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Giovedì 27 febbraio 2020

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Un 80enne assolto dall’accusa di circonvenzione di incapace

Aveva aiutato un cugino colpito da ictus e la moglie di lui, le spese erano tutte giustificabili

La Guida - Un 80enne assolto dall’accusa di circonvenzione di incapace

Cuneo – Si è concluso con un’assoluzione il processo per circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita in cui era imputato A. L., pensionato 80enne, accusato di essersi approfittato del cugino ricoverato per alcuni mesi prima a Caraglio e poi a Busca in seguito a un ictus. Nel periodo che va da settembre a novembre 2017 era stato A. L. a occuparsi di tutte le incombenze pratiche e di tipo amministrativo del cugino e della moglie, anche lei ricoverata nelle stesse strutture.
In particolare A. L. era accusato di aver fatto pressioni sul cugino al fine di ottenere la delega a operare sul suo conto corrente e per aver cercato di farsi nominare erede, insieme alla figlia, dei beni dell’uomo. Secondo l’accusa sostenuta dalla dottoressa Chiara Canepa, non c’è dubbio che A. L. avrebbe approfittato dello stato di malattia del cugino per ottenere vantaggi economici; avrebbe operato vari prelievi col bancomat del cugino e, a parte i soldi spesi per le necessità dei due coniugi, alcune somme non erano giustificate. L’elemento più importante sarebbero state le pressioni esercitate su L. L. per farsi nominare erede: secondo l’accusa A. L. si sarebbe recato più volte, in orari serali o notturni presso le strutture dov’era ricoverato il cugino per costringerlo a farsi nominare erede. Tesi che, secondo l’accusa, sarebbe dimostrata anche dall’attivazione delle pratiche per essere nominato amministratore di sostegno o presso la banca per poter operare sul conto del cugino malato. Tentativo di circonvenzione bruscamente interrotto dall’intervento di altri nipoti di L. L. e per il quale l’accusa ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di 6.500 euro di multa.
Per l’avvocato Luca Martino, difensore di A. L., nessuna prova della circovenzione è stata provata in aula, dove anche il medico consulente dell’accusa ha semplicemente parlato di un disturbo neurocognitivo lieve dovuto all’ospedalizzazione ma che, come dichiarato da infermieri, operatori sociosanitari e badanti, non impediva a L. L. di formulare pensieri lucidi e coerenti, tanto che venne archivata anche la richiesta di amministrazione di sostegno.
Le spese sostenute erano tutte giustificabili, tanto che anche le nipoti, da quando presero in gestione i due coniugi, utilizzarono le stesse somme di denaro che aveva a suo tempo speso A. L. per le esigenze dei due coniugi.
Le perizie calligrafiche dimostrarono che i due testamenti non erano stati scritti dall’imputato e L. L., ascoltato in incidente probatorio, non disse mai che fu costretto a scrivere i testamenti perché il cugino gli aveva detto che altrimenti non lo avrebbe più aiutato. Fatti e dichiarazioni che per la difesa giustificavano la richiesta di assoluzione, accolta dal giudice.

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