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Mercoledì 25 maggio 2022

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Viaggio nel ricco museo diocesano di Fossano

Uno scrigno prezioso che conserva i tesori dell'arte sacra

La Guida - Viaggio nel ricco museo diocesano di Fossano

Fossano – Tra le proposte di arte e territorio nella città degli Acaja spicca il museo diocesano, che ha sede nei pressi della cattedrale, in un palazzo che risale al XVIII secolo e fu in passato sede del seminario; è collegato al palazzo vescovile con cui forma un armonioso cortile porticato. Il museo ha restaurato e raccolto opere di arte sacra provenienti da diverse chiese del territorio non più fruibili. Lungo il percorso di accesso numerosi pannelli illustrano le bellezze della diocesi di Fossano, eretta nel 1592. La sala di ingresso accoglie i visitatori con frammenti di opere ad affresco e su tela, scampati a furti e distruzioni. L’offerta espositiva si articola su quattro sale, ciascuna contraddistinta da un colore: verde, rosso, blu e azzurro. La sala verde raccoglie le opere fortunosamente sopravvissute al crollo dalla seicentesca chiesa di San Giuseppe, costruita fuori dalla cinta muraria. Si tratta di tredici tele, sei delle quali attribuite al fossanese Giacomo Pittatore, e una scultura lignea della Madonna con Gesù Bambino del 1638. Gli arredi sono databili tutti alla prima metà del Seicento e sono stati disposti esattamente come erano nella chiesa. Dalla chiesa di San Giovanni Battista provengono l’intenso San Giovanni Evangelista dipinto da Giovanni Antonio Molineri e la grande tela con la Predicazione del Battista, copia di un dipinto di Ludovico Carracci del 1592, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. L’elegante Madonna lignea con baldacchino al centro della sala fu scolpita da Carlo Giuseppe Plura per la confraternita dei Battuti Neri.

Nella sala rossa sono esposte tele e sculture provenienti da due confraternite cittadine. Da un lato l’arredo del vecchio oratorio della confraternita della Santissima Trinità o dei Battuti Rossi: cinque tele di Sebastiano Taricco, con un’Adorazione dei Magi, e un suggestivo gruppo scultoreo, che rappresenta la Santissima Trinità, a cui era intitolata la confraternita. Sempre dai Battuti Rossi provengono le tele con Storie di Cristo dipinte a inizio Settecento da Giovanni Battista Curlando. Nelle due vetrine a centro sala sono esposte suppellettili liturgiche in argento: ostensori, calici, reliquiari databili tra Sei e Settecento. Dall’altro lato della sala sono gli arredi dalla chiesa del Gonfalone già oratorio della confraternita del Santissimo Nome di Gesù o dei Battuti Bianchi. A questa appartenevano le nove tele, attribuite al fossanese Giuseppe Barotto, che narrano le storie di Giuseppe ebreo. Dello stesso pittore sono anche le due apparizioni della Madonna a Bartolomeo Coppa, le più antiche rappresentazioni dei fatti miracolosi che portarono alla nascita del Santuario di Cussanio. Dai Battuti Bianchi proviene anche la statua settecentesca del Cristo risorto, utilizzata durante la sacra rappresentazione che si celebrava nell’oratorio il sabato santo. La piccola ma suggestiva sala blu ospita gli arredi di una terza confraternita, quella della Misericordia o dei Battuti Neri: statue, stendardi, simboli della passione, sagome in legno. Le sculture settecentesche che la popolano, della bottega di Carlo Giuseppe Plura e dello scultore Nicola, venivano portate in processione dai confratelli a spalle lungo le vie cittadine. Le statue diventavano così protagoniste, insieme ai fedeli, delle funzioni della settimana santa, riuscendo a coinvolgere con il loro fascino anche chi assisteva alle sacre rappresentazioni senza parteciparvi. La sala azzurra ospita importanti tele del Sei e Settecento che testimoniano le due più importanti devozioni del territorio, verso San Giovenale e verso il beato Oddino Barotto. Un allestimento molto particolare è riservato alla ricca galleria di ritratti di benefattori fossanesi, documento pittorico e testimonianza storica di quella che è stata definita “l’epopea della carità”. I ritratti sono espressione della società devota che, a partire dalla fine del Cinquecento, ha donato immensi patrimoni in denaro e beni alle istituzioni di carità, come l’ospedale della Santissima Trinità.

 

 

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