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Sabato 15 maggio 2021

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La tecnologia in campo per dare un aiuto tempestivo a chi coltiva

Capannine agrometeorologiche per monitorare l’andamento del meteo e per segnalare interventi urgenti, ma anche per raccogliere dati a uso pubblico

La Guida - La tecnologia in campo per dare un aiuto tempestivo a chi coltiva

Cuneo – Il mondo dei campi e dei frutteti si affida sempre più alla tecnologia e guarda ai nuovi strumenti come un sostegno utile per gli operatori, per prevenire possibili problemi, legati anzitutto all’andamento del meteo. A partire dalle “capannine” che si stanno diffondendo sul territorio e che dialogano con sistemi di allerta diretta al singolo agricoltore, ma anche in una “rete” più ampia di monitoraggio e di intervento.
“Noi come tecnici, come pure le imprese agricole, abbiamo necessità di sapere come andrà il meteo – afferma Lorenzo Martinengo, coordinatore dei tecnici di Coldiretti Cuneo -. E per questo c’è bisogno di sistemi previsionali e informativi sempre più accurati e sempre più evoluti, in grado di avvertire con tempestività. Si riesce così a mettere in atto i necessari sistemi di protezione, con la massima rapidità possibile”.
Un tema che si lega al cambiamento climatico, con una maggiore frequenza di gelate tardive o precoci, o ancora di eventi forti per la quantità di precipitazioni (le cosiddette “bombe d’acqua”). Per questo sono state sviluppate capannine agrometeorologiche, dotate di diverse strumentazioni utili al monitoraggio del meteo: pluviometro per rilevare i millimetri di pioggia caduta, termometro che registra le temperature, sistemi di rilevazione del vento (anemometri). Il tutto “concentrato” in un box e con una sua memoria che raccoglie i dati e li monitora (e magari li trasmette anche all’esterno). Al momento  queste capannine sono circa 15 per Coldiretti in provincia di Cuneo (tra cui il saluzzese per la frutta e il fossanese per i cereali, oltre alle aree vitivinicole più pregiate), cui si aggiungono quelle di privati.
Il sistema di controllo è in grado di attivarsi anche in base a determinati parametri per un eventuale avviso o intervento: “Il caso più rilevante – spiega Martinengo – è quello delle temperature, se il calo fa presagire il rischio di gelate viene inviato un messaggio di ‘alert’ sullo smartphone dell’imprenditore agricolo, che può così mettere subito in funzione impianti. È possibile anche un passaggio successivo: l’attivazione automatica, in caso di calo delle temperature sotto una certa soglia, di sistemi di irrigazione antighiaccio. In questo modo diventa possibile salvare le produzioni dalle gelate. Oppure, al contrario, sono disponibili sistemi sempre più efficienti di controllo dell’umidità nel terreno, anche a differenti profondità nel suolo: in caso di cali eccessivi, viene attivato l’impianto di irrigazione, per contrastare il rischio di stress idrico. Magari con impianti a goccia, sono sempre più diffusi sia per l’efficacia del loro operare sia per la garanzia di non sprecare la risorsa acqua”.
Questo è un caso di “dialogo” tra sistema e azienda, ma la funzione può essere estesa: ad esempio, con l’invio dei dati alla rete regionale gestita dal Sistema fitosanitario, oppure a disposizione anche per fini assicurativi, attraverso Condifesa e Regione (si tratta infatti di “capannine” con dispositivi opportunamente tarati e considerati ufficiali).
“Questo può essere considerato il ‘pacchetto base’ per la raccolta e l’invio dei dati – aggiunge Martinengo – ma al sistema possono essere collegate altre sensoristiche, con alert ancora più definiti e ancora più ‘4.0’. Strumenti sempre più evoluti, sempre più performanti: ad esempio, con sensori per modelli previsionali anche sulle condizioni più favorevoli per insetti e fitopatologie (anche legate al meteo, come l’umidità per i funghi), trappole per catturare insetti, trappole per letture automatiche (da fotocamere a tablet). Si possono sviluppare sempre più potenzialità grazie alle nuove tecnologie”.
Anche i droni, infine, sono sempre più “in campo” per migliorare il lavoro in agricoltura e il monitoraggio di superfici coltivate. Anche in questo caso si tratta di uno strumento, di un prolungamento del braccio e dell’occhio del tecnico, che deve saper usare al meglio le informazioni raccolte: non è sufficiente avere le immagini dal drone, è necessaria una fotointerpretazione che richiede l’occhio esperto del tecnico insieme a quello dell’imprenditore. Chi conosce le caratteristiche dei terreni può valutare l’andamento di una coltivazione e pianificare eventuali interventi. Grazie a tecnologie innovative al servizio di competenze radicate.

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