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Lunedì 8 agosto 2022

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L’Arsenio Lupin dei gioielli spiega come lavorava con la banda

In tribunale a Cuneo il processo a uno dei responsabili di due furti da 600.000 euro: testimonia l'autore del colpo da 150 milioni di dollari

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Cuneo – È proseguito al tribunale di Cuneo il processo ad Antonio Defeudis, uno dei responsabili dei furti di gioielli messi a segno nel 2016 a Savigliano e Sanremo per un totale di circa 600.000 euro. A rendere famosa la banda la presenza tra loro di Leonardo Notarbartolo, autore del colpo da 150 milioni di dollari al caveau del Diamond Center di Anversa nel 2003. Insieme ai fratelli Stefano e Donato Aliano, e al figlio Marco, poi scagionato, Notarbartolo venne arrestato nell’aprile 2016 e patteggiò la pena.
Ora è stato chiamato a testimoniare contro il quarto presunto complice che ha scelto il rito ordinario, Antonio Defeudis. Ascoltato in aula dal giudice, Notarbartolo ha spiegato quale tecnica usava per scegliere le vittime dei furti: “Giravo per le oreficerie, individuavo il rappresentate e lo seguivo. Mettevamo il gps nell’auto e ogni quindici giorni lo toglievamo e ne controllavamo gli spostamenti”.
Dopo il furto a gennaio 2016, mentre il rappresentante intercettato per settimane era in sosta a Savigliano per un pasto veloce, la banda era già nel mirino degli inquirenti: erano stati i loro frequenti passaggi a Pianfei, dove abitava il commerciante, a insospettire un operaio che aveva segnalato la targa della loro auto ai Carabinieri. Per questo motivo il furto di febbraio a Sanremo fu più rocambolesco: “Mi dovetti nascondere in un garage privato perché in giro c’erano Polizia, Carabinieri e vigili. Chiamai mio figlio Marco che lavorava a Imperia. Lui non sapeva neanche che facessi il ladro. Mi ha portato dei ferri per aprire la lamiera della cassaforte nascosta nel portabagagli e per questo è stato arrestato. Mi sono sentito responsabile per averlo coinvolto”.
L’uomo ha negato di conoscere Defeudis e ha affermato che i suoi rapporti erano solo con Stefano Aliano che poi si faceva aiutare dal fratello Donato. Quando il pubblico ministero Carla Longo ha contestato al teste di non aver negato la presenza del Defeudis quando venne ascoltato in carcere nel maggio 2016, e di aver detto in quell’occasione che il bottino era stato diviso in quattro persone, Notarbartolo ha ribadito la sua posizione: “Eravamo io, Stefano e Donato. Non so chi fosse il quarto e può darsi anche che non ci fosse”. Il processo è stato aggiornato al 22 marzo per la discussione (immagine di repertorio).

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