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Giovedì 9 dicembre 2021

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Il padre del situazionismo che voleva cambiare il mondo

Piero Simondo nome di spicco dei movimenti artistici internazionali d’avanguardia del secondo dopoguerra, in mostra ad Alba

La Guida - Il padre del situazionismo che voleva cambiare il mondo

Piero Simondo è considerato il padre del situazionismo e nome di spicco dei movimenti artistici internazionali d’avanguardia del secondo dopoguerra. Nato a Cosio d’Arroscia in provincia di Imperia nel 1928 è morto a Torino lo scorso 6 novembre, a 92 anni. è stato un importante artista e intellettuale italiano, esponente dei movimenti internazionali d’avanguardia del secondo dopoguerra.
Allievo di Felice Casorati e di Filippo Scroppo all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si è laureato in Filosofia nell’Ateneo torinese e ha vissuto a Torino. I primi lavori sono costituiti da ceramiche astratte esposte nel 1952 ad Alba, città in cui si era trasferito. Nel settembre del 1955 ha fondato ad Alba con Asger Jorn e Pinot Gallizio il Laboratorio di esperienze immaginiste del Mouvement International pour une Bauhaus Imaginiste (Mibi) e ha pubblicato il Bollettino del movimento, intitolato Eristica. Tra il 2 e il 9 settembre del 1956, Simondo è tra gli organizzatori, insieme a Jorn, Gallizio ed Elena Verrone (che ha sposato nell’anno seguente), del Primo Congresso mondiale degli Artisti liberi sul tema “Le arti libere e le attività industriali”. All’estate del 1957 risale la fon- dazione dell’Internazionale Situazionista, da cui esce nel gennaio successivo, con Elena Verrone e Walter Olmo. Ha continuato a dipingere sempre, a cercare e a sperimentare e facendolo “in contrasto con il “già stato”. Con Michèle Bernstein è stato l’ultimo rappresentante di quel gruppo di artisti e di rivoluzionari, da Guy Debord a Pinot Gallizio, da Asger Jorn a Walter Olmo, a Ralph Rumney, a Elena Verronehttps://www.laguida.it/wp-admin/update-core.php, “che molto vento seminò e molta tempesta raccolse nel Maggio Francese e tra il ‘68 e dintorni”, dall’arte alla politica. Nel 1962 ha fondato a Torino, con un gruppo di operai e intellettuali, il Cira (Centro Internazionale per un Istituto di Ricerche Artistiche), la cui attività, protrattasi fino al 1967, si è fondata sul recupero dell’esperienza del Laboratorio di Alba, con il quale, fra l’altro, ha progettato installazioni sui temi dell’alienazione e della natura dei media. Nel 1972 è entrato all’Università di Torino, restandovi fino al 1996, per occuparsi dei laboratori di attività sperimentali presso l’Istituto di Pedagogia, per insegnarvi poi Metodologia e didattica degli audiovisivi. L’attività artistica di Simondo è iniziata negli anni Cinquanta con i Monotipi. All’inizio del decennio successivo, è comparsa la sequenza delle Topologie, opere dal forte impatto oggettuale. Nel 1968 ha dato vita ai Quadri-manifesto, seguiti poi dalle Ipo- pitture, dai Nitroraschiati e da altri cicli pittorici incentrati sulla sperimentazione di nuove tecniche e materiali.
“Simondo impiega o inventa tecniche che consen- tono di scavalcare la stratificazione di significati che l’intenzionalità e persino la manualità del pittore inevitabilmente finiscono per riproporre. Il suo obiettivo è la creazione di immagini attraverso un processo sperimentale, concepito non quale mezzo per verificare un’ipotesi ma per suscitarla; come artificio per materializzare, si potrebbe dire chimicamente, l’imprevisto. COsì l’artista, attraverso le sue pratiche peculiari (imprimere, levare, coprire) tenta di costringere alla resa la disciplina ufficiale della visione grazie alla capacità di vedere ciò che ancora non è stato visto” così scrive Sandro Ricaldone.
Negli anni Novanta, quando, a suo dire “l’angoscia dell’avanguardia si è attenuata”, Simondo è tornato ad usare i pennelli e i pastelli, realizzando alcuni grandi polittici. Molte le sue personali a partire dalla fine degli anni Ottanta. “Riscrivendo oggi la storia dell’arte nella seconda metà degli anni ’50, – dice Guido Curto – dobbiamo riconoscere che Simondo era l’unico artista culturalmente consapevole di cosa fosse e soprattutto di cosa poteva diventare la cosiddetta Internazionale Situazionista, ideata e teorizzata da Debord”.
Tra le sue numerose mostre personali, si ricordano quelle tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta e le ultime a Genova, a Torino, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e in contemporanea a Borgo nell’Art Gallery La Luna, e alla Fondazione Peano di Cuneo. Era stato presente anche a GrandArte 2013 nel complesso monumentale di San Francesco a Cuneo.

Oggi nella Chiesa di San Domenico la Fondazione Crc ha in corso la mostra “Piero Simondo. Laboratorio situazione esperimento”, una retrospettivo sukllasua opera, con dipinti, sculture e video realizzati dai primi anni Cinquanta alla fine degli anni Novanta. Curata da Luca Bochicchio, direttore scientifico del MuDA Casa Museo Jorn di Albissola Marina. La mostra è collegata al vicino Spazio Gallizio, allestito all’interno del Centro Studi Beppe Fenoglio, grazie ad alcune opere decorative (ceramica e legno) lì esposte e realizzate da Simondo durante la sua permanenza a casa di Pinot Gallizio. Fino al 12 dicembre tutti i giorni dalle 15 alle 18, il sabato, la domenica e i festivi anche la mattina dalle 10 alle 12.

Piero Simondo Composizione-polimaterica-1961-tecnica-mista-su-tela-

Piero Simondo – CieloGiallo_1968

Piero Simondo – Galop Tecnica mista su compensato Cm 57 x 114 1990

Piero Simondo -Pot a fleur cassè orchidée Tecnica mista su materiali vari Cm 70 x 100 1994

Piero Simondo – Sul grigio Tecnica mista su carta Cm 70 x 100 2005

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