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Lunedì 27 settembre 2021

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Mancano gli infermieri nelle Rsa piemontesi

A rischio 10.000 posti letto a causa della carenza di personale

La Guida - Mancano gli infermieri nelle Rsa piemontesi

Infermiera

Piemonte – A causa della carenza di infermieri e della lentezza dei nuovi inserimenti in convenzione, entro fine anno potrebbe chiudere un terzo dei 30.000 posti letto autorizzati nelle Rsa del Piemonte. Lo ha dichiarato il consigliere regionale Pd Monica Canalis che, nell’ambito dei question time del pomeriggio di ieri, 6 luglio, ha domandato alla giunta Cirio quali risoluzioni la Regione intenda prendere per fronteggiare il problema.
“Considerata l’esigenza di garantire continuità di adeguati livelli di assistenza infermieristica nelle strutture residenziali – ha specificato in una nota l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi – si è deciso di prorogare al 31 dicembre 2021  il termine ultimo entro il quale, valutato il reale stato di necessità, il personale infermieristico può essere contrattualizzato presso l’azienda sanitaria regionale, continuando nel contempo a prestare la propria attività presso la struttura  di provenienza. Non solo – ha concluso Icardi –  laddove le strutture residenziali evidenziassero una grave carenza di personale infermieristico, la Regione intende garantire la copertura delle prestazioni secondo le carenze riscontrate, tramite la sottoscrizione di una specifica convenzione”.
“La risposta dell’assessore Icardi  – dichiara la Canalis – è stata insoddisfacente, e nonostante gli indirizzi regionali  della Dgr 6 dell’1.12.2020 prorogati al 31 dicembre 2021, il numero di infermieri contrattualizzati dalle AslSL e “distaccati” nelle Rsa è troppo esiguo per far fronte ai bisogni, senza dimenticare che le procedure burocratiche per realizzare questo distacco sono eccessivamente complicate. Mancano infermieri anche nel settore pubblico e quindi la soluzione non può essere quella di tamponare ora qua ora là, togliendo da una parte e mettendo dall’altra. Così facendo si lasciano comunque scoperti troppi ambiti”.
Nel corso della pandemia molti infermieri hanno lasciato le Rsa per aderire ai bandi a tempo determinato delle Asl, che offrono condizioni retributive e contrattuali più vantaggiose. Ogni anno in Piemonte completano la propria formazione circa 600 infermieri, che bastano a mala pena per il naturale turnover dei pensionamenti.
“Se la Giunta vuole evitare il tracollo del sistema socio sanitario, con la chiusura di centinaia delle Rsa più piccole e la conseguente ospedalizzazione inappropriata dei loro ospiti, – prosegue Canalis – non può limitarsi a distaccare personale dal pubblico al privato. Poter disporre di un numero soddisfacente di lavoratori occorre avviare una ricerca di infermieri negli altri Paesi europei, facilitando le procedure di conversione e riconoscimento dei titoli di studio per verificarne l’equipollenza con quelli italiani, e soprattutto prendere in considerazione l’abolizione del numero chiuso o l’estensione del numero di posti nei corsi di formazione per infermieri. Va, invece, del tutto escluso l’impiego di personale non qualificato in deroga, come ventilato pochi giorni fa dall’assessore Icardi. Bisogna al più presto abbattere la lista d’attesa di 7.200 persone che hanno richiesto un progetto residenziale in Rsa (dato del 9.2.2021, che esclude le ulteriori 2.240 richieste di valutazione UVG non ancora concluse) e per farlo occorre attivare i convenzionamenti, non proseguire nel risparmio messo in atto nel 2020 (solo 238 milioni spesi per convenzionamenti, a fronte dei 249 del 2019) e reclutare nuovi infermieri”.

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