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Martedì 19 ottobre 2021

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Stefano Pontecorvo: “La caduta dell’Afghanistan è la conseguenza della cattiva politica”

L'ambasciatore, Alto rappresentante civile della Nato per l'Afghanistan, è intervenuto in consiglio comunale a Cuneo, città di sua moglie Lidia: "La considero la mia città”. Approvato un ordine del giorno in merito all'emergenza umanitaria

La Guida - Stefano Pontecorvo: “La caduta dell’Afghanistan è la conseguenza della cattiva politica”

Cuneo – “Per me è un onore e un privilegio poter essere in consiglio comunale in quella che considero la mia città, e non solo perché mia moglie Lidia è di Cuneo. Penso che chi ama un posto possa dire di venire da lì. Frequento la città da 32 anni, da quando La Guida aveva 8 pagine, oggi ne ha 70 e tanti inserti. È una città in cui mi trovo benissimo: l’unico problema di Cuneo è arrivarci. In ogni caso, io quando devo stare bene in un posto vengo a Cuneo”.

Stefano Pontecorvo, 64 anni, dal giugno 2020 Alto rappresentante civile della Nato per l’Afghanistan, ha raccontato così, nel corso del suo intervento in apertura della seduta di lunedì 20 settembre del consiglio comunale, il suo rapporto di profondo affetto con Cuneo, città a cui è legato per motivi famigliari (la moglie, Lidia Ravera, conosciuta in Russia, è cuneese). Nel suo intervento, Pontecorvo ha tracciato un quadro della situazione in Afghanistan, paese in cui nelle scorse settimane ha garantito l’operatività dell’aeroporto internazionale di Kabul e ha gestito l’evacuazione dei civili. Nel corso del suo incarico, inoltre, Pontecorvo ha rappresentato la Nato nel processo di pace per l’Afghanistan svoltosi a Doha.

“Negli ultimi giorni a Kabul – ha sottolineato nel suo intervento – nell’emergenza più totale abbiamo evacuato un numero di persone corrispondenti agli abitanti di un grande capoluogo di provincia, senza lasciare indietro nessuno che fosse veramente in pericolo. Sono rimaste persone che si sentono in pericolo e per questo ai miei occhi hanno titolo a essere portati fuori. Questa però è la parte finale di una tragedia”. “La decisione politica – ha proseguito Pontecorvo – è stata presa nella piena consapevolezza di quelle che avrebbero potuto essere le conseguenze. Chi voleva vederlo, poteva vederlo. La caduta drammatica di quel paese è stata la conseguenza della cattiva politica, dei politici che guardano al proprio arricchimento finanziario, tribale, in termine di potere, e poi si perde tutto: si perde il paese, si perde la vita della gente. Invece di avere un progresso sociale, si avrà un regresso sociale: io temo molto quando i riflettori si spegneranno sull’Afghanistan. Chi si illudeva che i talebani fossero cambiati, si deve ricredere alla luce dei fatti. Andando in Afghanistan noi abbiamo spostato per vent’anni i confini della lotta del terrore in Asia Centrale. La buona politica e la vera democrazia sono la difesa che abbiamo”.

Nel corso della sua carriera, l’ambasciatore Pontecorvo ha lavorato presso le ambasciate a Mosca, Londra e Islamabad, oltre che presso le rappresentanze permanenti italiane presso l’Unione Europea e la Nato a Bruxelles. Al Ministero degli Esteri è stato tra l’altro capo segreteria di tre sottosegretari e/o vice Ministri degli Esteri e vice direttore generale per l’Africa. Al Ministero della Difesa è stato consigliere diplomatico dei ministri Di Paola, Mauro e Pinotti. Con la moglie Lidia, ha contribuito a far conoscere Cuneo nel mondo.

L’ordine del giorno

Dopo l’intervento dell’ambasciatore è stato discusso l’ordine del giorno in merito a “Rispondiamo con concretezza ed efficacia all’emergenza umanitaria del popolo afghano” presentato dai consiglieri comunali dei gruppi Cuneo Solidale Democratico, Partito Democratico, Centro per Cuneo Lista Civica, Crescere Insieme, Cuneo Città d’Europa, Cuneo per i Beni Comuni, Grande Cuneo, Gruppo misto di maggioranza e Movimento 5Stelle.

Il documento impegna l’amministrazione comunale a “rendersi disponibile ad ogni opportuna forma di collaborazione con le istituzioni per far fronte alla tragica emergenza umana e sociale di un popolo che rischia una spietata persecuzione da parte degli attivisti e delle autorità talebane; ad offrire la propria convinta disponibilità a collaborare con il governo per tutto quanto si renda necessario al fine di garantire percorsi di integrazione pieni e duraturi per i collaboratori afghani e le loro famiglie”.

La delibera, approvata dal consiglio comunale, impegna inoltre il Comune a “candidarsi a gestire l’accoglienza dei profughi afghani che potrebbero essere indirizzati sul territorio, nell’ambito della disponibilità che individuerà all’interno del proprio territorio, in attesa della normativa nazionale che disciplinerà termini e condizioni dell’accoglienza prevedento l’ampliamento della capacità di accoglienza diffusa sul territorio con risorse mirate per l’emergenza in corso e ad attivarsi per essere soggetto coordinatore, nel proprio territorio, e, se voluto, dei Comuni limitrofi al fine di razionalizzare e non disperdere le diverse iniziative di associazioni, gruppi organizzati o anche semplici cittadini”.

“L’accoglienza è sacrosanta, l’aiuto umanitario è necessario”

Sul tema i consiglieri comunali intervenuti hanno posto alcune domande a Stefano Pontecorvo.

“L’accoglienza è sacrosanta: questa è gente che ha creduto in noi. Hanno fatto una scelta di campo e quella scelta non deve penalizzarli, tra l’altro è tutta gente perbene. L’aiuto umanitario è sacrosanto e necessario: l’aiuto umanitario per definizione è umanitario, non è politico, vada ai talebani, ad altri, bisogna farlo. La realtà sul terreno è pessima. È meglio parlare con tutti, piuttosto che non parlarci e poi calibrare le relazione a seconda di come si comporta il prossimo. Non ci sono speranze di voto: il voto non è nel vocabolario dei talebani. Io non credo che essere andati in Afghanistan sia stato un errore: abbiamo cambiato tre volte obiettivi, usando lo stesso strumento, e semplicemente non funziona. L’errore fondamentale, secondo me, è che non si gioca con la religione, mai. Io credo che la democrazia non si possa esportare, si può invece favorire le richieste di base di tutti i popoli di istituzioni democratiche”. “Può la politica trasformarsi? Sì, può trasformarsi nel fare le cose. C’è l’occasione storica di fare qualcosa che è fattibile: avere una voce europea. Il mercato maggiore al mondo siamo noi, usiamolo come arma”.

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