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Martedì 1 dicembre 2020

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Inaugurato il monumento a Carlo Alberto Dalla Chiesa a Saluzzo

L'opera degli artisti saluzzesi Ugo Giletta, Alessia Clema, Franco Giletta, Lorenzo Griotti, Anna Panacci Valla e Guido Palmero

La Guida - Inaugurato il monumento a Carlo Alberto Dalla Chiesa a Saluzzo

Saluzzo – In una assolata domenica, ieri è stato inaugurato il monumento dedicato al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, nato a Saluzzo proprio cento anni fa il 27 settembre 1920, barbaramente trucidato in un agguato di mafia a Palermo il 3 settembre 1982 quando era comandante della legione carabinieri di Palermo, assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro ed all’agente di polizia della scorta, Domenico Russo. Opera collettiva di sei grandi artisti saluzzesi ( Ugo Giletta, Alessia Clema, Guido Palmero, Lorenzo Griotti, Franco Giletta e Anna Panacci Valla) che hanno lavorato gratuitamente, il monumento altro 4 metri ora fa bella mostra nella centrale piazza Garibaldi dietro al Duomo.
“Un monumenro alla vita più che alla memoria che ci ricorda di non dimenticare” così ha introdotto la giornata il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoli, alla presenza del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Giovanni Nistri, il figlio di Carlo Alberto dalla Chiesa, Nando, il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco di Parma (luogo di origine della famiglia ma Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo perché il padre Romano era carabinieri alla stazione di Saluzzo), Federico Pizzarotti, il vicepresidente della Provincia di Cuneo Flavio Manavella.
Proprio il generale Nistri ha voluto sottolunerare “l’insegnamento e l’integrità morale di Carlo Alberto Dalla Chiesa” così come il ministro Guerini il suo ruolo di “uomo delo Stato, che ha sacrificato la sua vita per lo Stato”.
Commovente il ricordo del figlio Nando Dalla Chiesa che ha voluto sottolineare la “lotta quotidiana contro ogni falsità, ogni sopruso, ogni mafia. Quando mi si chiede oggi cosa si può fare contro la mafia, bisogna far si che la propria firma sia sempre credibile, mai certificare il falso, qualcosa che non è, come faceva mio padre nei vari rapporti che scriveva e che mandava alla Commissione parlamentare antimafia”.

 

 

 

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