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Giovedì 26 maggio 2022

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Numeri, figure e colori per veicolare l’essenza del sensibile

Le opere di Anna Valla denotano un gusto per il ritmo, l’armonia e l’equilibrio e sono visibili a Chiusa Pesio

La Guida - Numeri, figure e colori per veicolare l’essenza del sensibile

La ricerca dell’identità è un costante e paziente lavoro di interrogazione e di indagine a partire dal segno. L’identità è fatta di scritte, di cancellature e poi ancora di riscritture, dove il segno preme per venire alla luce con l’urgenza di una materia vitale  e pulsante, dove ogni impronta lasciata dalla mano diviene la preparazione della traccia successiva in un processo reiterato. L’arte di Anna Valla è riconoscibile subito.
Nata a Saluzzo, dove vive e lavora, ha studiato all’Accademia Albertina di Torino e ha completato la sua formazione nell’ambiente culturale dell’avanguardia torinese degli anni ‘70. La sua prima personale è del 1979. Successivamente ha partecipato ad altre personali in Italia (Bologna, Napoli, Parma, Alassio, Ascoli Piceno, Bra, Perugia, Genova, Omegna, Roma, Firenze, Bari, Torino) e all’estero (come a Basilea, Parigi, Dusseldorf, Melbourne e Geelong). Le sue opere sono presenti in varie Gallerie d’Arte Moderna di Gallarate, Termoli, Marradi, Torre Pellice, a Milano presso la Banca Commerciale Italiana, a Saluzzo e in collezioni private. Tra il 1990 e il 1996 ha realizzato sculture in ceramica nei laboratori di Albisola e anche in vetro presso una vetreria d’arte di Savona.
Gli elementi principali che caratterizzano le sue opere sono il colore e il segno gestuale, accomunate da un astrattismo lineare, senza però che la sua pittura si esaurisca nell’una o nell’altra, e senza che l’una prevalga sull’altra, in un rapporto di mediato equilibrio e di coerente complementarietà.
“II suo – scrive Massimo Centini – è un viaggio tra le tracce che si adagiano prevalentemente su tela, suggerendo al fruitore tutta una serie di percorsi aperti, dove l’interruzione di continuità pare orientata a sottolineare la dinamica posta alla base della dialettica segno/spazio. Il riferimento alla scrittura, o a una forma di protoscrittura, correrebbe il rischio di ricondurre il lavoro di Anna Valla in direzione delle sperimentazioni dadaiste e avanti fino alle evoluzioni della poesia visiva. Qui, ci sembra, l’intenzione dell’artista è orientata verso altre soluzioni poetiche, che non sconfinano nell’archeologia del segno, ma piuttosto guardano alla sua evoluzione nel tempo, alla sua trascrizione nel pentagramma dettato dalla costante riflessione sul ruolo della comunicazione, prima ancora che sull’analisi dell’estetica”.

Il risultato a cui perviene è quindi straordinariamente unitario: il rigore concettuale dell’astrazione geometrica viene utilizzato non per elidere ma, al contrario, per rendere viva e vibrante la carica emotiva e pulsionale espressa attraverso il colore. La realtà viene quindi filtrata da una sorta di “occhio-ombelico”, un’attenta tensione percettiva sia fisico-emotiva che intellettuale, con un’esigenza di contatto-distacco tra la realtà percepita e la sua riflessione meditata, mediata e resa finalmente nell’opera. Nelle sue creazioni prevalgono i bruni, le terre, gli ocra e i colori tenui. Le opere di Anna Valla denotano un gusto per il ritmo, l’armonia e l’equilibrio, sintetizzati in forme semplici. Un motivo costante nei suoi elaborati sono linee abbozzate e schizzate che danno dinamicità alla composizione.

“Iterazione e serialità ordinano un piano di sviluppo che mantiene viva la carica pulsionale e rafforza la suggestione dei colori e del tratto – scrive Ivan Fassio -. Già Albino Galvano nel 1981 notava come nell’opera di Anna Valla convivessero queste due tensioni: libertà espressiva e rigida scansione modulare. Comunicando attraverso un ritmo di tracce ripetute, l’utilizzo di un cromatismo corposo e ricco resta confinato al di là della percezione di una estrema libertà di scrittura. Enrico Crispolti, negli stessi anni, insisteva sulla ripetibilità di differenze. Una tale riflessione sull’impossibilità di un’esposizione unita nell’identicità dell’alfabeto fa in modo che si possano percepire gli impatti vitali e dinamici del segno. Scavalcando idealmente l’analisi della struttura essenziale, l’apparato emotivo emerge dalla variabilità delle partiture. Esempio di una pratica artistica “oltre il concettuale”, avvicinabile ad alcune prove di Giorgio Griffa e Marco Gastini, l’opera di Anna Valla tenta la creazione di una sintesi della percezione e dell’atto espressivo, un concentrato di imitazioni dei sensi. L’intento è l’approdo ad un potenziamento dell’immagine nella sua primaria e fondante capacità di veicolare l’essenza del sensibile.

Alcune opere di Anna Valla sono oggi fino al 9 gennaio al complesso museale Cavalier Giuseppe Avena di Chiusa Pesio nella mostra “Dialogo”  insieme a opere di Walter Accigliaro, Silvio Rosso, Cristina Saimandi, e del recentemente scomparso Corrado Ambrogio. Opere di contemporaneità tra le ceramiche storiche del museo. La mostra è visitabile alla domenica dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18.

Anna Valla, Palinsesto, 1985. T.M. su tela

Anna Valla, Palinsesto, 1985. T.M. su tela, 60×60

Anna Valla, Guerriero, 1996. Materiali vari di recupero, 40×30

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