi è nominato Presidente dell’Accademia Albertina, di cui diventa Accademico onorario nel 2008 e dove viene presentata una retrospettiva per commemorare l’evento.
Con il suo lavoro artistico realizzato attraverso vari media e tecniche miste, nonché i tradizionali strumenti pittorici, è passato dalla grafica alla scultura e alla pittura, con gli utensili della moderna industria tipografica, poi sostituiti con torchi manuali echeggianti la dimensione più artigianale della sua opera. Gribaudo ha elaborato queste tappe figurative come elementi che nel loro insieme costituiscono una vera e propria resa figurativa del mondo e allo stesso tempo di una visione intesa come mimesi del reale, dove ogni aspetto investigato dall’artista viene filtrato dall’opera stessa attraverso una precisa scelta estetica e un attento processo conoscitivo che comprende testi letterari e giornalistici trattati come opere d’arte.
“Come in un dizionario di immagini, – diporta la sua biografia ufficiale – e con l’elaborazione di un lessico funzionale alla sua arte, nella sua carriera Gribaudo ha sviluppato la sua opera attraverso diversi temi fondamentali. A partire dai flani e dai logogrifi (la cui serie si è sviluppata in metallogrifi e saccogrifi), ha aggiunto alla sua produzione i Teatri della memoria, i simboli del Concilio, i cieli, i dinosauri e le piramidi. I Teatri della memoria propongono uno studio delle arti mnemoniche, nelle quali l’artista ordina il linguaggio secondo vari codici immaginali per ricomporre i segni verbali del reale e ricreare nuovi significati concettuali che evocano il passato da recuperare. Il suo lessico artistico ha incorporato e creato una terminologia precisa e attenta a tutti gli sviluppi che hanno accompagnato la sua produzione, realizzando così delle modalità espressive riconducibili unicamente al suo percorso”.
Dopo un inizio caratterizzato da uno stile figurativo e non astratto, Gribaudo ha ampliato i suoi interessi pittorici includendo molteplici materiali e tecniche, dando così vita a flani  e logogrifi. I monocromatismi bianchi elaborati in tipografia sono stati realizzati con le matrici e le tecniche della riproduzione seriale con i flani , scarti della produzione di giornali e testi editoriali, andando così al di là delle tecniche pittoriche tradizionali. Negli anni sessanta, ha sviluppato i logogrifi , ovvero impronte tipografiche su carta buvard, prive di inchiostro e impresse a secco (embossing ), dimostrando come nel suo lavoro sia fondamentale il rapporto tra testo e immagine. I logogrifi hanno poi dato origine a loro volta a molteplici sviluppi materici e verbali quali i metallogrifi e i saccogrifi. All’interno di questa metamorfosi delle tecniche, continua a tornare un uso della scrittura resa come arte. Le notizie giornalistiche dei flani, ad esempio, vengono trasformate da cronaca dell’esperienza collettiva dell’umanità a testo letterario, o viceversa. Il loro linguaggio si fa immagine, ma allo stesso tempo la stessa immagine viene trattata come linguaggio. Testi antiquari vengono collocati all’interno di cornici pittoriche come intarsi realizzati con la tecnica del collage, con ampio riutilizzo di immagini pre-esistenti e ricontestualizzate.
Per quanto riguarda i monocromatismi bianchi, che sono tra gli elementi iconici della sua opera, va tenuto presente che Gribaudo è un attento conoscitore di Malevič, Klein e Rauschenberg, oltre che del surrealismo e della pittura metafisica di de Chirico che hanno influenzato la sua evoluzione figurativa. Il suo uso di ready-made  e materiali non tradizionali trova dei rimandi in Burri e Fontana; infine, nel suo uso dell’industria tipografica, Gribaudo si ispira ad alcuni elementi del Futurismo, proiettandoli nella contemporaneità. In senso più ampio, nella sua arte si avvertono rimandi alle strutture di Piero della Francesca, nonché al cubismo, e non solo: la pop art di Andy Warhol, Rothko e l’espressionismo astratto, nonché il surrealismo di Dalí ed Ernst.

Alcune opere di Ezio Gribaudo sono visibili in due mostre. Un’opera è in mostra a Palazzo Samone nella mostra dell’associazione Pro Natura Cuneo, “Le Vie del Profumo” visitabile fino al 30 gennaio dal giovedì al sabato dalle 15,30 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19. Altre sono alla mostra appena inaugurata a Palazzo Lucerna di Rorà già Oreglia di Novello, “Il tangibile e l’immaginario” a cura di Roberto Borra  e Alberto Bongini con la  direzione artistica di Karina Lukasik per l’associazione Fly Art di Torino. La mostra rimarrà aperta fino al 27 marzo il sabato dalle 15 alle 18 e nei festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.

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