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Venerdì 9 dicembre 2022

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Diffamazione, condannato sindacalista del commercio ambulante

Posizioni polemiche e post sui social dopo la decisione del Comune di spostare il mercato nell'estate 2020

La Guida - Diffamazione, condannato sindacalista del commercio ambulante

Limone Piemonte – “Pochi mesi dopo la mia elezione a sindaco sono stato chiamato ad affrontare due eventi eccezionali come l’emergenza Covid e l’alluvione. Ho dovuto prendere provvedimenti impopolari ma l’ho fatto per il bene della comunità”. Con queste dichiarazioni Massimo Riberi (a destra nella foto) ha aperto la sua testimonianza come parte offesa nel giudizio a carico di Carlo Cerrina (a sinistra nella foto), rappresentante sindacale di una parte degli ambulanti di Limone Piemonte. Cerrina era finito sul banco degli imputati con l’accusa di diffamazione, per alcune sue dichiarazioni in merito alla decisione dell’amministrazione comunale di spostare il mercato settimanale da via Roma a piazza Boccaccio. “Il trasferimento del mercato era dettato da motivi di sicurezza e di sanità”, ha riferito il sindaco che prima di assumere il provvedimento aveva avuto il parere tecnico, favorevole, di un ingegnere, dell’Asl e di un docente di diritto amministrativo. Il provvedimento venne approvato all’unanimità dal consiglio comunale e illustrato il 4 giugno 2020 ai rappresentanti sindacali degli ambulanti: a quell’incontro non era presente Cerrina perché, secondo quanto riferito dal sindaco, erano gli altri rappresentanti sindacali a non volersi sedere allo stesso tavolo con lui. Una decisione forse dettata dal fatto che qualche giorno prima di quell’incontro Cerrina aveva inviato una mail al sindaco e alla Prefettura: “Aveva scritto che con quel provvedimento favorivo i ristoratori di Limone che potevano mettere i dehors al posto degli ambulanti – ha riferito il sindaco -. Parlava di voto di scambio, mi descriveva come un sindaco al di sopra della legge. Accetto la critica ma non accetto di essere ingiuriato”. A quella mail fece seguito in agosto anche un post su Facebook in cui venivano ribaditi gli stessi concetti. Secondo Cerrina quelle parole non volevano essere diffamatorie: “Quando venni ricevuto dal sindaco ero agitato perché ero stato escluso dall’incontro con gli altri. Quello che avevo scritto nella mail non era un’affermazione, ma una domanda. Il mio era un rilievo tecnico perché non ritengo che il Comune possa revocare una concessione per concederla a qualcun altro. Inoltre il posto scelto per il mercato non è sicuro e quell’area è stata in parte toccata dall’alluvione. Tutti sono scontenti e ne è dimostrazione il fatto che molti ambulanti stanno lasciando Limone. Ci sono luoghi più adatti nel Comune per collocare il mercato”. Al pubblico ministero che gli ha fatto notare che le affermazioni scritte nella mail e su Facebook non erano accompagnate da alcun punto interrogativo, Cerrina ha risposto che forse era stata disattenzione ma che non era il suo intento offendere nessuno. Al termine dell’istruttoria il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei mesi e 600 euro di multa, la parte civile, ribadendo che il sindacalista avrebbe potuto esercitare il suo diritto nelle sedi opportune e con i dovuti toni, ha chiesto il risarcimento per il sindaco, mentre la difesa ha sottolineato che nella mail, inviata solo al sindaco e al Prefetto, non fosse possibile ravvisare quella pluralità di persone necessarie a configurare il reato di diffamazione, e per il post su Facebook ha chiesto di contenere la pena nei minimi e solo pecuniaria. Richiesta accolta dalla giudice ha assolto l’uomo per quanto riguardava la mail e lo ha condannato per il post su Facebook a 1.000 euro di multa e al risarcimento di 5.000 euro per la parte civile.

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