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Venerdì 23 luglio 2021

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In Piemonte 18.000 operatori sanitari non vaccinati

Nel cuneese sarebbero circa 2000. Al via le procedure per far rispettare l'obbligo vaccinale istituito dalla legge

La Guida - In Piemonte 18.000 operatori sanitari non vaccinati

Cuneo – Un plotone di 18.000 professionisti operanti nel settore sanitario che per ragioni diverse ha scelto di non vaccinarsi contro il Covid-19. È questo il numero dei sanitari piemontesi, tra cui medici, infermieri, tecnici, fisioterapisti, psicologi, odontoiatri, veterinari, farmacisti, oss, dipendenti della Sanità pubblica e della Sanità privata, liberi professionisti che, pur esercitando un’attività a stretto contatto con il pubblico e con persone spesso fragili, ancora non hanno aderito alla campagna di immunizzazione in corso.
Il dato è emerso dai controlli incrociati effettuati dalla Regione e comunicati ai direttori delle Aziende sanitarie locali nei giorni scorsi.
In provincia di Cuneo gli operatori sanitari non vaccinati sarebbero circa 2.000.
Adesso dovrà partire l’iter per far rispettare quello che ormai è diventato un dettame di legge: l’obbligo vaccinale per chi esercita professioni sanitarie e per chi opera nel settore sanitario, in vigore fino al 31 dicembre 2021. Le Asl dovranno comunicare agli Ordini professionali e alle varie aziende sanitarie pubbliche e private gli elenchi degli operatori no vax, che dovranno essere convocati affinché, entro un termine di cinque giorni dalla data di ricezione dell’avviso, spieghino le ragioni del proprio diniego. Qualora esso non sia dettato da motivi di salute e specifiche condizioni cliniche documentate che impediscano l’immunizzazione, allora il sanitario, se persisterà nella volontà di non farsi vaccinare, potrà essere o demansionato o sospeso dall’incarico. Qualora si tratti di un libero professionista, ad intervenire dovrà essere il corrispondente Ordine professionale, che lo sospenderà fino a fine anno. Qualora, invece, si tratti di un dipendente pubblico o privato, il datore di lavoro dovrà provvedere o ad assegnare al lavoratore, laddove possibile, una mansione non a contatto con il pubblico, seppur diversa dalla sua specifica, oppure sospenderlo dall’incarico, lasciandolo a casa senza stipendio.
A parte le difficoltà di attuazione del suddetto iter, irrisolto resta il nodo del vuoto che l’esclusione dal lavoro di questi operatori potrebbe creare in un settore come la Sanità che da mesi e mesi arranca, lamentando una cronica carenza di personale, quantomeno per alcune categorie professionali come medici, infermieri, oss.

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