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Martedì 11 agosto 2020

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“Niente bacchetta magica, ma il Vangelo”, la sfida lanciata da don Michele Falabretti al convegno dei giovani

Il direttore del servizio nazionale di pastorale giovanile ha concluso i lavori sabato 7 febbraio, ora è il tempo delle comunità

La Guida - “Niente bacchetta magica, ma il Vangelo”, la sfida lanciata da don Michele Falabretti al convegno dei giovani

Cuneo – “Non è il tempo della bacchetta magica, ma il tempo di tornare al cuore dell’esperienza cristiana. Una comunità che fa della fraternità il centro del vivere e sa che le nuove generazioni possono crescere tirando fuori la propria umanità”. Un passaggio delle provocazioni lanciate da don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale Giovanile, intervenuto nel pomeriggio di sabato 8 febbraio nel centro incontri della Provincia di Cuneo a conclusione del convegno dei giovani “Dare casa al futuro”. Venerdì 7 era intervenuto il filosofo Silvano Petrosino (clicca qui).

“Ci troviamo di fronte a un tempo che è nuovo – dice Falabretti -, diverso. Sse crediamo di affrontare questo tempo pensando che in due giorni ci possano bastare, non possiamo concentrarci sui passi da fare. Torniamo a casa sapendo che quello che facciamo oggi è un troppo poco necessario”. Falabretti ha usato l’immagine del mare in tempesta. “Ci troviamo di fronte al mare aperto e il mare è in tempesta, con tutti i suoi cambiamenti. La novità dei cambiamenti deve fare riflettere la Chiesa, anche se c’è da duemila anni. Il conto è arrivato. Un mare aperto agitato e non navigabile. Noi possiamo fare due cose: prendere la tavola e andare sulle onde. Chi impara a farlo, prende qualche botta di faccia, ma diventa abile e si diverte. L’alternativa è fare castelli di sabbia in spiaggia, stando fuori”.

Don Falabretti ha detto che in Italia c’è una tentazione: correre verso la soluzione più veloce. La pastorale giovanile come operazione di marketing, che cerca le esperienze che funzionano e le mette in pratica. Il rischio è immaginare la vita della Chiesa come un luogo dove buttare i migliori prodotti. La pastorale, invece, è una comunità che impara a pensarsi.
Per farlo ha dato quattro indicazioni.
Per primo “Dobbiamo imparare a saper fare meglio – continua. Dobbiamo alzare le competenze. Imparare a fare rete.
Il secondo è uno sguardo amorevole, ma non compiacente, che lascia andare tutto, ma uno sguardo che vuole bene e dà la vita. Un buon educatore c’è e si vede, è presente, sa ascoltare.
Il terzo è pensare la vita come una chiamata. Il sacerdote ha detto che “la vocazione è imparare insieme, la vita felice non è quella dell’uomo che si è fatto da solo, ma quella di un uomo che ha ricevuto un dono”.
L’ultima è la vita della comunità. Dal sinodo è emerso che “la liturgia parla poco – dice don Falabretti – e a volte i preti celebrano male e predicano peggio. Dobbiamo rivedere il nostro modo di celebrare, come le nostre esperienze di annuncio. Raccontare qualcosa richiede più competenza”.

Cogliamo le provocazioni

“Saper cogliere le provocazioni – ha detto il vescovo Delbosco – che ci sono state date. Dobbiamo lasciarle sedimentare, tutto questo non può essere un caso. Mi aspetto molto da questo convegno, ma soprattutto aspetto voi come persone. Perché l’esperienza di questi tre giorni è un inizio di un cammino verso la direzione di una Chiesa unita tra Cuneo e Fossano”.

Fare il primo passo

“Di qua inizia qualcosa di nuovo – dice don Carlo Occelli, direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile di Cuneo. Vi chiederemo di lavorare insieme alle comunità adulte. Da qui ripartiremo per rilanciare alle nostre comunità. Qualcosa di nuovo e di semplice. Come si fa ad iniziare? Facendo il primo passo. Un passo è quello spazio che intercorre tra un momento di equilibrio e l’altro. Ma in questo momento c’è uno squilibrio. Lo abbiamo sperimentato da bambini. Ci sosteneva la presenza della mamma e del papà che volevano che camminassimo con le nostre gambe. Osiamo il tempo degli squilibri. Iniziamo da un passo sicuri che qualcuno ci guarda e desidera che camminiamo”.

I giovani partecipanti hanno poi discusso in gruppo sulle provocazioni lanciate.

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