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Sabato 28 maggio 2022

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Processo per il cantiere del Tenda Bis, parlano i difensori

Nel filone cuneese del procedimento, cinque persone accusate per i furti e per la gestione dei lavori nell'area

La Guida - Processo per il cantiere del Tenda Bis, parlano i difensori

Limone Piemonte – “In questo processo non si tratta solo della sottrazione di materiali e di indebito arricchimento; qui si tratta di malaffare nella realizzazione di un’opera pubblica, che appartiene a tutti, che tutti noi dobbiamo usare”: con queste parole il procuratore della Repubblica Onelio Dodero ha sottolineato la gravità della serie di furti di materiali ferrosi all’interno del cantiere per il raddoppio del tunnel di Tenda, al termine della minuziosa requisitoria con cui è arrivato a chiedere la condanna per tutti gli imputati rinviati a giudizio. Un processo per furto delle centine che sarebbero dovute servire per la realizzazione della galleria e che invece, in base all’indagine della Guardia di Finanza svolta con pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni, venivano rivendute subito dopo essere state scaricate in cantiere. Dagli atti delle indagini risultano circa 212 tonnellate di materiali ferrosi rivendute con un guadagno di circa 23.000 euro, stando ai soli carichi che gli inquirenti hanno tracciato, ma che si suppone si aggiri intorno ai 100.000 euro. Erano tutti dipendenti della Grandi Lavori Fincosit gli imputati del processo dal direttore tecnico A. F. ai capocantiere G. A. e A. P. fino agli operai L. M. e N. D. R. “Perché venivano ordinate sempre più centine di quelle che in realtà servivano e perché dovevano essere subito smaltite e non piuttosto accantonate e utilizzate in un secondo momento?”, si è chiesto il procuratore Dodero, mettendo in evidenza il modo illegale con cui veniva caricato il ferro sul camion “nascosto sotto al mucchio di rifiuti”, o al fatto che il carico del 27 ottobre 2017 doveva ritardare il viaggio in discarica perché in quel momento c’era una pattuglia della Finanza che controllava le strade. Una gestione talmente irregolare e caotica, dove ognuno faceva quello che gli pareva, da sollevare perplessità perfino in uno degli stessi imputati il quale disse agli inquirenti che vedeva il materiale stoccato che poi spariva e che lui stesso più volte aveva lamentato la mancanza di ferro per lavorare. “Una domanda troppo semplicistica”, ha invece risposto l’avvocato Andrea De Carlo, legale del direttore del cantiere A. F. cui sono contestati il furto, la detenzione illegale di materiale esplosivo e illeciti nello smaltimento dello ‘smarino’, “per un cantiere complesso come quello del Tenda Bis dove erano arrivati sei milioni di chili di ferro e ne viene contestato il furto di 212 tonnellate”. Secondo la difesa infatti non si può parlare di furto di ferro perché, semplicemente, il materiale che per qualsiasi motivo non veniva usato in cantiere, era da considerarsi rifiuto e stando a quanto dichiarato dall’ingegnere responsabile degli acquisti per la società Fincosit, il cantiere era completamente autonomo nella gestione dei rifiuti. Senza un danneggiato manca quindi anche un colpevole, “tanto più che A. F. in sette mesi di intercettazioni non ha mai parlato di smaltimento, fino a quando avendo notato irregolarità nella documentazione sul trasporto dei rifiuti, chiese lui stesso a un consulente esterno di verificare tutti i documenti”. Al termine della requisitoria il pubblico ministero ha chiesto la condanna per tutti gli imputati a partire dal direttore dei lavori A. F. per il quale sono stati chiesti sette anni e 3.100 euro di multa per i reati di furto, detenzione illegale di esplosivo e per violazioni in materia ambientale; per A. P. sono stati chiesti sei anni e 10 mesi e 2.900 euro di multa, per L. M. cinque anni e sei mesi e 1.800 euro, per G. A. e N. D. R. a cui era contestato il solo furto, sono stati chiesti rispettivamente quattro anni e sei mesi e 900 euro di multa e cinque anni e 1.500 euro di multa. Richiesta di condanna rigettata dalla difesa di A. F. che ha chiesto l’assoluzione per insussistenza del fatto o perché non costituisce reato e in caso di riqualificazione come appropriazione indebita, il non doversi procedere per mancanza di querela. Stesse conclusioni anche da parte dell’avvocato Naccarato per A. P. del quale si è sottolineata la totale mancanza di intercettazioni o di incontri con i collettori, mentre l’avvocato Paolo Verra per N. D. R. si è rifatto alla memoria difensiva depositando le proprie conclusioni scritte. Alla prossima udienza del 21 dicembre parleranno le altre difese.

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