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Martedì 7 dicembre 2021

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“Che ho fatto… ma ho vinto?”, le emozioni e la gioia di Elisa Balsamo e delle sue compagne di squadra

Le parole delle protagoniste dopo la vittoria del titolo mondiale. "Tutta la squadra è stata fantastica. La Longo mi ha detto: mettiti alla mia ruota e stammi dietro...". "Elisa se lo merita veramente"

La Guida - “Che ho fatto… ma ho vinto?”, le emozioni e la gioia di Elisa Balsamo e delle sue compagne di squadra

Lovanio – Il giorno dopo, la bellezza e il valore della maglia iridata conquistata nelle Fiandre, sul traguardo di Lovanio in un pomeriggio di fine settembre, acquistano se possibile ancora più significato. Elisa Balsamo ha scalato le gerarchie mondiali e si è seduta sul trono quasi come se fosse inevitabile: mondiale Juniores nel 2016, campionessa d’Europa Under 23 nel 2020, mondiale Elite nel 2021, in un percorso di crescita continua e costante, tra la pista e la strada, sospinta dal talento, dalla forza di volontà e da una grande passione.

Il pianto di Elisa subito dopo aver tagliato davanti a tutte il traguardo mondiale, il suo ripetere incredula “che ho fatto… ma ho vinto?” raccontano una campionessa in grado di stupire, prima di tutto se stessa, per la forza e la velocità che sprigiona nelle sue volate e l’intensità dei sogni che riesce a far diventare realtà, per quella capacità, segno distintivo dei campioni, di far sembrare facili le cose difficili.

“Sono totalmente senza parole – ha detto sabato 26 settembre dopo la vittoria – Non posso crederci, è un sogno che si realizza dopo una stagione lunga come questa. Tutta la squadra è stata fantastica, mi ha permesso di battere una del livello di Marianne Vos (una che ha vinto qualcosa come 12 titoli mondiali tra strada, pista e ciclocross e due ori olimpici, ndr). All’ultima curva ho soltanto pensato ad andare a tutta… mi sono presa questa maglia e indossarla per tutto il prossimo anno sarà un sogno. Ringrazio le mie compagne e tutto lo staff, è anche grazie a loro che sono arrivata fino a qui. A Tokyo non è andata come volevo e poi ho fatto fatica a riprendermi su strada. Non è stato facile, questa vittoria è come una rinascita”.

La volata finale è di quelle storie da raccontare tutte di un fiato, già sapendo che la racconterai ancora e poi ancora. E che tutti, chi c’era e chi l’ha vista anche solo in televisione, se la ricorderà per sempre. “A due chilometri si è formato il nostro treno, direi così, per caso. Ci siamo organizzate quelle che c’erano. La Longo mi ha detto, mettiti alla mia ruota e stammi dietro…”. Ai 200 metri la Longo Borghini le fa segno di partire, ma per Elisa non è ancora il momento. C’è la Vos in agguato, non ci sono margini di errore. “Avevo paura di partire troppo presto. Poi, alla fine, di essere rimontata. Per non sbagliare ho dato anche il colpo di reni”.

Il traguardo Elisa lo raggiunge con ancora mezza bicicletta di vantaggio, più di quanto necessario per rendere vano l’ultimo tentativo di rimonta della Vos e per lasciarsi alle spalle anche le speranze della Niewiadoma. Se è vero che le vittorie si pesano anche sul valore delle avversarie, questa medaglia d’oro allora pesa come un macigno.  

La gioia può esplodere, non prima di aver lasciato spazio a un misto di incredula felicità: sei campionessa del mondo, è tutto vero.

L’Italia torna così a vincere il titolo iridato assoluto a distanza di 10 anni dalla vittoria di Giorgia Bronzini in Danimarca, nel 2011, il sesto dopo quelli di Alessandra Cappellotto, Marta Bastianelli, Tatiana Guderzo e i due della stessa Bronzini.

Il ct, Dino Salvoldi, è esausto come se avesse corso lui, ma è felice come se su quel podio ci fosse salito lui con tutta la squadra: “È accaduto tutto quello che avevamo previsto. Non per questo si può dire che sia stato un successo scontato. L’Olanda si è dimostrata una formazione ricca di talento, ma oggi le azzurre si sono dimostrate superiori. Propongo di cambiare il protocollo delle premiazioni, invece di far indossare la maglia iridata solo al vincitore sarebbe giusto, mai come in questo caso, che la indossassero tutte.”

Sul traguardo e sul palco delle premiazioni la forza del gruppo risplende nei sorrisi, si mescola alle lacrime di gioia e risuona in quell’inno cantato tutte insieme.

Vittoria Guazzini, la più giovane: “Non ho parole, ho smesso soltanto ora di piangere. Elisa se lo merita veramente, sapevo che avrebbe potuto farcela, ma in una gara così di 160 km tutto si deve mettere bene. Non ho mai avuto dubbi perché siamo una squadra molto forte, chiunque di noi avrebbe potuto giocarsi le sue carte quindi non abbiamo avuto nulla da temere. Io ho dato tutto finché ne avevo, le altre hanno fatto il resto.”

Elisa Longo Borghini, la capitana che ha vestito i panni di gregaria e ha lanciato Elisa nella volata finale dopo aver ha stoppato più volte i tentativi di evasione della Van Vleuten: “È stata una bellissima vittoria di squadra, un ultimo km straordinario in cui non è servito nemmeno parlarsi. Ognuna di noi sapeva cosa doveva fare, Maria Giulia mi ha detto di non avere le forze per fare l’ultima tirata. Ho risposto che io invece potevo provare a farla. Poche volte mi capita di fare un lavoro del genere però oggi stavo bene. Elisa ha fatto tutto lei, ha vinto lei la corsa non io, ed è stato bellissimo”.

Marta Bastianelli, che la Vos la superò nel mondiale del 2007: “Una gara bellissima, siamo felici che abbia vinto una giovane come Elisa che merita questo ed altro. Abbiamo fatto una gara da vero gruppo, compatte e unite”.

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