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Mercoledì 17 agosto 2022

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Da cento anni lo stambecco è ritornato sulle Alpi Marittime

Il 21 marzo è il centenario dei primi rilasci, oltre un secolo dopo l'estinzione. Fu Vittorio Emanuele III a portare dal Gran Paradiso nella Riserva di caccia di Valdieri-Entracque l’ungulato simbolo delle Alpi

La Guida - Da cento anni lo stambecco è ritornato sulle Alpi Marittime

Cuneo – È stato nel primo giorno di primavera di 100 anni fa che lo stambecco è tornato sulle Alpi Marittime.
Da tanto tempo, le sue lunghe corna ricurve, la sua sagoma massiccia, insospettabilmente leggera e agile, erano scomparse dalle creste rocciose dalla Valle Gesso. Probabilmente nessun valligiano dell’epoca aveva mai visto quel grande ungulato dal piede caprino, dalla barba mefistofelica e gli occhi fiammeggianti. Facile preda dell’uomo, sin dalla preistoria – in alcune grotte abitate dall’uomo i resti, dell’ungulato raggiungevano il 90% del totale -, con il perfezionamento e la diffusione delle armi da fuoco, la Capra ibex fu tra le prime specie a scomparire per mano umana da buona parte delle nostre Alpi, precorrendo la sorte toccata in seguito alla lince, al lupo, al gipeto… classificati “nocivi”. Ma quella dello stambecco è una storia a parte, pioniera delle moderne operazioni di reintroduzione faunistica.
Nell’Ottocento l’ungulato era stato sterminato su quasi tutto l’arco alpino. Si salvò dall’estinzione sulle montagne della Valle d’Aosta grazie a provvedimenti di tutela (Regie patenti del 1823) e alla creazione della Riserva reale di caccia del Gran Paradiso da parte di Vittorio Emanuele II del quale sabato 14 scorso vi è stato il bicentenario della nascita. Il “Gran cacciatore” riservò a se stesso e a pochi intimi il privilegio degli abbattimenti di stambecco come testimonia un trafiletto su La Sentinella delle Alpi (16 luglio1875) “Valdieri – Domani il re lascia il castello di Sant’Anna per recarsi in Valle d’Aosta alla caccia degli stambecchi”. Ad ogni buon conto va considerato che il sovrano “graziò” un certo numero di stambecchi e impedì la scomparsa della specie dalla faccia della terra. Così, a inizio Novecento, all’ombra del Gran Paradiso sopravvissero circa un centinaio di esemplari. E figli di quel centinaio sono tutti quelli che ora popolano l’intero arco alpino, dalle Marittime alle Giulie.

La reintroduzione dello stambecco in Marittime
A portarli da noi fu Vittorio Emanuele III, il 21 marzo 1920, che insieme alla corona, aveva ereditato anche le sue riserve di caccia tra le quali quella di Valdieri-Entracque. A oltre un secolo dall’estinzione dalle Marittime con un autocarro, direttamente dalla Valle d’Aosta, arrivarono due stambecchi maschi di 14 e 11 anni e due femmine di 5 e 3 anni. I guardiacaccia li liberarono sulle montagne di San Giacomo di Entracque, si racconta, trasportandoli a spalle nelle regioni Ciamberline e Valletta della Barra. Il 19 aprile, sempre nella zona, fu rilasciato un altro maschio di 9 anni ma a distanza di pochi mesi gli animali furono trovati morti, salvo uno che risultò disperso. Si tentò ancora il 15 ottobre con esemplari più giovani, due maschi e una femmina che vennero tenuti insieme a cinque capre fino alla primavera per il rilascio, ma la stambecca nel frattempo morì. I tentativi continuarono per anni. Nel 1927, per la prima volta, le guardie del re osservarono quattro giovani stambecchi nati in libertà. Un buon segnale ma azioni di bracconaggio e la mortalità elevata richiesero altre reintroduzioni dalla Valle d’Aosta che nel 1933 arrivarono al totale di 25 capi.
Nel 1935 nelle Marittime risultava la presenza di 11 stambecchi, ma a ogni censimento successivo i numeri crescevano arrivando a 57 nel 1938, tra i quali furono osservate otto femmine gravide. L’anno seguente le condizioni meteo non consentirono un conteggio affidabile e negli anni della guerra la popolazione non fu più monitorata. Solo nel dopo guerra, con l’istituzione del Consorzio di caccia Valdieri-Entracque, ripresero i censimenti che raggiunsero il miglior risultato di sempre nel 1972 con 560 individui.
Nonostante l’espansione demografica, lo stambecco manifestò la sua indole di “bugia nen” diffondendosi solo nella zona delle reintroduzioni reali nei pressi del gruppo Gelas-Maledia-Clapier spingendosi al più fino all’Argentera. E qui non possiamo non riportare un divertente fatto di cronaca del 1926, riportato sulla Sentinella delle Alpi. Il 13 luglio, il segretario comunale di Entracque e la guida alpina Michele Castellano, durante l’ascensione, a oltre 3.000 metri, s’imbatterono in uno stambecco che non accennava a scappare. I due con una manata di sale – perché l’avessero al seguito non è riportato nell’articolo – lo catturarono e lo portarono a Entracque (distante minimo 5 ore di cammino) consegnandolo al guardiacaccia del re Guglielmo Giordana che a sua volta lo condusse a San Giacomo.
L’Argentera rimase per molto tempo un limite geografico insuperato per la popolazione di stambecco che, invece, negli anni Cinquanta iniziò a fare le sue comparse, in periodo estivo, nella Riserva di caccia del Mercantour (Francia) e più tardi in Valle Stura. La svolta arriva nel 1986 con l’operazione stambecco condotta dal Parco delle Alpi Marittime (in quegli anni Parco Argentera). Alcuni animali vengono catturati al gias Isterpis (a metà strada tra San Giacomo e il rifugio Soria), trasportati con l’elicottero e rilasciati nel massiccio del Monte Matto. Un intervento che di lì a poco si rivelerà un successo per l’espansione della specie su tutto il territorio. L’anno seguente il progetto continua e alcuni capi sono concessi al Parc national du Mercantour che li liberò nella zona del Col de la Cayolle. Ancora nel 1989 altri animali da San Giacomo prendono la strada della Francia e poi, per diversi anni, le Marittime “esportano” stambecchi contribuendo al ripopolamento dell’intero arco alpino dalle valli cuneesi, all’Adamello, al tarvisiano. Operazioni simili sono fatte anche da altre aree protette e oggi l’effettivo della popolazione alpina è stimato in circa 55.000 esemplari. Migliaia di capi che originano da quel nucleo di 100 animali sopravvissuto a inizio Novecento nel Gran Paradiso. Quella delle Marittime, oggi di circa 800 capi, è il probabile frutto di tre maschi e altrettante femmine. Tutto ciò – in genetica le forti contrazioni di popolazione sono definiti “colli di bottiglia” – ha portato a un impoverimento del patrimonio genetico della specie che ne riduce le capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, ad esempio quelli provocati dalla crisi climatica in atto, e di resistenza a eventuali malattie.
Lo stambecco ha rischiato l’estinzione a causa di una caccia forsennata, poi “in corner” l’uomo lo ha salvato, ma sulla specie incombono nuove minacce che per la sua conservazione a lungo termine richiedono una gestione attenta e coordinata a livello alpino.

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