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Mercoledì 12 agosto 2020

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Il nuovo ospedale deve stare in centro: aperto in una città aperta

Il dibattito sul futuro dell'ospedale di Cuneo che si è tenuto alla Birrovia organizzato da Cuneo per i Beni Comuni

La Guida - Il nuovo ospedale deve stare in centro: aperto in una città aperta

Cuneo – Ospedale unico dopo il Covid a Cuneo. Di questo si è parlato nell’incontro organizzato dal gruppo consiliare Cuneo per i Beni Comuni alla Birrovia alla vecchia stazione di Gesso. Una buona partecipazione di pubblico per discutere del futuro dell’ospedale di Cuneo. E la proposta del gruppo “sposa” decisamente la scelta del recupero e dell’ampliamento del Santa Croce in centro città, piuttosto che il Carle di Confreria.

“La dimissione di una delle due sedi – ha detto nell’introduzione Ugo Sturlese, consigliere comunale e anche ex primario del Santa Croce – La Commissione speciale del Consiglio comunale ha lavorato indicando che qualunque scelta non doveva escludere una delle sedi attuali. È passato un anno e non si è fatto più nulla. Certo è che le dimissioni di un ospedale come il Santa Croce  comporterebbe conseguenze molto gravi e bisogna considerare le ricadute urbanistiche e sociali per la città. La nostra scelta sul Santa Croce parte dalla considerazione che è bene cominciare e partire di qui dalla consistenza dell’attuale ospedale che è di 75.000 mq già attuali e integrati per un ospedale che si progetta di 90.000 mq per 650 posti letto”.

A presentare quello he viene definito un metaprogetto, o meglio un’idea progettuale è l’architetto Angelo Bodino, che ha lavorato alla suggestione con i colleghi Elio Nasetta e Paolo Luciano. Gli architetti sono partiti dall’analisi dell’ospedale modello di Veronesi e Renzo Piano del 2003 partendo da due aspetti umanità e socialità. “Un ospedale vero deve essere integrato con il territorio – ha detto Bodino -, aperto in una città aperta, a misura di uomo per valorizzare l’utente e la cura. L’ospedale Santa Croce ha già 75 mila mq di superficie e il modello ottimale 90 mila mq per 650 posti. Il Carle ha a disposizione 115 mila mq ma se si calcola l’urbanizzazione il Santa Croce grazie ai trasporti (treno, bus), la rete di integrazione cittadina, gli alberghi, i bar, gli uffici ha dal punto di vista spaziale un’area uguale di 116.000 mq. Al Santa Croce l’insieme delle aree du superficie territoriale con i servizi intorno è pari al Carle. Essenziale differenza tra i due ospedali: il Carle è una struttura vincolata dunque sotto i pareri delle Soprintendenze con tempi lunghi, il Santa Croce no. Se pensiamo a costruire due strutture veloci da costruire di 15.000 mq una più bassa e una più alta di sette piani con giardino pensile, entrata da via Bassignano, con il criterio poi dello svuoto e riempio un fabbricato per volta,  cioè costruisco le parti nuove metto quello che c’è svuotando un edificio per volta e sposto le attività, tutti si ristruttura senza dare fastidio a utenti e lavoratori perché sono interventi assolutamente interni e isolati. Ci sono a disposizione Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto e anche l’Inps che hanno potenzialità enormi. Una parte della piazza diventa parcheggio multipiano solo per l’0spedale. L’intervento antisismico è relativamente facile. Abbandonare il Santa Croce è un disastro urbanistico, sociale e commerciale”

Tecnico l’intervento di Nasetta sulla possibilità del rendere antisismica una struttura in cemento armato degli anni Sessanta con una serie di possibilità di interventi non difficili.

Dopo i progetti la parola è passata ai medici. Bruno Favilla, segretario del sindaco aziendale Anaao è stato chiaro: “Cuneo ha un rapporto fortissimo con il suo ospedale, noi cuneesi siamo fortunati. Pensiamo all’ospedale unico nella prospettiva medio-lunga ma intanto c’è stato il Covid e cambia tutto. L’ospedale del futuro è molto legato a quello che facciamo oggi, percorsi, spazi, connessione, sono tutte cose collegate. In questi anni abbiamo perso un po’ di immagine e visibilità. Riprendiamoci partendo dalle persone e dalla qualità del lavoro”.
Gli fa eco il collega Ernesto Principe: “Con le emergenze attuali un ospedale unico è difficile. Manca il personale bisogna potenziare risorse umane, paghiamo scelte scellerate del passato. L’ospedale nuovo va bene ma si deve continuare a far funzionare bene l’ospedale sempre anche mentre si costruire il nuovo”
Proprio al primario dell’emergenza Giuseppe Lauria, è toccato spiegare nel dettaglio l’emergenza vissuta: “Il Covid è stata sfida organizzativa unica. A noi interessa come l’ospedale nuovo viene fatto non dove. A partire dal pronto soccorso. Ma i medici dell’emergenza stanno sparendo, 1500 medici d’urgenza mancano in Italia”.
Luciana Toselli, consigliere comunale ed ex medico del Santa Croce ha precisato: “La pandemia ha dato dimostrazione delle carenze che già sapevamo, una medicina del territorio inefficiente e le difficoltà delle case di riposo che non hanno visto più un medico di base dall’inizio di marzo”.

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