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Martedì 24 novembre 2020

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“Sempre lei: la vecchia storia dei tamponi”

Il caso di una mamma, nome di fantasia "Fosca", che in casa con due positivi prova a districarsi tra dubbi, domande e un servizio di igiene sovraccarico di lavoro

La Guida - “Sempre lei: la vecchia storia dei tamponi”

Scrivo dal mondo della scuola, in forte sofferenza per la ripresa autunnale della pandemia, più grave per noi che in primavera, dato che allora la chiusura totale aveva creato una bella quota di analfabetismo di ritorno ma esentato da mali peggiori. Si vive in mezzo a chat di mamme che annunciano in tempo reale l’esito del tampone: Gigino negativo, Samantha negativa, accompagnandosi con faccine sorridenti. Ma sono le chat delle mamme, si sa come funzionano. Le scuole invece hanno problemi più gravi a cui pensare, e infatti stanno chiudendo classi a macchia d’olio. Non ci voleva un genio per capire che sarebbe successo, con le aule che erano rimaste quelle, e gli autobus, e i treni affollati. Siamo solo fortunati che, per ora, si verifichino pochi casi gravi. A Cuneo il virus va alla grande. L’idea di non entrare prima delle nove, alle superiori, è una pensata dell’ultimo momento adatta per lo più alle grandi città. Ma lo sanno gli esperti del governo che i pullman e i treni delle province italiane sono proprio organizzati per portare i ragazzi alle otto a scuola, e in genere nelle ore successive neppure ci sono?

Mi voglio però permettere di raccontare un caso di una mia amica. È una bestiaccia e si vede dal fatto che in casa sua ha avuto una figlia positiva (paucisintomatica, come si dice) e un marito positivo lieve, ma lei è rimasta, ostinatamente, stoicamente, negativa. Persino il virus non vuole soggiornare con lei. Questa persona, chiamiamola Fosca, dopo 10 giorni di isolamento, telefona al servizio di igiene perché doveva uscire dopo 14 giorni, ma con le nuove norme spererebbe in uno sconto di pena, 10 giorni dopo un tampone di controllo. Prova mezza giornata ad agganciare la linea e alla fine ci riesce.  Quel pomeriggio però la responsabile del servizio deve ancora fare 50 telefonate per avvertire persone positive, quindi la intima di sbrigarsi. Inizio incoraggiante.  Alla richiesta di Fosca ribatte che non sarà mai in grado di farle un secondo test, quindi si rassegni ad aspettare tutti i 14 giorni della vecchia normativa.  Fosca chiede allora se può fare un tampone privatamente. No, perché uscendo violerebbe il provvedimento di isolamento (ma se lo va a fare all’asl non lo viola?) e soggiunge: “tanto lei con due positivi in casa, sicuramente prima o poi lo diventa”. Fosca vorrebbe rispondere che se succederà cercherà di contagiarla anche per via telefonica, ma decide di contenersi perché ha una domanda di riserva: sua figlia ha avuto leggeri sintomi febbrili il due ottobre ma tampone positivo solo l’otto, con quarantena dal 11 al 25. La bimba sta benissimo e Fosca chiede se può avere un tampone alla scadenza dei 14 giorni dai sintomi e non dal provvedimento. Risposta: “E no. Sicuramente non ce la facciamo. E poi noi siamo obbligati a fare il provvedimento dalla diagnosi.” Ma quando ha fatto il test la piccola era senza sintomi già da una settimana! esclama Fosca. “Sì ma io deve applicare la legge.” Un mese di scuola perso, di vita, solo per un errore del medico di base? ”Ebbene di che si lamenta?” soggiunge la sanitaria “con la nuova normativa, in ogni caso in 21 giorni sarà libera, anche se non riusciamo a farle più il tampone. Ci sono persone che sono state 90 giorni in isolamento, lo sa?” Certo, c’è sempre chi sta peggio di noi.

Commento: la signora era sicuramente sull’orlo di una crisi di nervi per il carico di lavoro eccessivo degli ultimi giorni, o forse mesi, ma non era prevedibile che, per tracciare e testare, ci sarebbe voluto anche più personale amministrativo e non solo medico? Stiamo andando in tilt non perché mancano i kit dei tamponi, a quanto pare, ma anche perché i servizi di igiene non riescono a seguire i casi. Sono sicura che Fosca darebbe già da adesso 35 euro di un tampone eseguito privatamente per 4 giorni in più di libertà. Non le sarà concesso, starà in quarantena 14 giorni, sperando che la “gentile” signora si dimentichi di lei, per uscire alla scadenza naturale del provvedimento, senza andarsi a far mettere di nuovo un cotton fioc nel naso. Ma perché non siamo stati capaci di essere previdenti?

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