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Martedì 19 ottobre 2021

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A morsi staccò l’orecchio a un altro detenuto, condannato

Per l'uomo, il doppio della pena richiesta dall'accusa. La lite avvenne a dicembre 2017 in una sala ricreativa del carcere di Cerialdo

La Guida - A morsi staccò l’orecchio a un altro detenuto, condannato

Cuneo – Durante una lite all’interno della sala ricreativa del carcere di Cerialdo staccò con un morso il lobo dell’orecchio di un altro detenuto e per questo è stato giudicato dal tribunale di Cuneo con l’accusa di lesioni personali gravissime. I fatti risalgono al 19 dicembre 2017 quando M. R., 39enne di origine ceca, aggredì il ventenne S. K., di origini marocchine. Probabilmente all’origine della lite l’utilizzo di una bomboletta del gas per cucinare. Alla lite avevano assistito altri otto detenuti, che sono stati chiamati a testimoniare. Il giovane ferito era stato soccorso e curato, ma non fu possibile riattaccare il lobo strappato da quel violento morso. Il ragazzo si sottopose successivamente anche a un intervento di autotrapianto di pelle, ma l’intervento non diede buon esito e il giovane ha dovuto fare i conti con uno sfregio permanente. Al termine dell’istruttoria l’accusa ha chiesto la condanna dell’uomo alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione in considerazione delle conseguenze di quell’aggressione sulla parte offesa costituita in giudizio. Per la parte civile, quell’attacco così brutale, messo in atto nei confronti di S. K che era il più giovane e fragile fra i detenuti, ebbe conseguenze durissime, lasciandolo sfregiato per sempre. Associandosi alla richiesta di condanna, l’avvocato ha chiesto anche un risarcimento di 50.000 euro con una provvisionale esecutiva di 30.000 euro. Per la difesa invece non sussisteva l’ipotesi di lesioni aggravate perché la prognosi di guarigione era di 30 giorni, inferiore ai 40 giorni previsti dalla legge per il riconoscimento delle aggravanti e per questo ha chiesto il minino della pena. Il giudice, accogliendo la richiesta dell’accusa, ha condannato M. R. al doppio di quanto richiesto, sei anni e sei mesi di carcere, con un risarcimento da definire in sede civile e una provvisionale immediatamente esecutiva per S. K. di 10.000 euro, più le spese di giudizio e di costituzione della parte civile.

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