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Venerdì 3 dicembre 2021

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“Altroché Cura Italia è Chiudi Imprese”

Piero Sassone imprenditore cuneese del settore della ristorazione scrive una lettera aperta al Governo e dichiara "porto i libri in Tribunale"

La Guida - “Altroché Cura Italia è Chiudi Imprese”

Saluzzo – Piero Sassone imprenditore cuneese del settore della ristorazione scrive una lettera aperta al Governo e dichiara “porto i libri in Tribunale perché questo non è Cura Italia ma Chiudi Imprese”. Sassone, conosciuto in provincia e in Piemonte non solo per la sua atti età di ristorazione ma anche per i suoi incarichi,  è stato presidente degli albergatori della Provincia di Cuneo, vice presidente di Confcommercio di Cuneo, in giunta nella Camere di Commercio di Cuneo e di Torino e più volte consigliere comunale a Saluzzo e consigliere provinciale esprime tutta le difficoltà del settore in un appello al premier Conte specie per l’allungamento della cassa integrazione.

Sono un imprenditore cuneese del settore della ristorazione e vorrei lanciare un appello attraverso il suo stimato giornale per ricordare al premier Giuseppe Conte che, lui forse non lo sa ma i miei collaboratori – stimati professionisti appassionati del loro lavoro – mangiano, pagano le bollette e portano i propri figli alle visite mediche anche nei mesi di giugno, luglio ed agosto.Lo voglio ricordare, perché forse questo particolare è sfuggito al premier. Giusto il bonus vacanza, ma se il 13 giugno il governo blocca la cassa integrazione per poi rimetterla – almeno così dichiara il governo – a settembre, dubito che qualcuno usufruirà dei vantaggi sulle vacanze in Italia. Senza stipendio per tre mesi, dubito addirittura che qualcuno dei miei collaboratori abbia ancora la possibilità economica per vivere in maniera dignitosa.

Visto l’ambito nel quale lavoro, oltre alle mille problematiche nate da questo post-Coronavirus, da alcuni giorni questa gestione del tutto irresponsabile da parte del nostro governo, di quello che dovrebbe essere un piano per la ripresa economica, mi fa venire i brividi.
Nel mio istituto, la scuola internazionale di alta cucina ItalianCulinary Institute for Foreigners – ICIF, con sede a Costigliole d’Asti – una quindicina di collaboratori rischiano di restare senza stipendio ed io rischio di buttare al vento anni di sacrifici e di lavoro appassionato, chiudendo questa bellissima esperienza che rende famoso il nome dell’Italia in tutto il mondo, portando i libri in tribunale. Dal 9 marzo tutte le attività sono bloccate, i corsi che sarebbero dovuti partire nei mesi primaverili sono stati annullati, non ci sono state entrate e non sarà possibile averne fino alla riapertura, che si ipotizza intorno a settembre. Forse.
La maggior parte dei nostri clienti proviene soprattutto dall’estero, specialmente da America Latina ed Asia, pertanto l’attivazione dei corsi va programmata in anticipo e diventa difficile con la situazione mondiale che stiamo vivendo, per i blocchi aerei e le restrizioni in merito ai viaggi imposte da numerosi Paesi.

Durante la  prima fase di emergenza il nostro Istituto ha utilizzato la cassa integrazione prevista dal governo, attiva però solo fino al 13 giugno, dopo tale data non sono previste altre misure. L’INPS, solo a fine maggio, ha erogato in un’unica soluzione le mensilità di marzo e aprile, con un notevole ritardo che è pesato sui bilanci familiari dei dipendenti.
Forse potremo usufruire nuovamente della cassa integrazione per 4 settimane da settembre, ma come si fa per giugno, luglio ed agosto? Dalle banche non abbiamo risposte e con il divieto di licenziare – ma anche la ferma volontà a non volerlo fare -, come possiamo andare avanti?

Resta la dura consapevolezza che da metà giugno in poi non ci saranno più sostegni previsti dal governo e che ICIF non potrà pagare gli stipendi dei dipendenti, in quanto non avendo clienti non haentrate.
Pertanto da metà giugno fino ad agosto non sarà possibile garantire un reddito per ciascun membro dello staff.
Realtà come l’ICIF in tutta Italia, ce ne sono molte e sono state completamente dimenticate dal governo.

Una dimenticanza imperdonabile per chi ci governa, che porterà tutti noi a dichiarare fallimento. E quando un imprenditore chiude, con lui fallisce anche un pezzo del tanto decantato “Sistema Italia”.

Cordialmente, Piero Sassone

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