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Lunedì 8 marzo 2021

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Donna a processo per tentato omicidio

Accoltellò il convivente. La prossima udienza è stata fissata al 9 febbraio per ascoltare i testi della difesa

La Guida - Donna a processo per tentato omicidio

Cuneo – Aveva raccontato ai giudici di come la sera dell’11 settembre 2019 fosse pronto a lasciare la donna con cui viveva da anni perché la loro relazione non poteva più andare avanti: i due conviventi, ex tossicodipendenti in cura al Sert, conducevano da anni una relazione molto travagliata a causa dei tanti problemi personali cui si erano aggiunti quelli di gelosia. Le borse erano pronte e lui stava per uscire quando lei gli si sarebbe gettata addosso con due coltelli e lo trafisse al petto. L.D.P. sentì il cuore sfiatare, vedeva il sangue uscire ad ogni respiro, cadde a terra e poi perse conoscenza. Le urla della sua compagna allertarono i vicini che chiamarono la Polizia e gli agenti raggiunsero l’appartamento di via Manfredi di Luserna in un attimo. L’uomo fu tempestivamente soccorso e operato all’ospedale dove, come ha testimoniato il medico legale, dovettero rianimarlo più volte a causa del tanto sangue perso e della gravità della ferita che era penetrata nel petto fino a raggiungere il cuore. Dopo la testimonianza della vittima, in aula è stata ascoltata anche N.M., imputata di tentato omicidio. “Tante volte ci eravamo separati a causa della nostra difficile convivenza – ha detto in aula la donna – e quella sera le borse erano fatte non perché stava andando via, ma perché era appena tornato. Qualche giorno prima mi aveva massacrata di botte e così se ne era andato dalla madre”. È iniziato così il racconto della presunta colpevole, vittima in realtà di anni di violenze fisiche e psicologiche, incapace di allontanarsi da quell’uomo. Non è stato lineare il racconto di N.M. come sicuramente convulsa fu la litigata di quella sera. “Avevamo preso il metadone e avevamo bevuto birra, – ha raccontato N.M. – abbiamo litigato tutta la sera. Mi scaraventò a terra quando ricevetti la telefonata di un amico e poi mi distrusse il telefono. Aveva un coltello in mano ed ebbi paura che mi avrebbe ammazzata. Andai in cucina e ne presi uno anche io”. A questo punto è stato difficile per i giudici cercare di ricostruire l’esatta dinamica del ferimento. Certamente le coltellate non furono due, come riferito dalla vittima, ma una sola. Una coltellata arrivata forse al culmine di una colluttazione in cui entrambi cercavano di disarmare l’altro. All’interno della ricostruzione dei fatti di quella sera c’è stato anche il racconto di quei difficilissimi anni di convivenza costellati di botte e minacce, “mi picchiava e mi minacciava di non dire niente all’ospedale perché altrimenti mi avrebbe ammazzata. Dopo quattro volte non mi rivolsi più al pronto soccorso e mi curava lui. Una volta mi buttò gù dall’auto, mi versò l’olio bollente. Avevo paura di lui ma non riuscivo a lasciarlo”. La prossima udienza è stata fissata al 9 febbraio per ascoltare i testi della difesa.

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