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Domenica 7 marzo 2021

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Il dramma dei profughi sulla ‘rotta balcanica’ tra freddo, respingimenti e negazione dei diritti

Anche a Cuneo si sta parlando e agendo per quanto sta avvenendo a poche centinaia di chilometri da noi

La Guida - Il dramma dei profughi sulla ‘rotta balcanica’ tra freddo, respingimenti e negazione dei diritti

Da qualche settimana è tornata d’attualità la drammatica situazione di migliaia di persone bloccate al confine tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia. In realtà, malgrado i media si siano occupati a fasi alterne del fenomeno, donne, uomini e bambini – perlopiù provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dal Pakistan – non hanno mai smesso di percorrere in questi ultimi anni la cosiddetta ‘rotta balcanica’, che attraverso la Grecia, la Macedonia, la Serbia e la Bosnia punta alla Croazia e, da lì, ai Paesi dell’Unione europea: punto di arrivo di un viaggio compiuto nella speranza di lasciarsi alle spalle guerre e sofferenze inimmaginabili.
La notizia dell’incendio, il 23 dicembre scorso, del campo profughi di Lipa (poco più di venti chilometri a sudest di Bihać) è rimbalzata agli inizi di questo 2021 su tutti i media europei, portando a conoscenza dell’opinione pubblica le circostanze disumane alle quali migliaia di persone sono attualmente ridotte. Freddo proibitivo, assenza pressoché totale di riparo e delle più elementari condizioni igienico-sanitarie, paura, violenze fisiche e psicologiche per chi viene fermato nel tentativo di attraversare il vicino confine con la Croazia è ciò che riferisce chi in questi giorni si trova in quell’area al fianco di persone delle quali nessuna autorità statuale si è finora fatta carico.
Allo scopo di arginare una catastrofe umanitaria che si aggrava ogni giorno di più, molte organizzazioni non governative, associazioni, volontari e singoli cittadini di diversi Paesi europei hanno cominciato a muoversi per soccorrere quanti vagano senza meta nei boschi nei pressi di Bihać, sfidando il gelo e la possibilità di essere respinti dalle forze di polizia.
Da inizio gennaio anche nel nostro Paese si è messa in moto la macchina della solidarietà con i profughi della rotta balcanica. In questo senso Emmaus Italia ha reso pubblico un appello diretto a quanti – attraverso un’offerta in denaro – vogliano contribuire all’acquisto di generi di prima necessità (soprattutto vestiario, cibo e coperte), che per mezzo della locale sede del Movimento e in collaborazione con altre realtà saranno distribuiti alle migliaia di persone che rischiano la vita nell’indifferenza generale.
Grazie alla Rete Minerali Clandestini, anche a Cuneo la scorsa settimana si è parlato di quanto sta avvenendo a poche centinaia di chilometri da noi. Mercoledì 13 gennaio, infatti, Nello Scavo di “Avvenire”, Silvia Maraone di Ipsia (Acli) e Lejla Smajić di Emmaus Bosnia hanno avuto modo di riflettere con il pubblico collegato in una diretta Facebook su questa drammatica situazione, in un incontro moderato da Gigi Garelli.
È possibile leggere e aderire all’appello di Emmaus Italia visitando il sito www.emmaus.it.

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