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Giovedì 23 settembre 2021

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“I fondi europei per garantire la biodiversità vadano agli apicoltori”

Lo chiede Coldirettti: "Le imprese apistiche da tre anni sono estremamente in difficoltà a causa del calo produttivo e dei cambiamenti climatici"

La Guida - “I fondi europei per garantire la biodiversità vadano agli apicoltori”

Cuneo – “I fondi dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm) devono essere orientati, soprattutto, verso le imprese professionali e le principali associazioni di apicoltori, soprattutto in un momento difficile come questo per il comparto apistico che, ormai da oltre 3 anni, deve fare i conti con un calo produttivo importante e con i cambiamenti climatici sempre più evidenti”.
È quanto affermano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale alla Regione Piemonte e all’assessore all’agricoltura, Marco Protopapa. I fondi dell’organizzazione comune dei mercati agricoli che rappresenta un quadro giuridico unico che disciplina il mercato interno, gli scambi con i paesi terzi e le regole della concorrenza, devono essere direzionati per gli apicoltori che in provincia di Cuneo contano il numero più alto d’Italia tanto da far definire la Granda la provincia del miele con una produzione  tanto varia quanto il territorio da cui proviene. Si va da mieli di pianura a mieli di montagna, da prodotti monoflorali a mieli millefiori.

“È urgente che venga attivata una modalità di suddivisione delle risorse equa per cui chiediamo alla Regione di valutare attentamente le scelte economiche e politiche dei prossimi giorniì al fine di non penalizzare la maggioranza delle imprese – proseguono Moncalvo e Rivarossa -. Gli apicoltori stanno già affrontando le difficoltà produttive con il rischio che venga incrementato ulteriormente l’arrivo massiccio di miele dall’estero che, spesso, di miele ha ben poco. A far, infatti, concorrenza al miele Made in Piemonte non è solo la Cina, ma anche l’Est Europa da cui proviene una gran quantità di miele a basso costo e che non rispetta i nostri standard qualitativi. È assurdo gravare ulteriormente su un settore che contribuisce alla valorizzazione della biodiversità dei nostri territori”.

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