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Giovedì 1 ottobre 2020

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Cercano un lavoro, trovano una truffa: due denunciati a Busca

Due italiani, di cui uno di origine pakistana, da tre cingalesi si erano fatti consegnare denaro per avviare pratiche e contatti

La Guida - Cercano un lavoro, trovano una truffa: due denunciati a Busca

Cuneo – Una truffa a persone che volevano “solo” trovare un lavoro e mettersi in regola con i documenti: una serie di inganni, a danno di tre uomini originari dello Sri Lanka, è stata smascherata dalla Polizia, con indagini che hanno portato alla denuncia di due persone. Si tratta di un 50enne italiano residente a Busca e un 30enne italiano di origine pakistana (residente a Cairo Montenotte ma di fatto stabile a Busca): la denuncia è per truffa aggravata. Le vittime sono braccianti della frutta di origine cingalese, legati da parentela.
La vicenda è avvenuta nell’estate 2019 e si è conclusa in queste settimane, ma ha origine da contatti scattati due anni fa, con uno dei cingalesi che aveva il contatto del 30enne e grazie a lui aveva trovato un’opportunità di lavoro. Quando poi si è trattato di aiutare altri connazionali che volevano lavorare come bracciati della frutta, si è nuovamente rivolto a lui, che ha fornito un nuovo recapito e il nome di un certo “Daniele”, con cui mettersi in contatto per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno e tutte le altre incombenze. Per realizzare tutto questo, però, sono stati chiesti 2.500 euro, come “prestazione” per seguire i tre casi. Tra maggio e luglio dello scorso anno, i contatti sono stati prima intensi e poi sempre più radi e difficili: alle richieste di chiarimento dei cingalesi venivano presentate come motivazioni le lungaggini burocratiche e una serie di complicazioni, finché all’invio via Whatsapp di documenti (risultati poi contraffatti) venivano richiesti altri 200 euro per ciascuno dei tre soggetti. Qualche settimana dopo – ancora senza novità mentre la stagione della raccolta della frutta volgeva a termine, rendendo quindi impossibili occasioni di lavoro – uno dei tre ha chiesto un incontro chiarificatore, finché lo ha ottenuto. Alla richiesta di restituire il denaro, il 30enne ha prima resistito ma poi ha ridato all’uomo 200 euro, insieme a un foglio con la “promessa” di restituire tutto. La moglie dell’uomo si è poi informata, scoprendo che in Prefettura non c’era alcun documento e che le immagini ricevute erano di pratiche “taroccate”. Nelle scorse settimane sono scattate le segnalazioni e i poliziotti sono riusciti a risalire ai due, che sono stati riconosciuti dalle vittime. Dei soldi però, a quanto risulta finora, nessuna traccia.

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