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Giovedì 16 settembre 2021

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Il Santa Croce può diventare la cittadella della salute del territorio?

Un convegno per analizzare il futuro della sanità cuneese e ragionare su quale sarà il sito su cui prevedere la costruzione del nuovo ospedale di Cuneo

La Guida - Il Santa Croce può diventare la cittadella della salute del territorio?

Cuneo – “Ospedale e territorio: una nuova sanità è possibile?”. Questo il titolo del convegno “online” ospitato “da remoto” oggi presso i locali de La Guida.
“Il nostro vuole essere un contributo nel pieno rispetto delle prerogative del Consiglio comunale di Cuneo che dovrà decidere qual è il sito su cui prevedere la costruzione del nuovo Ospedale, del nuovo Hub provinciale, per aprire un confronto su cosa si vorrà fare del sito che non verrà scelto per detta opera. Quello presentato è un progetto, uno studio sull’area Santa Croce che rappresenta una suggestione” ha aperto Beppe Delfino della lista civica della maggioranza Borgna “Centro per Cuneo” che ha organizzato l’incontro
“Il dibattito sull’ospedale futuro è fondamentale per la città, ma non solo, per tutta la provincia. C’è stata una grande trasformazione in questi anni dela città di Cuneo e questa è la zona da pensare per il futuro” ha detto Ezio Bernardi, direttore de La Guida, che ha moderato il dibattito.
Durante l’incontro per la prima volta è stata presentata una proposta sull’area Santa Croce a cura di Stefano Quaglia, ex sindaco di Saluzzo e grande appassionato ed esperto di politica sanitaria provinciale. La proposta sembra dare per certo che la scelta per la costruzione del nuovo ospedale cada sul sito dell’ospedale Carle di Confreria e dunque orienta le proprie indicazioni nel recupero dell’area centrale della città dell’attuale Santa Croce, diminuendone l’attuale cubatura e utilizzando il resto per altre funzioni sanitarie e di formazione. Tutta la zona verrebbe divisa in tre aree e comprenderebbe la zona da corso Monviso a via Quintino Sella, cioè coinvolgendo anche la piazza Cavalieri di Vittorio Venet, verrebbe costituita anche una nuova strada o meglio verrebbe continuata la costruzione di via Matteotti. L’area più vicina a corso Monviso diventerebbe campus scolastico e universitario per la Medicina con 3.000/5.000 studenti su Cuneo, un auditorium congressi e anche di abitazioni per gli studenti. Tutto per 20.000 mq con 450 parcheggi. Nella seconda zona, quella a fianco del blocco E delle sale operatorie che verrebbe trasformata in casa della salute, si costruirebbe un nuovo blocco per la medicina territoriale in sede unica e una per gli ambulatori dei medici di base. Si tratterebbe di 12.000 mq per la medicina territoriale del distretto. La terza area, quella della piazza dell’Inps, potrebbe diventare un’oasi della rigenerazione, una zona verde di più di 3.000 mq. “Stiamo pensando al futuro – ha detto Quaglia – e l’idea al centro è la nuova organizzazione e centralità della medicina territoriale, che anche il Covid ci ha suggerito. E poi un’opportunità nuova per tutto il basso Piemonte di una sede universitaria per la medicina che diventa una grande risorsa per Cuneo”.
Sul tema sono intervenuti i vari relatori.
Fulvio Moirano, presidente della Fondazione nuovo Ospedale di Cuneo: “Nella migliore delle ipotesi ci vorranno almeno 10 anni prima che l’area del Santa Croce si abbandoni. Al Santa Croce è impossibile costruire un ospedale unico che assorba il Carle e che sia moderno, è vecchio ed è necessario trovare un nuovo spazio, non so se Confreria sia il meglio, ma è meglio del Santa Croce. Il Santa Croce può fare cassa perché la proprietà è di Regione e Ospedale. Al Santa Croce potrebbe diventare sede dell’ex Villa e di via Carlo Boggio con azione integrata da Aso e Asl Cn1. Via Carlo Boggio ha sviluppi di tipo residenziale, Santa Croce al co-housing ed educazione alla salute. Sull’Università non ci scommeterei perché gli insediamenti univesitari vanno in contrazione. Le risorse? Nei prossimi mesi ci saranno più risorse che idee suppongo, non ci saranno più momenti così favorevoli per cercare risorse e non possiamo perdere tempo”.
