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Martedì 24 maggio 2022

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L’incidente sulle piste di sci e poi il decesso, processo al termine

Ultime udienze per le testimonianze sulla morte di un 49enne ligure, qualche giorno dopo uno scontro in notturna a Prato Nevoso

La Guida - L’incidente sulle piste di sci e poi il decesso, processo al termine

Prato Nevoso – Sta volgendo al termine il processo per omicidio colposo in cui è imputato M. A., 22enne di Carmagnola, che la sera dell’8 febbraio 2019, sciando in notturna con degli amici, avrebbe investito M. T., 49enne ligure che sciava in compagnia del fratello. Da quanto è emerso in istruttoria, i due sciavano su due piste confinanti, la numero uno percorsa dalla vittima dell’incidente, e alla sua sinistra lo snow park su cui scendeva M. A. con gli amici. Nel punto in cui lo snow park confluisce nella pista numero uno con un piccolo salto, sarebbe avvenuto lo scontro tra i due sciatori. In seguito a quella caduta l’uomo avrebbe riportato la frattura della milza. Operato immediatamente all’ospedale di Mondovì, la mattina del 14 febbraio, il giorno in cui avrebbe dovuto essere dimesso, M. T. morì a causa di una tromboembolia polmonare.
Alla scorsa udienza il medico legale nominato dalla Procura aveva dichiarato che quell’evento, imprevedibile e imprevisto, era comunque conseguenza della caduta che gli aveva provocato la rottura della milza. Nel corso dell’ultima udienza si è sottoposto all’interrogatorio il giovane accusato di aver provocato l’incidente: “Tenevo il lato sinistro della mia pista quando stavo per immettermi sulla pista numero uno – ha dichiarato il giovane -, guardavo avanti e alla mia destra ma non c’era nessuno. Il signor M. T. doveva venire dietro di me perché io non ho visto nessuno, mi ha tagliato la strada. I miei sci sono rimasti incastrati sotto le code dei suoi e sono stato catapultato in avanti”. Il ragazzo ha quindi detto di essersi subito preoccupato delle condizioni di M. T. chiamando i soccorsi e poi di aver seguito l’infortunato fino al punto di primo soccorso dove aveva lasciato i suoi dati e recapiti, negando tuttavia, come invece dichiarato dal fratello della vittima, di essersi scusato per aver procurato l’incidente.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche la moglie della vittima, la quale ha dichiarato che la mattina dopo l’incidente, il marito le aveva raccontato della dinamica dello scontro dicendo che il ragazzo che gli era venuto addosso aveva ammesso di essere in colpa.
Secondo il comandate della stazione dei Carabinieri di Frabosa, che dopo il decesso di M. T. aveva preso in carico l’indagine, nel punto di confluenza delle due piste chi viene da destra ha sempre la precedenza, ma ha anche ammesso di non aver potuto fare sopralluoghi perché a differenza di una strada asfaltata, le condizioni delle piste da sci sono mutevoli e i Carabinieri avevano preso in carico l’indagine solo a distanza di alcuni giorni, dopo la morte della vittima dello scontro. Nell’udienza dell’8 febbraio ci sarà ancora il tempo per le controdeduzioni delle parti sugli ultimi documenti prodotti al giudice e poi verrà fissata l’udienza per la discussione e la sentenza.

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