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Martedì 19 ottobre 2021

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Assolto in un processo per violenza sessuale

Il fatto è accaduto il 4 febbraio 2020, all'arrivo del bus Pradleves - Cuneo

La Guida - Assolto in un processo per violenza sessuale

Cuneo – Mentre scendeva dal pullman che la portava a scuola, venne intenzionalmente palpeggiata nelle parti intime da un uomo di nazionalità straniera. La ragazza scioccata e impaurita da quel gesto, chiamò la madre e si recò in caserma dai Carabinieri per sporgere denuncia.
Era il 4 febbraio del 2020, e sul pullman partito da Pradleves alle 6.50 e arrivato a Cuneo alle 7.50, oltre agli studenti delle scuole superiori, c’era anche un gruppetto di circa dieci ragazzi extracomunitari, ospiti del centro di accoglienza di Monterosso Grana, che utilizzavano quel mezzo per andare a lavorare. Tra questi, secondo l’accusa, c’era S.O., anche lui ospite del centro di accoglienza, che la giovane studentessa riconobbe tra le tante foto che le vennero mostrate dagli inquirenti. Dopo quel gesto violento, la ragazza si era infatti girata e aveva guardato negli occhi il giovane che riteneva responsabile dell’aggressione. Nell’ambito delle indagini vennero raccolti anche i tabulati telefonici per capire a quale cella si fosse agganciata la scheda Sim del telefono dell’imputato: da questi risultava che quel telefono era stato attivo fino alle 2 di notte e poi più nulla fino alle 10 del mattino quando agganciò la cella di Monterosso Grana. Stando agli orari del pullman però non era possibile che il ragazzo fosse già tornato al centro di accoglienza, poiché l’autobus Cuneo-Pradleves partiva alle 9.55 e arrivava a Monterosso Grana non prima delle 10.40. Oltre a questo c’era anche il fatto che la sua tessera dell’autobus non risultava vidimata quella mattina. Sia la direttrice che il mediatore culturale della struttura hanno riferito che il giovane in quel periodo non lavorava e il suo unico impegno era a Caraglio, dove prendeva lezioni di guida per ottenere la patente e molto spesso lo accompagnavano loro.
Ritenendo probante il riconoscimento fatto dalla vittima, l’accusa ha chiesto per l’imputato la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione. La difesa invece, sottolineando che sia nel riconoscimento fotografico che di persona, la vittima non aveva riconosciuto il colpevole al centro per cento e considerando anche gli altri elementi del telefono registrato a Monterosso Grana in orario non compatibile con il rientro in bus e dell’abbonamento non vidimato, ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito.
Richiesta accolta dal collegio dei giudici che ha assolto S.O. per non aver commesso il fatto.

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