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Martedì 30 novembre 2021

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Tre secoli in una famiglia borghese per le vie di Cuneo

In “I Pastore a Cuneo” tracce di vita nascosta negli atti notarili dei secoli scorsi

La Guida - Tre secoli in una famiglia borghese per le vie di Cuneo

Una volta tanto per avvicinarsi al libro si può muovere non dal contenuto, ma da una digressione. Potrebbe apparire così personale da sconfinare nel superfluo ai fini del libro stesso. Eppure quella variazione sul tema degli archivi descritti come mondo a parte “silenzioso, tranquillo, ove si respira un senso di serenità e di pace”, al netto delle concessioni poetiche, definisce il taglio con cui l’autore avvicina i documenti che ha in mano. Sono il varco attraverso cui trovarsi a tu per tu con le persone che lo hanno scritto.
L’aridità burocratica lascia il posto alla vita che l’ha generata. Lo stesso autore confessa che il libro non è il risultato di un’indagine archivistica, ma l’esposizione “possibilmente piacevole” di personaggi e avvenimenti vissuti da una famiglia borghese di Cuneo. E dello sforzo per rendere “piacevole” la lettura dei documenti, Andrea Cognazzo offre più di un esempio nel ricostruire l’intricato albero genealogico (questo sarebbe stato utile ai fini della visualizzazione) della famiglia Pastore.
Si guardi la presentazione del testamento di Carlo Antonio redatto nel 1731. Oltre a riportare il documento, l’autore si sofferma a ricostruire la scena immaginando posizione, abiti, atteggiamenti degli intervenuti intorno al letto del testatore. Le sue preoccupazioni per i familiari, onde evitare discussioni, ma anche per se stesso nell’al di là sono lette nelle decisioni che prende circa la divisione del patrimonio, l’organizzazione della propria sepoltura e le messe da celebrare in suffragio.
La presenza della famiglia Pastore è testimoniata da un documento del 1648 con cui si concede l’esattoria di Cervasca a GioMatteo. Un incarico pubblico di un certo livello che gli garantisce notorietà e sicurezza economica che si rafforza ancora nei secoli successivi con i discendenti. Tutti personaggi che godono di istruzione superiore alla media, dimostrano buon gusto nel frequentare i teatri dell’Ottocento, ricoprono cariche pubbliche di alto livello. Da Cervasca a Cuneo per aprire un negozio di “droghisti” in Via Roma, poi i matrimoni, la villa  dei Tre Tetti a San Pietro del Gallo per arrivare all’epidemia di colera di fine Ottocento che vede Carlo Pastore “investito della qualità di commissario speciale per l’esecuzione delle disposizioni igieniche nella parrocchie di San Pietro del Gallo e San Benigno”. Incarico che assolve con diligenza e saggezza come già aveva fatto nella sua lotta per ottenere una condotta veterinaria in quei luoghi o nel sostenere la novità di fine secolo, la corrente elettrica.
È la riscoperta di una famiglia borghese che ha segnato la vita civile, la cui discendenza si è esaurita nel primo Novecento. Gli atti cui si fa riferimento nelle mani dell’autore diventano strumento per far rivivere i personaggi rendendo loro quella giustizia che “il tempo, il progresso e il mutato gusto degli uomini” hanno negato.

 

I Pastore di Cuneo dai Tre Tetti agli incarichi di Stato
di Andrea Cognazzo

Primalpe
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