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Venerdì 3 dicembre 2021

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Fuga in motorino, condanna per resistenza a pubblico ufficiale

Protagonisti del fatto due fratelli lituani, che il 4 febbraio 2018 scapparono tra le strade di Savigliano

La Guida - Fuga in motorino, condanna per resistenza a pubblico ufficiale

Savigliano – Erano due fratelli di origine lituana i giovani che il 4 febbraio 2018 hanno dato vita a un vero e proprio inseguimento da film d’azione per le vie di Savigliano, nel tentativo di sfuggire alla pattuglia di Polizia locale che voleva fare accertamenti sul loro motorino privo di targa. “Quel motorino mi aveva colpito perché non se ne vedono di quel tipo da noi in Italia – ha riferito uno degli agenti che ha eseguito l’arresto dei due ragazzi – e mi accorsi che era senza targa. Seguendoli facemmo segno con la paletta di fermarsi, ma loro hanno accelerato per scappare”. Per le vie del centro di Savigliano è quindi andato in scena l’inseguimento a sirene spiegate e lampeggianti accesi. Dopo aver percorso una strada in contromano e una piazza pedonalizzata, il motorino ha urtato un dosso in via Saluzzo: i due sono caduti a terra ma hanno cercato ugualmente di fuggire a piedi. Gli agenti di Polizia locale sono riusciti a fermarne e ammanettarne uno che prima di arrendersi definitivamente ha scalciato e ferito uno degli agenti: “Vedemmo entrare l’altro in un portone – ha proseguito l’agente – e avvisammo i Carabinieri, che lo hanno arrestato circa quindici minuti dopo mentre si allontanava dal palazzo”. Per i due giovani, che all’epoca avevano 22 e 25 anni, l’accusa era di resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione del motorino e per G. G., che guidava il mezzo, anche l’accusa di guida in stato di ebbrezza poiché positivo per 2,02 grammi-litro all’alcooltest. Le indagini sul motorino, che non era immatricolato e risultava prodotto e commercializzato in Thailandia, non hanno condotto alla prova della ricettazione e per questo il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione, mentre per la resistenza e la guida in stato di ebbrezza sono stati chiesti un anno e quattro mesi per G. A. e un anno e sei mesi per G. G. Dal canto suo la difesa ha evidenziato che quella fuga scomposta era dovuta alla paura di essere sanzionati, ma che successivamente avevano avuto un atteggiamento collaborativo fornendo indicazioni sull’identificazione del mezzo. Il giudice ha accolto la richiesta dell’accusa condannando G. A. a sei mesi e G. G. a otto mesi più un anno e sei mesi di sospensione della patente.

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