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Mercoledì 22 settembre 2021

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I diavoli dalle orecchie lunghe che abitano le tele di Adriana Giorgis

Le opere pittoriche di Adriana Giorgis, figlia e nipote d'arte, in mostra a Demonte a Palazzo Borrelli

La Guida - I diavoli dalle orecchie lunghe che abitano le tele di Adriana Giorgis

I diavoli dalle orecchie lunghe che abitano le tele di Adriana Giorgis sono diavoli particolari, sempre in movimento, colorati anzi coloratissimi, impercettibili eppure geometricamente ben presenti.
Le creazioni pittoriche dell’artista cuneese sono in esposizione a Palazzo Borelli di Demonte in una mostra organizzata dagli Amici di Demonte con il Comune e il Libraio.
“Si muovono (con agilità. bisogna dire) tra figuratività e stilizzazione – scrive Elena Pontiggia nella presentazione della mostra .. Alludono alla figura, ma non dimenticano le loro origini geometriche, e dunque scandiscono la figura stessa di tagliole triangolari, di creste e dentelli, di aperture poligonali, quasi ad articolare e insieme negarne la compattezza. Analogamente alludono al colore, o meglio, lo raccontano con eloquenza e poi lo dissolvono (e in questo “non dire fino in fondo’ consistono gli esiti più risolti del lavoro della Giorgis, che può evitare l’eccessiva pesantezza del fondo, o il decorativismo degli intarsi, proprio ricorrendo ad una narrazione reticente, che si spegne in sinopia e in traccia). Il colore squillante, sgargiante, il rosso cantabrico e il nero fuligginoso; l’oro rosso e falso prossimo a fondersi e a sporcare la tela come un cosmetico disfatto; il blu notturno e liquido del sostrato tacciono a metà del loro corso e si tramutano in ombra, in grafia. L’orlo bianco che circonda la composizione, come un muro scrostato, contribuisce a dar respiro al coacervo fallico e prepotente delle forme, e insieme a ricondurle al loro significato originario di emblema. Le tematiche della citazione (gli affresci della Spagna romanica, le geometrie informali di Gallizio) si confrontano così, al di là dei compiacimenti, con i problemi autentici della pittura. Problemi inesauribili, con cui Adriana Giorgis dimostra di voler ostinatamente e onestamente misurarsi”.

Quello che colpisce da sempre nella pittura della Giorgis è la padronanza della tecnica, la predominanza del colore e la irrefrenabile voglia di ricerca e di sperimentazione che l’ha portata a un linguaggio artistico ampio e diversificato, sempre sorprendente, ironico a volte anche favolistico, a mezza strada tra fantasia pura e metafora del mondo.
Figlia d’arte, è nipote di Bartolomeo Giorgis, pittore simbolista attivo tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, di cui rimangono affreschi in vari palazzi e chiese dell’area cuneese. Il padre Giuseppe è stato titolare di un noto studio fotografico sino alla metà degli anni Sessanta. La mamma Luisa Campana è stata una sensibile pittrice. Adriana Giorgis ha compiuto i suoi studi all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è stata allieva di Enrico Paulucci, Mario Calandri e Francesco Franco. Ha praticato con passione la fotografia, nella quale ha raggiunto esiti di alto livello qualitativo, intanto ha insegnato discipline pittoriche presso il Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo sino al 1994 ed è stata docente di Fotografia e Storia della Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo. Ma è la pittura l’arte con cui si è confrontata da subito. Ha iniziato la sua attività pittorica, giovanissima, negli anni Sessanta, accogliendo tempestivamente il linguaggio della Pop Art inglese e americana. Sin da subito, la sua ricerca si è sviluppata attraverso cicli tematici e tecniche diverse, spaziando dalla pittura alla performance, dalla scultura alla fotografia. In totale libertà creativa, Giorgis ha alternato e ripreso o meglio rivisitato i soggetti via via  individuati anche a distanza di anni. Negli anni Sessanta, i temi principali sono stati: Scompartimenti di treni, Carrozzerie di automobili, con il rispecchiarsi in esse del mondo circostante, Riflessi, Frammenti, Tableau-Uomo, Sculture luminose. Negli anni Settanta, ha affrontato argomenti quali: Monumenti pesanti, Alberi e Rotoli manoscritti. Negli anni Ottanta, sono emerse le immagini con Regine, Prati di Alice, Apocalisse, Diavoli (appunto quelli di Demonte) e Angeli. Iperrealismo lenticolare, inquietudini esistenziali, antimonumentalismo, concettualismo e minimalismo espressivo riferiti al quotidiano domestico, al mondo naturale panteistico e alla scrittura come unico soggetto della visione identificano i tratti distintivi della sua produzione artistica di questi primi tre decenni.

Le opere della Giorgis sono a Demonte alle sale espositive di Palazzo Borelli dal 4 (inaugurazione ore 17,30) al 19 settembre con “I diavoli dalle orecchie lunghe”. Giovedì e venerdì dalle ore 16,30 alle 18 e il sabato e la domenica dalle 10,30 alle 12 e dalle 16,30 alle 18.

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