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Giovedì 19 maggio 2022

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Processo per i lavori al Tenda Bis, le repliche degli imputati

Prosegue al tribunale di Cuneo il processo sui furti di materiali al cantiere

La Guida - Processo per i lavori al Tenda Bis, le repliche degli imputati

Cuneo – Prosegue al tribunale di Cuneo il processo sui furti di materiali al cantiere del Tenda Bis, dopo che il troncone relativo ai reati contestati di falso ideologico e truffa sono stati spostati per competenza a Torino.
All’ultima udienza è stato ascoltato A. F., direttore tecnico dipendente della Grandi Lavori Fincosit che si era aggiudicata l’appalto per il raddoppio del tunnel. Alla domanda del procuratore Onelio Dodero circa la sparizione dei materiali, l’ingegnere ha ricordato la sua ventennale esperienza in opere specializzate: “Non ero lì per rivendere il materiale”. Ed è proprio la rivendita del materiale dal cantiere l’oggetto delle contestazioni agli imputati, circa 212 tonnellate di materiali ferrosi, 850 euro a tonnellata, sottratte appena arrivate in cantiere e rivendute, per un importo stimato di 23.000 euro sui soli camion che erano stati tracciati dagli inquirenti una volta avviate le indagini, ma che si pensa possa essere molto più consistente.
Secondo l’imputato l’azienda non si preoccupava del ferro in un cantiere che costava circa 80.000 euro al giorno: “Hanno comprato oltre sei milioni di tonnellate di materiali ferrosi, la quantità contestata non arriva al 2%”.
Anche se in realtà qualche problema sullo smaltimento dei rifiuti forse c’era stato se il direttore tecnico aveva dovuto sollevare uno degli operai dalla gestione dei rifiuti in seguito a un episodio che lo aveva allertato: “Mancava la prima copia relativa allo smaltimento e non eravamo riusciti a ricostruirlo nei registri di carico e scarico. In seguito a questo ho deciso di avocare a me lo smaltimento dei rifiuti ferrosi”.
Al direttore tecnico è anche stato chiesto di dare spiegazioni sulla frase intercettata dalla Guardia di Finanza, “io col ferro ci guadagno”: l’imputato ha spiegato che si riferiva ai ricavi che Fincosit aveva dall’Anas, non ai propri guadagni personali.
Meno chiaro invece l’ingegnere nel dare senso alla frase, anche questa colta nelle intercettazioni ambientali, “il cane dorme”, in risposta al contabile che gli chiedeva conto della gran quantità di centine che erano state ordinate e che sul versante francese del cantiere erano una marea.
Dopo A. F. è stata volta di A. A., il primo capocantiere che ha lavorato al Tenda Bis dal 2014 fino a gennaio 2016: “Mi sono occupato di tutte le attività propedeutiche alla realizzazione della galleria – ha dichiarato il capocantiere – ma nel 2016 ero in Sardegna per un altro lavoro”.
Nei confronti di A. F. e N. D. R. l’accusa ha contestato due nuove accuse relative alla sparizione dello smarino, i detriti residui dello scavo.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 3 dicembre per eventuali richieste istruttorie e poi per la discussione che porterà alla sentenza prevista per il 21 dicembre.

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