Giuseppe Guerra, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo: “Il Covid ha investito tutti ospedali e i centri di medicina territoriale, mettendo in chiaro che gli ospedali non avevano i percorsi. Se si fanno ospedali nuovi si devono fare con i percorsi e fare integrazione tra territorio e ospedale. Una cittadella della salute facilmente raggiungibile in centro città che riporti a una realtà territoriale più forte per dare risposte ai cittadini è un’ottima soluzione. Se arrivasse l’università sarebbe la ciliegina sulla torta”.
Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc: “La suggestione sul riutilizzo del Santa Croce è molto interessante. Dal punto di vista della salute dobbiamo pensare alla gente, ma non possiamo pensare di avere un ospedale sotto casa, ragionare non da cuneesi ma da cittadini della provincia Granda e anche di più”.
Marco Gallo, sindaco di Busca e presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl Cn1: “Sarà necessario valutare bene la viabilità perché diventi ospedale di territorio a vantaggio e a disposizione di un’area molto vasta. Oltre 30 mila ricoveri di questi 6 mila di Cuneo e questi dati confermano che Cuneo è riferimento di un territorio molto ampio. C’è il problema dei fondi e forse questo è il momento giusto. Nel Quadrante nord della nostra Asl si deve lavorare anche per il resto del territorio”.
Salvatore Brugaletta, direttore generale dell’Asl Cn1: “Vorrei fare anche io delle suggestioni e un sogno. Il Santa Croce è  ospedale di grandissima qualità e di grande attrattività di una sanità di eccellenza. La sanità territoriale deve usicre dalla logica attuale e entrare negli spazi lasciati liberi del Santa Croce in una cittadella della salute, lasciando via Carlo Boggio e corso Francia. Penso anche a un centro integrato per le cronicità, a nuove Rsa e nuovi spazi oltre a tutto il resto. Dismettendo e capitalizzando le due sedi, già simili, a organizzazioni abitative. Ci sono spazi al Santa Croce per fare foresteria e assistenza alberghiera per chi arriva da fuori, e pensarlo anche come polo universitario non solo medico”.
Corrado Bedogni, direttore generale dell’Aso Santa Croce e Carle di Cuneo: “Quella del nuovo ospedale è una prospettiva più vicina e passi se ne sono fatti. Sono un direttore generale fortunato perché ricevo più complimenti che lamentele dai pazienti. Bisogna parlare subito della sede dismessa perché ci sono troppe aree abbandonate da troppo tempo. Il Comune deciderà ma le proposte sentite sono interessanti perché le attività sanitarie territoriali possono essere lì mentre l’ospedale deve avere sede unica, non più come ora. Sono stato direttore generale dell’Asl Cn1 e so che ci sono servizi che si devono compattare in un’unica sede anche con altre attività, senza temere la desertificazione. Per dare continuità ospedale-territorio è bene che ci sia una persona sola per Asl e Aso con unica gestione per unità di intervento tra territorio e ospedale anzi ospedali”.
Le conclusioni del sindaco di Cuneo e presidente della Provincia, Federico Borgna: “Questa deve essere la prima suggestione che arriva nell’ampio dibattitto sul futuro sanitario locale, provinciale e non solo. Stiamo organizzando si organizzazioni e di sanità dobbiamo sempre avere in mente che il centro della decisione è la persona-paziente. La scelta del luogo deve avere il malato e le persone che ruotano intorno al malato; poi la decisione deve tenere conto della valenza territoriale ampia. Qualunque sia l’area deve essere infrastrutturata, una su tutte la tangenziale di Cuneo. Oggi sarebbe compelsso raggiungere Confreria. Terzo aspetto è pensare l’area cittadina. L’ex Santa Croce nel centro storico c’è stato un contenitore vuoto per 60 anni e non possiamo pensare al riproporsi di una situazione così. Servono almeno 10 anni ma dobbiamo comprimere il tempo per seguire i bandi importanti della rigenerazione urbana. Costerà parecchio rigenerare l’area abbandonata. Dobbiamo accelerare i tempi e abbiamo solo un colpo da sparare e non dobbiamo sbagliare”.

“È l’inizio di un percorso con molte cose da approfondire” ha chiuso il direttore Bernardi.

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